Diocesi di Milano - Consulta di Pastorale Universitaria

Milano, 15/01/2002

DOCUMENTO FINALE PER L'AREA UNIVERSITARIA

Sono stati 3 i temi oggetto di approfondimento e di ulteriore riflessione nella fase di discernimento:

Il lavoro e lo studio

Si riscontra in generale la mancanza di una formazione integrale dello studente. Infatti essa risulta in alcuni casi troppo settoriale, in altri del tutto priva di contenuti utili alla crescita globale della persona. Risulta poi difficile vivere "altro" nel contesto universitario: altro che non sia il pensiero degli esami che incombono, la mole di lavoro spesso notevole o il clima di competizione talvolta esasperata. Ciò rende spesso problematico vivere la propria fede (e testimoniarla concretamente) nell'ambiente universitario. A fronte di queste carenze e difficoltà, in diverse realtà sono stati i centri di pastorale universitaria a promuovere iniziative volte alla riflessione e al confronto tra studenti universitari, in particolare per quanto riguarda il versante etico della propria formazione professionale e i processi di globalizzazione (soprattutto sulla ripartizione della ricchezza a livello mondiale). Per quanto riguarda le aspettative per il futuro professionale, esiste spesso la preoccupazione di non vedere pienamente riconosciute (ed equamente retribuite) le proprie competenze una volta terminato il proprio corso di studi universitario. Questa incertezza, fatta talvolta risaltare da una visione materialistico-funzionalista dell'esperienza universitaria, in alcuni ambiti determina disillusione e perdita di entusiasmo, in altri degenera in una vera e propria ansia di "arrivare", di raggiungere quella posizione sociale ed economica che per qualcuno costituisce un obiettivo fondamentale.

La comunità

La comunità cristiana nell'ambito universitario si realizza nei centri di pastorale universitaria, nei collegi cattolici, nei movimenti.

I centri di pastorale universitaria rappresentano un punto di riferimento, un'occasione di parlare in modo diverso e di cose diverse da ciò che è strettamente funzionale allo studio. Costituiscono la possibilità di integrare l'essere studente e l'essere cristiano (attraverso la messa settimanale, incontri, conferenze, occasioni di preghiera) e di riconoscersi come appartenenti ad una comunità anche in un ambiente sovente individualistico. Se l'università è anche luogo di incontro, i centri rappresentano la possibilità di questo incontro. Sono anche importanti per gli studenti fuori sede (molto numerosi a Milano), per i quali risulta spesso difficile orientarsi ed integrarsi in realtà universitarie così vaste e sfaccettate. Sussistono comunque alcuni problemi riguardanti: - le possibilità di pubblicizzare efficacemente le proprie iniziative alla popolazione studentesca (specie ai non credenti); talvolta poi non si sa bene quale sia l'approccio migliore con i giovani non facenti parte della comunità. - gli spazi (spesso esigui) e le risorse messi a disposizione dalle stesse università. - la difficoltà di trovare degli orari adeguati per l'organizzazione di incontri ed eventi. - la scarsità di persone disposte ad "esporsi" in iniziative concrete: si ammette che per impegnarsi attivamente occorre coraggio e volontà di andare "controcorrente". - i rapporti, spesso poco collaborativi, con i movimenti già presenti nella propria realtà universitaria.

Una nota a parte merita il rapporto tra centro di pastorale universitaria e la realtà parrocchiale di provenienza degli studenti; talvolta per i giovani è difficile gestire in modo equilibrato l'impegno nella parrocchia e nel centro di pastorale universitaria. Spesso l'appartenenza alla comunità universitaria è vissuta in modo più autentico, libero e arricchente rispetto al modo di vivere la comunità parrocchiale, perché essa non è concepita all'insegna solo del "dovere" e delle aspettative di impegno. Se l'integrazione delle due comunità corrisponde in generale al desiderio di molti (si riconosce che porterebbe possibilità di arricchimento notevoli), si constatano talvolta sovrapposizioni tra i rispettivi ruoli.

I collegi rappresentano ulteriori punti di riferimento per gli studenti fuori sede. Non soltanto per le ovvie ragioni "logistiche", ma per la possibilità che viene offerta agli studenti di vivere in una realtà cristiana arricchente. Si riconosce come sia meno faticoso vivere alla luce dell'insegnamento di Cristo in queste comunità, grazie anche al supporto spirituale che esse offrono. Conseguentemente però si ammette che il rischio sempre presente è quello dell'isolamento, che limiterebbe la propria testimonianza cristiana solo al proprio ambito.

La comunità cristiana (universitaria e non) è stata oggetto di critiche, sia per il suo modo di porsi ai non credenti che per i valori da essa predicati. In certi casi è avvertita una certa freddezza ed un carattere elitario che inducono ad auto-escludersi dal gruppo parrocchiale dopo aver assolto il "dovere" della Cresima. Si è sottolineata inoltre la necessità di un atteggiamento meno impositivo e più finalizzato invece a destare interesse in chi non appartiene alla comunità. Appartenere alla Chiesa infatti è spesso avvertito come un peso o un qualcosa di inutile. Alcune persone si accostano ad essa sporadicamente, a seconda dell'umore del momento o in particolari fasi di gioia o di sconforto. Si è riscontrato come la preghiera venga spesso vissuta solo come superstizione e invocazione in periodi di particolare tensione emotiva.

Agli appartenenti alla comunità cristiana viene rimproverata scarsa coerenza e eccessivo divario tra i principi del proprio credo e le scelte che dagli stessi credenti vengono operate concretamente. Chi non si riconosce nella Chiesa desidera avere esempi concreti e modelli da seguire. I valori predicati negli ambienti cattolici (con particolare riferimento a quelli relativi alla sfera affettiva e sessuale) sono stati costantemente considerati obsoleti. Si rimprovera alla Chiesa una certa rigidità e il suo sottrarsi all'approfondimento e al confronto su questi temi con altre realtà. Si desidererebbe poi, da parte sua, una proposta più differenziata e mirata rivolta a chi è poco propenso ad accogliere il suo messaggio: il cammino di fede e di vita è logicamente diverso da persona a persona.

Sono state mosse critiche al Giubileo, alla sua spettacolarizzazione mediatica e al suo sfruttamento a fini commerciali.

D'altro canto non sono comunque mancate le note positive: viene riconosciuto alla Chiesa l'impegno concreto profuso quotidianamente per la società e si è constatato come essa sul campo sia diventata più viva e giovane. Si è apprezzata poi la sua richiesta di perdono per gli errori commessi nel passato. Fermo restando che i cambiamenti non possono che avvenire progressivamente nel corso del tempo, si è rilevato come attualmente la prospettiva della Chiesa sia quella dell'apertura; ciò è riscontrabile specialmente nei giovani preti.

La pace

In diverse realtà è stato approfondito il tema della pace, con particolare riferimento alla situazione internazionale. Si è cercato di dare una risposta al quesito: perché nascono le discordie tra gli uomini? E la risposta è stata trovata in ragioni che hanno molto a che fare con lo spirito del nostro tempo, con le particolari forme che ha assunto il pensiero contemporaneo. Innanzitutto è stata messa in evidenza una tensione dialettica tra ideali e concretezza: oggi più che mai la società è sbilanciata verso la ricerca del benessere individuale, contingente, ed è incapace di muoversi in una prospettiva di ideali. C'è stato chi ha messo in evidenza il carattere di disillusione che pervade molte forme di manifestazione del pensiero novecentesco, dalla letteratura alla filosofia alle arti figurative; questa perdita di valore dell'ideale è dimostrata dal fatto che quest'ultimo è stato soppiantato dal sogno, un desiderio di forma e obiettivo più ridotto, circoscritto all'ambito dell'individuo. Si riscontra come non ci sia più interesse per il mondo nel suo complesso; la responsabilità è ascrivibile in buona parte all'informazione, sempre più settoriale e spettacolarizzata. In questa prospettiva si deve cercare di assegnare un ruolo importante ai valori cristiani. Questi si fondano sulla vita e la resurrezione di Gesù e sono peraltro già patrimonio della nostra cultura da duemila anni. Nella nostra vita occorre pertanto imparare a guardare con uno sguardo a lungo termine, seguendo la logica evangelica del "seminatore", che non si aspetta immediatamente il raccolto, sapendo attendere il tempo dovuto per la raccolta dei frutti. E' necessario partire dal piccolo per arrivare ad affermare il grande: lo si può realizzare prendendo come punto di partenza anche i "microideali". Si è detto poi che le nostre vite devono essere "abituate" nuovamente a valori propri di una cultura da tempo poco diffusa; così facendo si può riuscire ad allargare progressivamente lo sguardo, senza la pretesa di essere spettatori dei risultati.