Speciale Giubileo

IL FOGLIO della PASTORALE SOCIALE e del LAVORO di MILANO n. 100

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Alcune premesse

1. Che cos'è il Giubileo

E' un tempo particolarmente dedicato a Dio in cui vengono richiamati i doni concessi da Dio al suo popolo: il perdono e la misericordia. Al perdono di Dio corrisponde una conversione interiore da parte dei credenti, significata anche da atti concreti di giustizia tra fratelli.

E' iniziato come una legge ebraica riferita a Mosè, con risvolti sociali ed economici ed il mondo cristiano l'ha accolto e modificato secondo le proprie esigenze religiose, come memoria dell'incarnazione del Verbo. Terminata l'epoca delle crociate, la richiesta di remissione e di perdono dei propri peccati sopravvisse nei pellegrinaggi in Terra Santa, a S. Giacomo di Compostella e a Roma. Il primo anno santo o "giubileo" risale al 1300. La cadenza divenne, prima ogni cento anni e quasi subito venticinquennale, per dare a tutti la possibilità di celebrarlo almeno una volta nella vita. Per un cristiano, quindi, è la festa, il compleanno della nascita di Gesù.

2. Il 28° anno santo

Quello del 2000 è il 28° anno santo: l'apertura dell'anno di grazia è avvenuta alla vigilia del Natale 1999. Giovanni Paolo II ha inteso l'anno giubilare come un tempo per predisporci ad iniziare il nuovo millennio con rinnovato spirito evangelico. Importante perciò è respingere ogni tentazione di esaltazione e di autocelebrazione, accentuando invece l'interesse per un sentito processo di rigenerazione, nella consapevolezza di dover trasmettere alle nuove generazioni il testimone di una fede viva in Gesù. Si tratta di ricondurre il cristiano e la sua comunità alla propria identità originale ("ritornare alle origini"), contro il pericolo di ridurre il Giubileo a puro "spettacolo".

Non è certo tempo di paure apocalittiche, ma di esame di coscienza e di progettazione del futuro. Non è della Chiesa cedere al pessimismo: Cristo non appartiene solo al passato, ma all'oggi, al domani per sempre. Da qui l'ottimismo che genera serenità e fiducia: il Regno è già presente come un seme.

Rispetto ad altri Giubilei, quest'ultimo si qualifica per una più consapevole attenzione alle questioni sociali e al problema della povertà.

3. Alcuni rischi ed obiezioni

Alcune tentazioni
Dubbi e controversie

Il giusto approccio. Tocca a noi metterci in sintonia con la Parola di Dio per andare alle radici del Giubileo biblico

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I° IL GIUBILEO NELLA BIBBIA

1. Il testo fondamentale cui si fa riferimento nell'Antico Testamento è Levitico 25,8-42

L'anno del giubileo

Conterai anche sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell'acclamazione; nel giorno dell'espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo; esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. Quando vendete qualche cosa al vostro prossimo o quando acquistate qualche cosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello.(8-14)

Riscatto delle proprietà

Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini. Perciò, in tutto il paese che avrete in possesso, concederete il diritto di riscatto per quanto riguarda il suolo. Se il tuo fratello, divenuto povero, vende una parte della sua proprietà, colui che ha il diritto di riscatto, cioè il suo parente più stretto, verrà e riscatterà ciò che il fratello ha venduto.(23-25)

Riscatto delle persone

Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria e si vende a te, non farlo lavorare come schiavo; sia presso di te come un bracciante, come un inquilino. Ti servirà fino all'anno del giubileo; allora se ne andrà da te insieme con i suoi figli, tornerà nella sua famiglia e rientrerà nella proprietà dei suoi padri. Poiché essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal paese d'Egitto.(39-42)

2. Gesù si presenta come il vero giubileo

Gesù, nel Vangelo di Luca (4,16-22), riprende e approfondisce l'anno giubilare come l'annuncio nuovo di liberazione che Dio manda attraverso Lui a tutti i poveri, schiavi e oppressi della terra.

"Si recò a Nazareth, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore". Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca".

3. Un nuovo concetto di tempo

Alcuni elementi ci possono aiutare a chiarire il senso del giubileo.

4. I pilastri dell'anno giubilare

Dio imposta nella sua legge un ordine ed un progetto che dovrebbero azzerare, per quel che è possibile, ogni segno o legame di schiavitù per riportare il popolo di Dio ad una parità di partenza (oggi diremmo: pari opportunità"). Quattro direttrici esprimono tale progetto.

Il popolo d'Israele, secondo il suo tempo e le sue usanze, cercò di combattere il predominio dell'economia, riproponendo il valore di ogni uomo creato libero da Dio. Se la storia dell'uomo spesso lo travolge nella fatica, nei debiti, nei rovesci della fortuna, nella siccità per la distruzione dei raccolti, nella malattia e nella morte, allora una legislazione corretta deve provvedere a ristabilire, per quanto è possibile, un cammino di speranza. La solidarietà di popolo deve intervenire a sorreggere e a manifestare il volto liberante di Dio per la famiglia, nel suo sviluppo e continuità di vita.

L'uomo sulla terra è "forestiero ed inquilino".

Il sentimento fondamentale dell'uomo e della donna, sulla terra, è il ringraziamento che un buon ebreo pronuncia "benedicendo Dio" per ogni azione che inizia.

Gli uomini e le donne sono degli invitati, degli ospiti, chiamati a condividere quello che la Sapienza di Dio sa imbandire.

Dal dono nascono la gratuità e l'obbligo di trasformare la propria vita in "gratuità attiva" che fa entrare nella giustizia e nella responsabilità. Il concetto di giustizia è fondamentale nel mondo ebraico e indica una relazione gratuita e asimmetrica nei confronti di chi è orfano, povero, vedova, nemico (Is. 58,5-8):

E` forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne? Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà."

Un rabbino diceva che l'anno santo si appoggiava su tre colonne:

Il card. Martini presentando il Giubileo ai giornalisti il 31.1.99 si esprimeva così:

"Non sappiamo se storicamente sia mai stato vissuto dal popolo d'Israele un giubileo; rimane quindi una grande utopia, un grande valore descritto nella Bibbia, al capitolo 25 del libro del Levitico, e forse mai vissuto anche a motivo di calamità storiche.

Tale utopia ha due elementi fondamentali: il riposo della terra e la remissione dei debiti.

Il riposo della terra suggerisce per l'oggi una riconquista del senso dei fenomeni naturali e dei loro ritmi, fenomeni e ritmi minacciati fortemente dall'accelerazione della tecnica. Perciò questo riposo è un valore ecologico, potremmo dire biopsichico, che può essere ben compreso da tutti.

Il secondo elemento è la remissione dei debiti, che comportava: il ritorno delle proprietà ereditarie ai primitivi possessori affinché non venissero spartite e sperdute; la liberazione degli schiavi; la remissione dei debiti. Dunque una serie di gesti di grande implicazione sociale, gesti che, pur nel loro carattere in parte utopico, indicano il bisogno di riequilibrare continuamente nella storia le conseguenze della competitività sociale, di non sottostare all'imperativo del guadagno a qualunque costo".

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II° I segni del Giubileo

Stiamo celebrando il compleanno della nascita di Gesù. Il Giubileo ha al centro della propria celebrazione Cristo, pienezza della storia. In particolare, ne celebra l'incarnazione riconoscendovi un significato nuovo per la nostra sensibilità. Veniamo da un "contesto religioso" in cui il sacro era ciò che dava i ritmi e i tempi della vita e il "feriale" era subordinato al "festivo". Poi, nella nostra civiltà, la situazione si è capovolta: il "feriale" è diventato centrale e determina tutto.

I ritmi di vita hanno lasciato il posto, al massimo, alle feste di Natale e di Pasqua, immerse però in preoccupazioni di tutt'altra natura. Al centro delle attese sono "le ferie": il tempo dell'uomo, i ritmi dell'uomo. Se prima era il sacro che cercava il sopravvento sul "feriale", nella modernità è stato il "feriale" che si è presa la rivincita.

Ma questa contrapposizione è finita. Inizia il tempo nuovo nel quale non ha più ragione l'alternativa (o l'uno o l'altro): o Dio o l'uomo, o il sacro o il profano, o il festivo o il feriale. Deve incominciare il tempo del "in": Dio nell'uomo, il sacro nel profano, il festivo nel feriale: le due realtà debbono intessersi.

Questo ci aiuta a scoprire un nodo fondamentale della nostra fede: il nostro Dio è disceso tra noi, si è fatto uno di noi, è il Dio per noi.

1. Il Pellegrinaggio: è immagine della vita. Ci si pone una meta che diventa il simbolo per un cammino che si decide di compiere verso una conclusione desiderata e voluta. Identifica una vocazione che rimette in circolazione le proprie energie altrimenti si cade nel destino. Altri ti aggrediscono e decidono su di te. E' scelta e corsa verso Cristo (Fil. 3). Non è turismo, ma scelta di valori: la sua alternativa si risolve nella meta piacevole e nel danaro in banca.

Cammino verso Cristo mentre concretamente dovrò incrociare coloro che Cristo ha scelto come dimora e come propria immagine: i poveri (Mt. 25,31ss). Rumi, un grande maestro sufita, al suo popolo mussulmano che voleva fare il proprio pellegrinaggio alla Mecca, diceva: "O gente che andate in pellegrinaggio, perché andate? La Kaaba (il santuario di pietra nera nel cuore della Mecca) siete voi, la Kaaba è là dove voi siete. Il santo viaggio fatelo per cercare in voi la verità". E questo fa ricordare S. Paolo: "Voi siete il tempio di Dio. Dio abita in voi".

Il pellegrinaggio è:

* icona della nostalgia di Dio. Il "per agros" (attraverso i campi) o "per eger" (valicando i confini) indica la volontà di essere fuori, per guardare a mete più alte e definitive. La vita è un cammino, capace di andare oltre, verso l'infinito, per farci pellegrini verso i poveri.
* una scelta di essenzialità, di distacco dalle realtà terrene, da uno stile di vita comodo, ma dentro una comunità, con l'atteggiamento della tolleranza e della fraternità.
* è andare a Roma, per imbatterci a tu per tu con il Vangelo.

2. La porta santa: nel mondo c'è un unico accesso ai valori per me che sono credente ed è Gesù che è la porta (Gv. 10,7). Certo, Gesù si fa Spirito e fuoco ovunque, ma a me è dato di riconoscerlo e di accoglierlo ovunque le sue scelte e i suoi valori si pongono.

La porta santa richiama:

- il battesimo come la porta della salvezza,
- la porta stretta che conduce alla vita,
- la porta del nostro cuore a cui il Signore bussa per cenare con noi.

3. La purificazione della memoria: anche la Chiesa, con la propria storia, ha bisogno di ripensare ai suoi rapporti con l'umanità, alle ambiguità che cultura e paure, potere e fragilità hanno provocato. Oggi, a distanza di anni o di secoli, vediamo con più lucidità ciò che è avvenuto e, sentendoci parte di questa Chiesa come nostra madre e di questo popolo come nostra culla, prendiamo sulle spalle il suo peccato perché ci sentiamo coinvolti. Certamente non ereditiamo geneticamente il male, ma la memoria ci obbliga a riconoscerlo, a fare analisi critica, a rivedere le nostre apologie, a liberarci dal passato come fardello perché sappiamo guardare e imparare e accettiamo che diventi veramente memoria e non zavorra. E lo sguardo è rivolto al futuro verso il Signore, aiutati a capire ciò che è stato sbagliato, per vivere con fraternità nel nostro tempo.

4. La carità: è incamminarci seriamente per i sentieri dei poveri cercando con loro non solo i mali, ma le cause del male e delle ingiustizie. A noi vengono chieste tenerezza e fermezza poiché facilmente il mondo di chi non ha potere è defraudato delle poche risorse che ha ed è depredato del proprio lavoro, reso di nuovo schiavo secondo nuove tecniche che lo portano alla disperazione e alla morte. Siamo in un mondo pienamente consegnato al mercato senza regole, senza scrupoli per la diseguaglianza crescente, senza la minima preoccupazione di leggere i bisogni sociali reali.

5. I martiri: oggi i martiri si moltiplicano soprattutto tra i poveri e tra chi vuol vivere con i poveri. Nel mondo della mafia e del terrorismo, nelle realtà della guerra, nell'esperienza missionaria si moltiplicano le sofferenze e le stragi degli innocenti che testimoniano la presenza del Signore tra gli esclusi.

6. L'indulgenza: al di là delle polemiche di secoli sulla deformazione di questa proposta, l'indulgenza ripropone il "tesoro" della misericordia di Dio che si offre a noi e che ha attenzione alla nostra fragilità. Ma l'indulgenza è anche richiamo alla reciprocità, non solo nel ricordo dei morti e nel pregare per loro ma anche nel condividere doni e ricchezze, cultura e saperi, tempi e proposte. I piccoli e i grandi si aiutano e si sostengono: Nord e Sud si richiamano in un dialogo di reciprocità in cui accettano di conoscersi, di confrontarsi e quindi di scambiare in amicizia quello che ciascuno porta perché ognuno cresca. L'indulgenza è la promessa di una intercessione della Chiesa affinché Dio perdoni anche la pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa. Il peccato infatti è una realtà devastante e capace di mettere radici profonde all'interno della persona che lo compie. Il peccato modifica l'uomo in profondità. Pertanto dal peccato si esce attraverso un lungo cammino di purificazione. Questi residui del peccato sono chiamati pena temporale. Inoltre tra i fedeli esiste un meraviglioso scambio di beni spirituali. Quella dell'indulgenza è una dottrina secondaria, di origine ecclesiastica. Si attingono al "tesoro della Chiesa" i meriti di Cristo e dei santi.

Ci sono alcuni elementi essenziali che ci dispongono ad "ottenere" l'indulgenza:

- una scelta di distacco dal peccato
- la celebrazione del sacramento della penitenza
- la comunione eucaristica (Messa)
- una preghiera secondo l'intenzione del Papa
- un'opera di carità e di penitenza
. Provando ad esemplificare:

Le indulgenze, ottenute dai vivi, potranno essere applicate anche ai defunti. Ovviamente l'indulgenza non deve diventare un mercato. Occorre una interiorizzazione delle pratiche e dei riti, per non vanificare il giubileo (Geremia 34,15-16: "Ora voi oggi vi eravate ravveduti e avevate fatto ciò che è retto ai miei occhi, proclamando ciascuno la libertà del suo fratello; voi avevate concluso un patto davanti a me, nel tempio in cui è invocato il mio nome. Ma poi, avete mutato di nuovo parere e profanando il mio nome avete ripreso ognuno gli schiavi e le schiave, che avevate rimandati liberi secondo il loro desiderio, e li avete costretti a essere ancora vostri schiavi e vostre schiave."). Se chiedi l'indulgenza, sii indulgente (riconciliazione con Dio e con i vicini).

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III° Attualizzazione del messaggio

Per la Chiesa

1. Giubileo e conversione

2. Giubileo e Comunità cristiana

- poter fare di meno ed ascoltare di più (i racconti, gli sfoghi, i desideri della gente...).
- scegliere le priorità pastorali (buttare la zavorra e puntare all'essenziale).
- realizzare una maggiore corresponsabilità (sacerdoti, laici, Consiglio Pastorale, gruppi e movimenti).
- ricercare e utilizzare le molte occasioni esistenti perché i laici diventino esperti della Parola.
- evangelizzare senza ridurre il lavoro pastorale alla sola promozione umana. Occorre saper aprire gli antichi e nuovi bisogni alla domanda di una salvezza più radicale. Il compito del cristiano non si esaurisce rispondendo al bisogno, ma incontrando il bisognoso.

3. Giubileo e territorio

Per la Società

1. Cammino di giustizia

2. Il problema del debito estero

3. Il mondo del lavoro

4. Salviamo la terra

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IV° L'IMPEGNO PERSONALE

1. L'impegno personale può consistere nel:

 

2. Una seria vita comunitaria dovrebbe comportare un impegno settimanale con due appuntamenti fondamentali, che coinvolgano in particolare tutti i credenti che frequentano la Comunità cristiana:

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V° ALCUNI GESTI DI CONVERSIONE

Trascriviamo, di seguito, una traccia di cose da fare, perché ciascuno la riscriva con la propria creatività. I poveri e gli esclusi di oggi non saranno il termine della nostra attenzione e del nostro aiuto, ma il punto di partenza per le nostre scelte e decisioni. Il testo è tolto da un volantino distribuito dai "beati i costruttori di pace" di Verona.

Cammina
Conosci
Impara
Adotta
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Sposta il denaro
Compra bene
Riduci i consumi
Fa' festa
Agisci

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Domande per la riflessione

(Dal sussidio preparatorio al Giubileo dei lavoratori a cura dell'Ufficio Nazionale della PSL)

1. Se è vero che siamo passati dalla contrapposizione ideologica, che ha resistito fino alla caduta del muro di Berlino, al pensiero unico del neo-liberismo di questi ultimi anni, quali sono i rischi che tutto questo comporta nella direzione di una omologazione culturale? Quale posto c'è per il Vangelo, per la spiritualità, per la dimensione comunitaria della vita, in questa nostra cultura individualista e pragmatica?

2. Si parla di scarsa incidenza della politica nel governo mondiale dell'economia. Cosa si può fare per riconquistare alla politica spazi propri ed efficaci? Basta la formazione dei politici? Occorre inventare delle regole internazionali che devono essere rispettate da tutti gli operatori dell'economia e della finanza?

3. Cosa fare per "strappare" alla criminalità mondiale una fascia ampia di attività economiche di primaria importanza? Come contribuire a contrastare e limitare la produzione e il commercio delle armi?

4. Ci può essere un capitalismo non selvaggio? E di che tipo di capitalismo si tratta? Chi deve realizzarlo? Chi deve "regolarlo"?

5. Rispetto alle nuove forme di lavoro emergente, che vanno nella direzione della precarizzazione e della riduzione dell'impegno dell'uomo, quali azioni possono essere portate dalla società civile, dalla politica, per non espellere l'uomo dai cicli produttivi?

6. Si fa a sufficienza formazione (alfabetizzazione, formazione professionale, formazione permanente, educazione cooperativa) e quale posto occupano realmente le politiche formative oggi nel mondo, nel sud e nel nord?

7. Lo scandalo dello sfruttamento lavorativo dei minori: quali azioni decise devono essere intraprese? Azioni solo culturali o anche forme di protesta-boicottaggio verso chi pratica questa odiosa forma di illegalità?

8. Cosa si può fare per dare ascolto alle legittime aspirazioni della donna di partecipare attivamente ai processi produttivi, senza privare la famiglia del suo (e di quello del padre) apporto indispensabile?

9. Quale attenzione e quale accoglienza vengono riservate a quanti sono costretti ad emigrare dal loro paese in cerca di un lavoro per il sostentamento di sé e delle loro famiglie? Quale impegno per realizzare forme di autentica solidarietà che aiutino tutti i lavoratori a perseguire obiettivi di giustizia ed equità senza alcuna discriminazione razziale o di provenienza?

10. A che punto è oggi la questione della tutela e della rappresentanza dei lavoratori? C'è una crisi del sindacalismo? Quale tipo di sindacato per il futuro?

11. La questione sicurezza sul posto del lavoro, nei paesi poveri come in quelli ricchi, è ancora un tema all'ordine del giorno. Le morti e gli infortuni sul lavoro sono ovunque in aumento, nonostante siano aumentati i controlli. Sono le regole della competizione economica che portano a un disimpegno in questo settore?

12. Come contribuire ad una maggiore presa di coscienza delle cause della grave questione del debito internazionale dei paesi più poveri per stimolare un'azione politica e di solidarietà concreta in favore di una sua remissione, se non totale, almeno consistente?

13. Ancora molte sono le imprese, anche in ambiti ecclesiali, che hanno una visione approssimata della questione "legalità". Noi cattolici cosa stiamo facendo per rendere trasparenti in maniera evangelica le nostre opere (scuole, ospedali, servizi alla persona, cooperative, imprese finanziarie, economiche, ecc.) sia negli obiettivi strategici, sia nelle modalità in cui questi obiettivi si perseguono?

14. Quale impegno di evangelizzazione delle varie categorie di lavoratori la nostra Chiesa locale e le nostre associazioni e movimenti stanno realizzando per un autentico incontro dei lavoratori con l'annuncio liberatore di Cristo?

15. Quale attenzione pastorale stiamo realizzando per i vari ambienti di lavoro, affinché, assieme ad un'opera di evangelizzazione, cresca anche una nuova mentalità di partecipazione e di solidarietà?