L'inaugurazione della nuova casa missione a Ketapola

Lo scopo principale del viaggio di quest'anno era l'inaugurazione della nuova casa missione a Ketapola, un villaggio a 5 chilometri da Elpitiya, piccolo paese della diocesi di Galle, nel sud dell'isola.
L'idea di istituire questa nuovo centro missionario era nata due anni fa su sollecitazione degli operatori salesiani, coi quali abbiamo stretti rapporti di collaborazione ormai da parecchi anni e in numerosi progetti.

Padre Giuseppe Giaime, loro delegato, ci aveva sollecitato ad andare ad Elpitiya e a portarvi delle suore che potessero aiutare il parroco padre Felix, salesiano, in un intensa opera sociale e di evangelizzazione.
La sua parrocchia copre un territorio enorme dove gravitano circa trecentomila persone: di queste solo qualche migliaio sono cristiani, la stragrande maggioranza di etnia singalese è Buddista, ma vi è anche una consistente presenza Indù tra la popolazione Tamil.

Un tempo in queste terre lavoravano i padri Gesuiti, che avevano anche una loro scuola. Ma, a causa della crisi vocazionale nella congregazione e della confisca della scuola da parte del governo che imponeva l'istruzione dei giovani saldamente legata allo stato, erano stati costretti dalla loro casa madre a lasciare le parrocchie. I pochi cristiani del posto si erano di colpo trovati orfani, senza più sacerdoti che portassero loro la parola di Dio e il conforto dei sacramenti.

Il vescovo di Galle, mons. Joseph Elmo Perera, nella cui diocesi si trova Elpitiya, aveva chiesto ai salesiani di occuparsi della parrocchia e loro hanno accettato. Ormai sono insediati là da quattro anni e, grazie alla loro presenza, alcune migliaia di cristiani hanno ritrovato un sicuro punto di riferimento. Molto significative e confortanti sono state le centinaia di nuove conversioni dell'anno scorso.

Capiamo la felicità del vescovo quando, in supporto all'azione dei salesiani, gli abbiamo proposto la creazione di una nuova missione in cui fossero presenti stabilmente almeno tre suore. Ci ha subito offerto il terreno di un'intera collinetta a Ketapola, dove, già da cinquant'anni esisteva una chiesa dedicata a santa Lucia, ma che da tanto tempo era in disuso. Proprio lì accanto abbiamo deciso di costruire la nuova casa.

Nel periodo Natalizio 1997, insieme con la generale delle suore, madre Andreina Cimmino, eravamo ritornati nello Sri Lanka a formalizzare gli atti necessari per l'acquisizione in uso del terreno e per poter costruire la nuova casa. Nel Luglio 1998 erano iniziati i lavori con la posa della prima pietra. Il 14 Agosto 1999 finalmente abbiamo celebrato l'inaugurazione ufficiale.
Il vescovo di Galle ha sempre voluto essere presente a tutti questi momenti significativi.

Fin dall'inizio ci siamo preoccupati di dove raccogliere i fondi, e di fronte alle inevitabili difficoltà ci incoraggiava la convinzione della necessità dell'opera e la frase che ci ripeteva spesso un salesiano: " Se il Signore vuole un'opera, vedrete che riuscirete a realizzarla ".

Abbiamo così mobilitato a Giussano il Gruppo Missionario, i giovani dell'Oratorio, gli Alpini, le Acli, le numerose altre associazioni locali e i numerosi amici e benefattori che ci seguono da tempo in questo genere di iniziative. Abbiamo organizzato insieme, durante la festa patronale di Ottobre 1998, la "mega" cena sotto il tendone a cui hanno aderito circa cinquecento persone. Alcune scuole e asili si sono impegnate con lavoretti fatti dai bambini o organizzando marce di solidarietà. L'amministrazione comunale ha voluto dare il suo contributo per l'acquisto della cucina. Anche amici di altri paesi si sono dati da fare con iniziative lodevoli. Dobbiamo inoltre ringraziare tante singole persone, a volte sconosciute, che hanno contribuito come potevano perché il progetto divenisse realtà. Non vogliamo dimenticare anche il contributo di 40.000 dollari dati per questa opera dal Vaticano attraverso la Congregazione per la propagazione della Fede.

Il 14 Agosto 1999 c'è stata la festa solenne dell'inaugurazione ufficiale: erano presenti il vescovo, numerosi sacerdoti della diocesi, rappresentanze delle varie congregazioni di suore che lavorano nelle parrocchie vicine, tutte le suore "Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore" presenti in Sri Lanka, ma soprattutto erano presenti numerosissimi gli utenti di questa nuova casa: le famiglie di cristiani sparsi per il territorio circostante, venute anche a piedi da villaggi distanti molti chilometri, i poveri di qualsiasi religione e numerosi bambini.

La nuova missione è strutturata attualmente con un centro nutrizionale per l'educazione igienico alimentare, un dispensario medico per l'aiuto ai bisognosi di cure e la distribuzione oculata dei farmaci, un asilo per bambini poveri, che si trasforma nel pomeriggio in una scuola di taglio e cucito e alla sera in un centro di incontri. Insomma un centro polifunzionale. Al piano superiore c'è la casa delle suore.

Siamo stati felici nel vedere la chiesa rivitalizzata, dopo tanti anni di abbandono; ci siamo profondamente emozionati nel sentire il suono dell'unica campana, da troppo tempo silenziosa.
Sul vecchio altare, completamente spoglio, è stata ora messa una grande croce con inchiodato un Cristo in legno opera di un artigiano giussanese.

La storia di questa croce merita qualche riga. Voluta dai componenti del Gruppo Missionario, è stata realizzata da un artigiano intagliatore, il signor Ernesto Parravicini. Il Cristo sbozzato dal legno è alto circa un metro e venti, ha un'apertura di braccia che raggiunge il metro e dieci. Nella sua forma è una copia di quello presente nella chiesa dell'oratorio di Giussano.
La sua realizzazione è stata possibile anche grazie alla generosità di benefattori locali.
Dopo la presentazione alla comunità giussanese in una messa domenicale, in cui è stato benedetto dal parroco don Franco, ed essere stato esposto per tre giorni nella basilica del paese, il crocefisso è partito con lo stesso aereo con cui Giuliano è andato in Sri Lanka. Ma a Colombo, per un disguido, non è stato scaricato. Ed è iniziata la sua vera e propria "Via Crucis" durata ben 11 giorni. Da Colombo è andato a Male nelle Maldive, da qui a Parigi, poi a Roma, indi a Francoforte, dove lo hanno messo nel bunker contro gli esplosivi, poi di nuovo in un paese arabo, quindi di nuovo a Francoforte, dove è stato rimesso nel bunker contro gli esplosivi, poi mandato a Singapore e finalmente a Colombo. Ora giace fermo sull'altare della chiesa di Ketapola, destinazione per la quale era stato fatto. Il vescovo, nel benedire la croce, ha detto che per questo crocefisso ci saranno molti miracoli: speriamo. In fondo lo abbiamo voluto e portato là perché il richiamo dell'immagine del Cristo in croce, spingesse tutti a compiere il bene secondo i progetti di Dio Padre.

 

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