Ma chi è stato Giuseppe Dossetti? 

Data la complessità, anche inquieta e tormentata, della sua figura e della sua parabola, l'ardua contradditorietà della transizione storica in atto, la molteplice varietà dei fronti d'impegno, c'è chi - della sua fisionomia e della sua eredità - sottolinea il costituente, chi il politico, chi il riformatore, chi il monaco, con ulteriori ampi spettri di accentuazioni e sfumature.

Esiste - è stato osservato da più di qualcuno - un enigma o mistero Dossetti. La singolarità della sua biografia d'altronde spiazza ogni velleità semplificatrice: dico la biografia di un protagonista che è stato per sette anni uomo di politica e per più di quaranta uomo di chiesa, monaco e prete; e di questi quaranta, quindici sono stati di silenzio e di nascondimento; e tutti, i primi e gli ultimi, gli uni e gli altri, di intensa militanza "con Dio e con la storia", se pur in forme apparentemente diverse o addirittura alternative.

Si sta cercando soprattutto di cogliere le linee più profonde della sua traiettoria di vita e di azione, al di là e al di dentro la sequenza e l'intreccio delle scelte e dei passaggi

Forse già alcuni primi, provvisori quadri di lettura e di interpretazione cominciano a delinearsi.

Raniero La Valle, chiedendosi "qual è allora l'identità di Dossetti, qual è il profondo che non muta", risponde: "Nel profondo di questa identità non c'è Dossetti. C'è Dio. Dossetti è un uomo di Dio: totalmente afferrato da lui, liberamente preda di lui" [R. La Valle, "Il diritto: la grande scelta nel pensiero di G. Dossetti", Nuova fase, n. 3 (1997), pp. 8791]. Dossetti volle che nella liturgia delle sue esequie si leggesse il brano della Genesi nel quale Abramo si dichiara disponibile a sacrificare il proprio figlio Isacco. Questa dimensione radicale della personalità di Dossetti, uomo di fede, costituisce il livello più profondo e più alto del suo "itinerario spirituale", un capitolo testimoniale da meditare ancora con rinnovato interesse.

Lo stesso La Valle ha richiamato, congiuntamente, un secondo filo rosso della sua ricerca di discepolo e di maestro: la passione per il diritto, per il diritto in quanto organismo di difesa e promozione della giustizia: "Questo diritto, di cui Dossetti è stato ministro, è dunque un diritto che è strumento di pace e di giustizia; un dover essere che non solo è proclamato ma vuole essere effettivo; un codice normativo della convivenza che tuttavia non è fissato una volta per tutte". Di notevole interesse risulta, in questo contesto, studiare anche la ricerca e il travaglio di Dossetti per il diritto della chiesa e nella chiesa, secondo un'ecclesiologia di comunione: il diritto nella sua grandezza e nella sua miseria.

Il cardinale Martini, rievocando Dossetti, lo presenta come un profeta del nostro tempo, "con la capacità di guardare gli eventi, anche civili e politici, alla luce della fede, a partire dalla concentrazione sulla fede, com'egli diceva del suo amico Lazzati. Ciò che colpisce nella sua profezia è l'insopprimibile congiungimento tra profezia civile e profezia religiosa" [C.M. Martini, "La ricerca di Dio e del vangelo nell'esperienza di don Giuseppe Dossetti", Nuova fase, n. 1 (1997), pp. 17-24]. Il vescovo di Milano segnala tre filoni della sua profezia: l'evangelo della pace, il monachesimo come contributo alla polis, la difesa dei valori della Costituzione. E conclude: "I tre esempi che ho voluto portare sono sufficienti per cogliere una stupenda congiunzione nel profetismo di Dossetti: la congiunzione di un fortissimo senso di Dio e del vangelo con un'attenzione al presente dell'uomo e ai fatti che ne condizionano il cammino umano e spirituale" (ivi, p. 23).

Mi fermo a queste immagini e tipologie, scelte a scopo evocativo e indicativo; quasi ritratti appena abbozzati che tentano di decifrare e tratteggiare le linee di una fisionomia tanto ricca quanto ardua. Rimane vero che altri tasselli attendono una loro collocazione nel mosaico interpretativo in costruzione, per il disegno complessivo della figura dossettiana.

 

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