La festa dei lavoratori nell'anno del giubileo
- di Raffaello Ciccone
Quest'anno abbiamo celebrato il 1° Maggio a Roma nella cornice e nello
spirito del Giubileo e nessuno più di Giovanni Paolo II era all'altezza di
questo incontro con il mondo travagliato del lavoro, sia nell'occidente
industrializzato che nella realtà dei poveri di oggi. La sua enciclica "Laborem
exercens" è stata letta come "il vangelo del lavoro" e continua
ad essere un riferimento cristiano importante anche a distanza di circa 20 anni.
Ritrascrivo queste note che ho pubblicato anche su Milano Sette poiché possono
essere interessanti per una riflessione sull'incidenza che il giubileo può
avere nella vita del mondo del lavoro oggi.
Che cosa è stato il 1° maggio? E che cosa può significare oggi per i
credenti?
E il giubileo? Che cosa porta, quest'anno di nuovo al primo maggio,
ovviamente per i credenti?
Il 1° Maggio allora, mentre ci ha fatto ricordare la ricerca e la lotta in
solidarietà per i diritti, ci ha riportato ad un futuro che sarà sempre
diverso, dove si mescoleranno le razze come si sta globalizzando l'economia e la
pace si reggerà sul rispetto dei diritti di ciascuno, di ciascuna persona. Il
Signore ci chiama a far parte di una famiglia in cui ci dovremmo riconoscere
come "fratelli e sorelle". Il giubileo dei lavoratori è stata la
scoperta di una scommessa che Gesù ci chiede: offrire la solidarietà ad ogni
lavoratore perché sia riconosciuto nei propri fondamentali diritti di persona.
Il 1° Maggio è diventato allora la festa per tutti i popoli passando anche
attraverso coloro che non hanno lavoro, riconoscimento e valore.
E' possibile che qualcuno scopra una solidarietà ed una condivisione per
tutti i poveri? E' possibile che qualcuno si possa battere perché anche gli
esclusi possano cantare? E' possibile che la "lieta novella" possa
veramente far lieti gli oppressi e i diseredati?
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