Orientamenti introduttivi
Obiettivi e contenuti dell'accompagnamento
Nella Chiesa l'insuperabile dignità di discepoli/e,
fratelli e sorelle nel Signore sta alla base, dà significato
e orientamento ad ogni azione pastorale. Lo stesso accompagnamento
parte da questo riconoscimento, valorizza e accoglie i doni
e i limiti di ciascuna comunità e di ciascuna persona, uomo
e donna, e si pone in un disinteressato servizio alla loro autenticità
e libertà. Accompagnare la vita quotidiana significa entrare
in ascolto e in dialogo con persone e comunità "finché arriviamo
tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di
Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene
alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più
come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da
qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini,
con quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore. Al contrario,
vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere
in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale
tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione
di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro,
riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella
carità" (Ef 4,13-16). Potremmo anche dire: si tratta di indicare
la strada verso la maturità della fede e della vita cristiana,
per essere discepoli/e del Signore secondo lo Spirito.
Fondamentale caratteristica dell'esistenza cristiana
è quella di voler assumere i propri contorni dal riferimento
ad un avvenimento definitivo, insuperabile, normativo di ogni
verità e di ogni valore: Gesù di Nazareth. Di conseguenza accompagnare
una persona verso la sua maturità in Cristo significa sostenerla
nel suo continuo verificarsi con il Signore Gesù e con il suo
Vangelo. L'esito dell'azione dello Spirito e di questo confronto
con il Signore non consiste in una esteriore imitazione del
modello, ma in una creativa, originale e irripetibile figura
di vita cristiana. "La coscienza della storicità singolare del
cristiano diviene dunque coscienza di non poter decidersi se
non operando una sintesi, il cui nome può essere memoria di
Gesù: non solo perché lo si ricorda, ma perché si diventa o
si fa memoria di lui, decidendo, in questo tempo e per questo
tempo, secondo lui". (Giovanni Moioli, in L. Serenthà, G. Moioli,
R. Corti, La direzione spirituale oggi, Ed. Ancora, 1982, pp
51-53).
L'accompagnamento e la comunità cristiana
La comunità accompagna il discernimento della coscienza cristiana
vivendo essa stessa in stato di perenne discernimento. Non può
limitarsi ad annunciare il Vangelo e a celebrare i Sacramenti
della salvezza, ma deve incarnare nel suo vissuto comunitario
il Vangelo che annuncia e il Sacramento che celebra. Si deve porre
cioè come obiettivo, in primo luogo, quello di incarnare la fede
e, in secondo luogo, quello di comunicarla perché tutti i credenti
arrivino a "l'appropriazione soggettiva delle leggi oggettive
della vita cristiana" (Luigi Serenthà, op.cit. pag. 38). L'obiettivo,
detto diversamente, non può essere solo quello di offrire i contenuti
della fede, ma quello di mostrarne la relazione con la vita reale
dei componenti la comunità cristiana, prendendosi cura del cammino
di ogni singolo battezzato. Non basta una irrigazione a pioggia,
è necessaria la cultura amorosa di ogni singola pianticella (cf
Lc 15,1-7). Questo presuppone che si abbia confidenza con le gioie
e le speranze, le tristezze e le angosce della propria gente,
che si frequenti la vita reale, che le parole, i gesti, le scelte
di chi più facilmente è identificato con la comunità cristiana
(presbiteri, consacrati/e, laici/e) manifestino questa attenzione.
Occorre arrivare a conoscere le proprie pecore, tendenzialmente
una per una (cf Gv 10), non trascurando quelle che, a vario titolo,
sono più vicine e che, pure loro, vivono gioie e speranze, tristezze
e angosce. Quindi, una comunità che sa accogliere è la condizione
perché ci sia un reale accompagnamento della vita quotidiana e,
viceversa, la cura del cammino dei singoli è necessaria per essere
veramente accoglienti.
Come e dove vivere questo stile?
Non si tratta, per prima cosa e necessariamente, di inventare
nuovi luoghi che consentano di vivere l'accoglienza, quanto
invece di prestare attenzione ed entrare in dialogo con i primi
interlocutori della pastorale parrocchiale: i piccoli, i malati,
le persone ad ogni titolo bisognose. Similmente, continuano
ad essere tempi favorevoli quelli che segnano la vita di ogni
uomo e donna sulla terra: la nascita, la morte, le nozze, ecc.,
così come tutte le vicende ad esse legate. Le comunità sono
chiamate non solo ad ascoltare queste persone ma a vivere in
profondità e con convinzione la dimensione della relazionalità,
ad essere collaboratrici della loro gioia, compagne di viaggio
attente e discrete nei momenti difficili, segni, per quanto
possibile efficaci e sempre affettivamente partecipi, della
paternità di Dio che ha scelto di rivelarsi anche nella maternità
della Chiesa.
E' necessario, dunque, prestare sempre attenzione alla persona
per raccogliere domande più o meno esplicite e per favorire
un cammino nella sequela del Signore Gesù verso la sua e nostra
Pasqua. Questo può essere fatto in modo occasionale (sfruttando,
ma anche creando occasioni) come pure in modo programmato e
sistematico. Infatti, se scorriamo i racconti evangelici, notiamo,
da una parte, che essi ci offrono esempi di incontri almeno
apparentemente occasionali che hanno condotto a conversioni
radicali ma, dall'altra, non facciamo fatica a riconoscere che
i Vangeli sono, nella loro stessa struttura, testimonianza dell'esecuzione
del progetto con il quale Gesù formò i suoi. Gesù non mirò alla
comunità senza occuparsi concretamente dei singoli, né annunciò
il Vangelo del Regno senza farsi carico, nel bene e nel male,
fino alla croce di ciò che questo annuncio significò per Pietro,
Giuda, Maria, Zaccheo, Simone il fariseo, Levi, ecc. Arrivare
al cuore di questo uomo, condurre questa donna alla pienezza
della fede: ecco, alla fine, ciò che importava a Gesù.
L'accompagnamento e il singolo cristiano/a
Il discernimento nello Spirito è compito di tutta
la Chiesa ai suoi vari livelli e di ciascun cristiano/a. Ognuno,
infatti, è chiamato a personalizzare, oggi, in questo posto,
in questa Chiesa locale, in questa parrocchia, la sua vocazione
ad essere discepolo/a del Signore e ha diritto di chiedere e
di ricevere l'accompagnamento necessario perché ciò avvenga.
Che cosa è oggi particolarmente urgente nel cammino di sequela?
Si tratta di perseguire l'unità della persona e l'unificazione
della vita grazie ad uno sguardo e ad una esistenza che imparano
a stare fissi in Gesù.
L'accompagnamento spirituale favorisce allora, in sostanza,
la risposta alle seguenti domande. A quali condizioni, in questo
contesto, con queste difficoltà, di fronte a queste alternative,
posso essere il cristiano che desidero e devo essere? Quali
scelte, qui ed ora, mi permettono di raccogliere la mia vita
dalla sua tendenziale dispersione, in ordine ad una unificazione
nello Spirito che porti come frutto la pace profonda del cuore?
Si tratta di aiutare le persone a vivere fino in fondo la parola
che dice: "Io sono il Signore Dio tuo:… non avrai altri dei
di fronte a me" (Es 20,2) e l'altra, ugualmente fondamentale:
"…Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta
la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente;
e il prossimo tuo come te stesso" (Lc 10,27). L'idolatria è
dispersione, l'amore è unità.
Gli strumenti dell'accompagnamento
Quali gli strumenti? Innanzitutto, sono quelli
della pastorale ordinaria. Essa va proposta e vissuta nella
logica della relazione, caratterizzata sempre dalle differenze
di genere. Esiste infatti una modalità maschile e una femminile
di vivere ed esprimere tale relazione che non è indifferente
all'impostazione dell'accompagnamento spirituale personale e
comunitario. Fulcro della pastorale ordinaria è l'educazione
alla familiarità con la Parola di Dio attraverso le Sacre Scritture.
Esse sono il dono che ci educa tutti e ci fa discepoli, uomini
e donne, fratelli e sorelle, adulti. Metodo prezioso di meditazione
delle Scritture è quello della Lectio divina che viene praticato
secondo la nota scansione: lectio, meditatio, contemplatio,
operatio. L'Arcivescovo, tuttavia, ha indicato un secondo metodo
di fare Lectio "che parte dai fatti della vita, per comprenderne
il significato ed il messaggio alla luce della Parola di Dio".
Egli ha citato esplicitamente la revisione di vita, col suo
trinomio vedere, giudicare, agire, suggerendo questo metodo
come più consono agli incontri di gruppo. L'esperienza della
revisione di vita fatta in questi anni in diversi gruppi (giovanili,
ma anche di adulti, sposi e presbiteri) dimostra effettivamente
che si tratta di una modalità di ascolto della Parola, complementare
alla Lectio divina: "i due metodi si integrano a vicenda e si
correggono nelle loro possibili unilateralità" (C. M. Martini,
In principio la Parola, n. 17). La meditazione, comunitaria
e personale, delle Divine Scritture evita inoltre che chi accompagna
appaia o sia considerato come il maestro perfetto, autonomo,
abile nel suggerire ricette e chi è accompagnato rimanga minore,
insicuro, incapace.
Va poi riscoperto, come strumento ordinario, il
colloquio spirituale, espressione di relazioni istruite e vissute
nello Spirito. L'accompagnamento spirituale può essere vissuto,
per alcuni aspetti, anche a livello di gruppo, pur esigendo
dei momenti personali. Vi sono aspetti e punti del discernimento
spirituale che possono/debbono essere trattati insieme, mentre
ve ne sono altri che esigono di essere approfonditi nella relazione
a due. Come, infatti, c'è la vita quotidiana dei singoli, della
coppia, del gruppo e della parrocchia intera, così c'è un discernimento
che esige un accompagnamento personale, di coppia, di gruppo,
ecc. Come ci sono aspetti che vanno affrontati insieme, così
ve ne sono altri che richiedono la relazione personale: accompagnatore
- accompagnato. E' la comune docilità allo Spirito (dove comune
significa di tutti e, insieme, quotidiana) che suggerisce tempi
e modi e il desiderio condiviso di crescere come famiglia dei
figli/e di Dio e dei fratelli/sorelle di Gesù.
L'accompagnamento come una priorità per
l'anno pastorale 2000-2001
Questo lavoro di accompagnamento dei fedeli richiede
il coinvolgimento e la formazione di persone dedicate a tale
compito (si vedano, a titolo esemplificativo, le proposte di
Lavorare insieme 2000-2001). Quest'opera di accompagnamento
domanda però soprattutto una chiarezza di obiettivi e di strumenti,
in ordine ai quali si rimanda alle schede proposte qui di seguito.
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