Ottobre 2000

IL FOGLIO della PASTORALE SOCIALE e del LAVORO di MILANO n. 106

POSTA ELETTRONICA: lavoro@diocesi.milano.it

 

Accompagnare la vita quotidiana

  1. Su "Accompagnare la vita quotidiana" mi sembra interessante tenere desta l'attenzione per riprendere i quattro temi che toccano il nostro mondo feriale: la famiglia, la scuola, il lavoro e il tempo libero. Sono le realtà che si intrecciano ed entro cui ci confrontiamo e operiamo ogni giorno, fonte di ricerca e di problemi, situazioni entro cui le scelte del Signore e la fatica del vivere si coniugano.

  2. L'autunno è il tempo in cui si riprendono prospettive e programmazioni. A volte (mi riferisco in particolare al pubblico impiego) ci sono anche in vista rinnovi dei contratti di lavoro con tutto il corredo di analisi, richieste, puntualizzazioni ma anche confronti, verifiche, malumori e scioperi.

  3. I rientri dalle ferie hanno rimesso in circolazione i problemi di sempre con l'aggravio di costi, per gli aumenti del gas e della luce; il popolo dei lavoratori entra in fibrillazione poiché, insieme al rincaro della benzina e la possibile più alta inflazione, aumenteranno le spese dell'inverno per il riscaldamento.

  4. Nella nostra realtà Ambrosiana, per fortuna, la disoccupazione riesce ad allinearsi ad una percentuale ancora passabile rispetto alle statistiche che si leggono per le altre regioni. E tuttavia si assiste ad un ampliamento della realtà dei poveri e degli esclusi socialmente. In un contesto di maggiore aggressività lavorativa, molte persone si irrigidiscono nelle proprie limitate capacità e restano "fuori dal mercato", come si usa dire oggi.

  5. Gli extracomunitari stanno accettando di occupare i posti di lavoro lasciati liberi perché umili, disagiati e pericolosi. Si accontentano poiché la loro condizione precedente era comunque peggiore e il cambio permette, qualora riescano a risparmiare qualcosa, di diventare sostegno robusto per i propri familiari che sono restati nel loro paese di origine. Bisogna però aggiungere che, se il mondo imprenditoriale e globalmente il mondo politico (pur escludendo alcuni raggruppamenti) riconoscono il valore sociale ed economico della presenza migratoria in Italia, non si fa nulla o quasi per sostenere poi la presenza sul piano dei servizi, risultando così abbandonati: le assicurazioni non sono generalizzate e domina il lavoro sommerso, la casa è un sogno (neppure una roulotte), la sanità è in difficoltà a provvedere. Solo la scuola sta svolgendo un ottimo lavoro tra i giovani immigrati. Ma poi, a chi è straniero, non si riconosce neppure il voto comunale dove abitualmente risiede e lavora.

  6. Nel frattempo molti si lamentano che addirittura non ci sono più lavoratori italiani con una certa capacità professionale o con un certo adattamento a lavori poveri. Bisognerebbe rendersi conto però che il calo di tali lavoratori dipende molto probabilmente dalla paghe troppo basse. Si può pure pensare all'italiano che non si adatta per il lavoro, ma va ricordato che la mentalità cambia e, nel frattempo, ai cinquantenni che stanno aumentando e che saprebbero anche adattarsi, viene rifiutata la possibilità di lavoro.

  7. Si sta sempre più evidenziando il valore della formazione che diventa fondamentale per il lavoro, insieme alla duttilità della persona ad affrontare competenze ed esperienze diverse.

  8. Resta quel mondo di sconfitti dalla vita, per storie familiari e personali, per solitudine, per difficoltà, per depressione. La civiltà di una società si misura dalla capacità di riconoscere a queste persone il diritto al lavoro e dalla creatività discreta di compiere insieme a loro percorsi personalizzati. Questo è soprattutto compito di cooperative, Comunità cristiane, istituzioni che interagiscono con le risorse possibili per aprire spazi e varchi. E' soprattutto in questa linea che va misurato il "Patto del lavoro a Milano": il coraggio di accompagnare gli sconfitti a cui nessuno presta più attenzione.

 

 

 

 

back

LA FORMAZIONE PROFESSIONALE

Sul tema della formazione professionale, abbiamo chiesto al dott. Nadir Tedeschi, Presidente della Fondazione Clerici, una riflessione sul valore della scuola professionale, che oggi diventa sempre più importante non solo per i giovani che cercano lavoro, ma anche per tutti i lavoratori che sono impegnati nel lavoro e nell'aggiornamento. Diventa infatti indispensabile continuare una formazione poiché le ristrutturazioni e i cambiamenti obbligano ad una flessibilità intellettuale e ad una disponibilità, un tempo impensabile, di "reinventarsi la vita" a livello lavorativo. Di seguito pubblichiamo un contributo di Luciano Menapace sul tema dell'orientamento al lavoro: è la sintesi di una conferenza tenuta ai giovani di una scuola media superiore.

Valori e problemi della Formazione Professionale del 2000
a cura di Nadir Tedeschi

Premessa

Un tema di questo tipo non può prescindere da una breve premessa. La Formazione Professionale, così come il concetto si è andato affermando nell'Europa occidentale, è diversa rispetto a qualsiasi parte del mondo. Differente dalla società e dalle istituzioni nord americane, dove viene inglobata nel concetto d'istruzione a tutti i livelli e caso mai la parte più propriamente professionale è affidata come missione all'Università. Nel Nord America poi tutto è funzionale alla produttività, al business, al Pil (prodotto interno lordo), al successo.

Istruzione e Lavoro

L'istruzione generalizzata, come esigenza e come riferimento di valori, parte da molto lontano nella realtà europea. In una prima lunghissima fase, si è affermata per le classi privilegiate, prima la nobiltà e poi la borghesia, anche se le iniziative per istruire tutti, a cominciare dai più disagiati, sono sempre state molte: basta pensare alle iniziative delle Chiese e degli Ordini religiosi. L'istruzione diffusa come risorsa fondamentale di una nazione si afferma appunto con il consolidarsi delle società nazionali, dopo il crollo degli imperi ed il superamento delle realtà comunali intese come entità statuali. Il nazionalismo lentamente si convinse che tutta la popolazione, che abbia riferimento ad un territorio ed ad una cultura, costituisce una risorsa da valorizzare; da qui lo sforzo per alfabetizzare tutti, in modo da caratterizzare la nazione su di una base comune di comunicazione.

Società Industriali e formazione professionale

L'industrializzazione pose problemi nuovi ed in continuo cambiamento; progressivamente si allargò l'esigenza di un'istruzione quantitativamente e qualitativamente più alta, chiedendo agli Stati di organizzare un sistema scolastico più ampio, diversificato e funzionale alle esigenze del mercato del lavoro. Tale nuova situazione si affermerà progressivamente nel secolo ventesimo. Con il passare del tempo, venne avanti l'esigenza di istruire progressivamente i lavoratori prima di inserirli in un'attività produttiva. L'organizzazione scolastica, per sua natura, non era in grado di provvedere ad una tale esigenza e cosi si affermò il bisogno di un'istruzione praticaprofessionale che, progressivamente, diventò molto diversificata per aree e per soggetti. Furono in molti casi le stesse aziende ad organizzare sistemi di istruzione professionale finalizzata ad obbiettivi pratici della produzione.

La Formazione professionale di ispirazione cristiana

Il cristianesimo ha permeato, in Europa, l'istruzione come fattore di crescita della persona ed ha sviluppato l'idea di lavoro, come servizio per sé e per gli altri. L'affermarsi della formazione professionale ha trovato nelle realtà, soprattutto cattoliche, un ambito di sintesi di valori di mirabile livello. Non è un caso se nella varie esperienze nazionali troviamo molte realtà cattoliche impegnate nella formazione professionale e, tra queste, intere famiglie religiose.

Mezzi e valori

Tra i mezzi da privilegiare certamente vi sono le leggi e le regole. Dall'Unione Europea per arrivare alle Nazioni e alle Regioni, come nel caso italiano, il complesso di leggi e regole è sufficientemente ricco e condivisibile.

Conclusioni

Le società moderne dell'Unione Europea, gli Stati nazionali, le Regioni rappresentano una realtà politica centrale nel mondo moderno proiettata tutta verso il secolo appena iniziato. La formazione professionale risponde ad un'esigenza tipica del cambiamento continuo e tende a mantenere, nelle persone, efficienti livelli di conoscenza e di capacità di apprendere nuovi saperi, sia per rispondere ai bisogni della produzione, sia come sicurezza personale. Una visione riferita a valori differenti rispetto alla formazione professionale ispirata ai valori cristiani tende certamente a mantenere e sviluppare in prima istanza la persona.

back

 

 

 

IMPORTANZA E DIFFICOLTÀ DELL'ORIENTAMENTO AL LAVORO A cura di Luciano Menapace

(Coordinatore Commissione Orientamento Distretto Scolastico/90)

L'Orientamento al lavoro è una materia complessa e poco conosciuta, ma è di grande interesse, sia per gli studenti che per i genitori e gli insegnanti.

1. L’orientamento verso i «Mercati del Lavoro» è, in tempi di scarsità di lavoro, un’impresa sempre più difficile. Le difficoltà sembrano aumentare in quanto:

2. Eppure l’Orientamento al lavoro assumerà sempre più una rilevanza decisiva, sia per l’impatto negativo che spesso si riversa sui candidati al lavoro, sia per i tempi lunghi della sua ricerca.

3. Il modo “più corretto” ed efficace per fare ricerca del lavoro, consiste nel:

4. Perché molti giovani si comportano e “pensano” ancora così?

5. Alcune considerazioni “conclusive” 

a) Tutte queste valutazioni ci dicono che non ci siamo preparati in tempo né adeguatamente alla realtà che cambiava “irreversibilmente” e rapidamente; è mancata la volontà e forse la consapevolezza di dover affrontare strutturalmente il problema.
Anche oggi si fanno molte “pensate”, si individuano dei buoni e positivi rimedi, ma si fa fatica a mettersi nella “logica” di dover cambiare complessivamente le «regole del gioco» per un’assunzione piena di responsabilità da parte di tutti. Del resto la mentalità corrente, in generale, resta quella di “arrendersi/adeguarsi” alla realtà esistente e alla situazione, piuttosto che comprenderne i cambiamenti e aggiornarsi seriamente, al fine di governare i processi in atto. Ciò non aiuta, anzi, frena e rallenta ed ostacola l’evoluzione in atto.

b) Se l’esposizione fatta apparisse in qualche misura “troppo pessimistica”, vuol certamente dire che non si conosce a fondo la realtà. Tuttavia non serve e non bisogna lasciarsi prendere dallo sconforto o diventare fatalisti o perdersi d’animo, almeno per questi buoni motivi:

c) Bisogna essere convinti di potercela fare a scegliere bene. Nel frattempo occorre: studiare seriamente, ascoltare “esperti” e “competenti” e fare qualche esperienza lavorativa.

back

 

 

 

ATTENZIONE!!!

Alcuni parroci ci hanno segnalato che vengono proposte "offerte di lavoro" a favore di disoccupati, da parte di Enti o Agenzie relative a progetti inseriti nel Patto di Milano - gestito dall'Amministrazione comunale.
A tale proposito suggeriamo di porre molta attenzione alle diverse offerte che potranno arrivare, soprattutto per quanto concerne il rispetto dei diritti a livello lavorativo, quali: contratto di riferimento, modalità e periodo di assunzione, orario di lavoro.
Per un confronto relativo a situazioni particolarmente complesse potete contattare L'Ufficio per la Vita Sociale e il Lavoro (02-8556340) o il Servizio SILOE - Area Lavoro (02-58431212)

back

 

 

 

 

Convegno "CASA IN AFFITTO"

Il tema del disagio correlato all'abitare è oggi più che mai vivo, ma la consapevolezza di tale problema non sorge se non nell’emergenza, mettendo in affanno la nostra società e rendendola incapace di risposte dignitose.
     Le forme, attraverso cui questo disagio si manifesta, possono essere schematicamente (e forse un po' grossolanamente) ricondotte a due grandi aree sociali: da una parte si trovano gli immigrati dai paesi in via di sviluppo e dai paesi ex comunisti, mentre dall'altra vi sono le "classiche" categorie di soggetti deboli della nostra società: emarginati, anziani, disoccupati e anche giovani occupati attraverso i nuovi, flessibili, contratti di lavoro.
     Vi è tra queste categorie un filo rosso conduttore, oltre a quello dell'essere in situazioni di reale e concreto bisogno, che è lo stretto legame che esiste tra la soddisfazione dei due fondamentali bisogni della casa e del lavoro e il rischio di divenire risucchiati dal vortice della marginalità. Così nel tessuto urbano milanese, ma che tocca anche tutta la Lombardia, il problema della CASA che, sia sotto il profilo dell’affitto che del mutuo per la futura proprietà, ingoia almeno due terzi di un reddito familiare mensile e rende impossibile una esistenza appena decente, nel contesto del costo della vita al Nord, pur nella previsione del lavoro dei due genitori.
     Così, nell’ambito del Giubileo, il Cardinale Carlo Maria Martini desidera proporre, attraverso la Pastorale del Lavoro e la Caritas Ambrosiana, un segnale ed un richiamo importante sulla CASA IN AFFITTO, per rendere possibile l’accesso di quello che sempre più appare come un bene irraggiungibile per le giovani coppie, gli anziani, le famiglie monoreddito, gli immigrati, le persone che, per difficoltà familiari, si trovano sole. 
     Per i motivi esposti, la Pastorale del Lavoro e la Caritas con l’adesione di ACLI, CISL, CONFCOOPERATIVE, FONDAZIONE S. CARLO, organizzano un Convegno presso la Sala Convegni Cariplo, piazzetta Bossi 2 – Milano, il giorno 10 novembre 2000 (ore 9,15 - 17,00).
     Al convegno, che verrà aperto dall’intervento del Cardinale Carlo Maria Martini, sono stati invitati il Presidente della Fondazione Cariplo, il Presidente di Confcooperative Lombardia, il Ministro dei Lavori Pubblici, gli Assessori alla partita della Regione Lombardia, della Provincia di Milano e del Comune di Milano.

 

LA CASA IN AFFITTO:
UN PROGETTO CORAGGIOSO DI SOLIDARIETÀ RIFLESSIONI SU DISAGIO ABITATIVO, ECONOMIA E POLITICHE PER LA CASA

Milano, 10 novembre 2000
Sala Convegni Cariplo Piazzetta Bossi 2 - Milano
(ore 9,15 - 17,00)

back

 

 

 

 

Un lavoratore legge le beatitudini

(riflessioni liberamente rielaborate da don Raffaello Ciccone - parte decima)

Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il Regno dei cieli. (Mt. 5,10)

Anche oggi siamo nel tempo dei martiri: ma si testimonia Gesù, mi sembra, soprattutto quando si prendono le difese dei poveri.

2. Questa beatitudine risente, se non sbaglio, del clima di persecuzione che la Comunità Cristiana viveva nel primo secolo. Gesù risorto aveva lasciato i fratelli e le sorelle in una situazione di perplessità e di dramma. Soli, senza riferimenti solidi di garanzie e di potere per potersi scavare una nicchia e difendersi, con una religiosità esigente ed un maestro segnato da due condanne (religiosa e civile), questi cristiani vivevano nelle urgenze della Parola del Signore, diffidati dal proprio contesto poiché creavano sospetto e disagio.

3. D'altra parte anche Pietro, nella sua prima lettera così umana e così fiduciosa nella fede che sostiene e che rincuora, incoraggia ad avere pazienza. "Se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questa infatti siete stati chiamati poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguite le orme" (1 Pietro 2, 20-21).

4. Ho scoperto che Pietro parlava ai servi (a quel tempo schiavi) di padroni esigenti e mi sono fatto rapidamente uno schema mentale che tenti di tradurre questa beatitudine. Per qualcuno significava la resistenza paziente che sceglieva di mantenere equilibrio e collaborazione nonostante il comportamento ingiusto del proprio padrone. Ci voleva una libertà interiore profonda per continuare a comportarsi bene perché il Signore gradiva così e non perché doveva ingraziarsi il padrone. S. Pietro poi arrivò ad esagerazioni proprie di un linguaggio radicale della fede: "E' una grazia, per chi conosce Dio, subire afflizioni soffrendo ingiustamente" (id 2,20). 5. Ma ho scoperto che questa beatitudine può sorreggere anche la forza e la lotta di persone che si espongono coraggiosamente contro poteri perversi che ingannano e schiacciano i poveri. Sto pensando ai martiri del nostro tempo. Il secolo XX è stato il secolo dei martiri che, con la vita e quindi con la propria totale offerta di sé, hanno testimoniato il rispetto e l'amore per i poveri accettando di vedere in loro il volto di Gesù sofferente.

6. Abbiamo parlato molto, con altri compagni di lavoro, di quei fatti di sangue che sconvolgono il Sud per la camorra, la 'ndrangheta e la mafia: la morte di Falcone e Borsellino con altri magistrati di Palermo ci ha fatto toccare con mano la tragedia della testimonianza. Qui il martire non è chiamato a testimoniare e a scegliere, davanti al magistrato, se stava dalla parte di Gesù o dell'impero, se immolava o no agli idoli. Se nel nostro immaginario ci siamo abituati a ricordare i martiri così: adulti e ragazzi, donne giovani e anziani, nobili e schiavi, oggi il martire è colui che fa scelte nuove a servizio dei poveri come il vescovo Romero in San Salvador. Fu ucciso con una fucilata nel 1980 mentre celebrava una messa poiché denunciava le ingiustizie del potere contro innocenti.

7. Martire è don Puglisi, parroco che si era impegnato a combattere la criminalità organizzata con la scuola per i giovani e la sua presenza coraggiosa, capace di denuncia e disarmato amico dei rassegnati. Spesso non si concepisce che si debba difendere una persona debole. Questo suscita scandalo e risentimento: il debole deve restare al suo posto e deve essere sempre uno sconfitto.

8. Ci hanno raccontato che, durante la guerra, un nostro ingegnere aveva preso le difese di un lavoratore davanti ad un dirigente ed era riuscito a fermare una grave accusa di sabotaggio. Ma, dopo qualche settimana, in una retata fu fermato e mandato in Germania in un campo di concentramento. Ci raccontarono che per lui nessuno mosse un dito per aiutarlo: eppure era un ottimo lavoratore. Si scoprì dopo che quella retata era stata sollecitata apposta. Quando ritornò dalla Germania lo trovarono cambiato nel fisico, quasi irriconoscibile, ma, ripreso il lavoro, ebbe il coraggio di non vendicarsi. Come se non fosse avvenuto nulla. Creò un tale scompiglio nel furore delle epurazioni che l'episodio addolcì le vendette di molti altri e portò rapidamente ad una pacificazione, impossibile da pensare in altre condizioni.

9. Oggi ci sono tragiche situazioni di ingiustizie e di persecuzioni il cui volto peggiore si manifesta nella criminalità della malavita organizzata. Un mostro che si ramifica e che non si riesce a debellare, dato per morto, risorge più vivo e più tenace che mai.

10. Eppure tutto questo è possibile poiché la mentalità mafiosa è il volto criminale di una diffusa mentalità di privilegio, di dilatazione di interessi che prevaricano sul diritto, di una ricerca pressoché generalizzata di potere che pretende di dominare e tenere sottomesse persone e cose.

11. Fenomeni paramafiosi filtrano nel rifiuto di responsabilità, nel comportamento che ignora la legge o la irride, nel giocare sulla paura degli altri che temono di perdere ciò di cui hanno diritto e strisciano ai piedi dei loro persecutori nella illusione di ottenere. E se ottengono sono poi schiavi e debbono continuare una riconoscenza che è servilismo.

12. Anzi, esiste una mafia che ha strumenti raffinati di influenze e di ricatti, che non usa armi, ma gioca sulle tangenti, sugli schieramenti, sulle emarginazioni. E si creano fasce di potere dove i coraggiosi se ne vanno e la formalità fa da paravento.

13 .Così s'incancrenisce il tessuto sociale. Da una parte si sviluppano luoghi e tempi di guadagno su cose che non si sarebbe immaginato: le ultime scoperte sono gli scafisti, ma prima si è sviluppata la tratta di ragazze schiave per la prostituzione, si sono rapiti i bambini vendendoli ai pedofili, si è fatto un mercato colossale per la droga, e un commercio per la vendita di organi. Non si riesce a raggiungere la delinquenza e le operazioni di criminalità che subito ne emergono altre, come da un mare tenebroso il volto di mostri sempre nuovi.

14. Dall'altra si riscontrano reti di sfruttamento di potere che utilizzano il livello di autorevolezza e di prestigio raggiunti in modo legale, ma che sbarrano la strada e fanno il deserto attorno a sé. Si gioca sul fatalismo degli altri, sulla loro rassegnazione, sulla solitudine in cui ognuno si può trovare, sulla paura di perdere anche quello che si è conquistato, sulla derisione fatta balenare, sulla legge che, monca o non sviluppata, non riconosce diritti se non in dipendenza di decisioni di altri. Ma esattamente questi si fanno persecutori e negano il diritto. Ma allora il diritto diventa discrezione.

15. Quanto più si fa difficile la lotta, tanto più è necessario smantellare i legami e smascherare i giochi di potere. Per la rozza mafia della lupara ci vuole la società civile che intervenga e faccia da muro ed è necessaria la scuola di cui la delinquenza ha paura perché sviluppa la capacità di riflettere e di confrontarsi.

16. Per l'altra mafia, quella raffinata del potere, della borghesia e della cultura, sono necessari il coraggio di rischiare, l'impegno della competenza e delle verifiche, le alleanze di chi accetta di ritornare a lottare, il costituirsi una rete di attenzione e di speranza e un lavoro continuativo. Ci si accorge che l'obiettivo non è per sé o non solo per sé, ma si lotta per un clima nuovo, per una democrazia trasparente, per la ricerca di motivazioni coerenti, per un rapporto adulto di responsabilità.

17. Il sindacato dovrebbe poter dare questo spazio e questa collaborazione. E' sorto per lottare contro la sopraffazione per i diritti di tutti, ma mai nulla si raggiunge una volta per sempre.

back