ALLA RICERCA DELLE PRIORITA' PASTORALI
II Scheda LA SCUOLA
A) ATTUALITÀ
La scuola italiana sta cambiando radicalmente: per le logiche
organizzative, per il modo diverso di interagire delle persone
coinvolte, per la possibilità di differenziare le offerte formative
e per le nuove responsabilità affidate agli Enti locali (Regioni,
Province e Comuni).
Intorno ad essa gravita una forte attenzione, non sempre lineare,
dell'opinione pubblica e delle istituzioni politiche, sconosciuta
fino a pochi anni fa. In Italia, a partire dal 1996, con un
ampio e impegnativo dibattito tra le forze politiche, culturali
e sociali, è stato attivato un processo di forte e avventuroso
rinnovamento dell'intero sistema scolastico nazionale.
La legge n° 59/97, sull'autonomia della istituzioni scolastiche,
segna concretamente un passo avanti offrendo a tutte le agenzie
educative una maggiore libertà per impostare la propria attività
formativa. In particolare c'è da registrare un salto di qualità
nella progettualità richiesta ad ogni scuola che, in tal modo,
potrà ancor meglio presentarsi ai genitori - primi responsabili
dell'educazione - con un piano dell'offerta formativa sempre
più trasparente. Il rischio sotteso è quello di puntare più
sulla quantità dell'attività scolastiche e parascolastiche offerte
che non sulla qualità formativa dell'offerta stessa. La legge
quadro n° 30/2000 sul riordino dei cicli scolastici, ridisegna
in modo globale l'architettura del sistema di istruzione, modificando
le tradizionali articolazioni interne (elementare, media, secondaria
superiore). Il nuovo sistema, in concreto, prevede: una scuola
dell'infanzia (3 - 6 anni) non obbligatoria, alla quale segue
un ciclo primario (detto scuola di base), di durata settennale,
con un successivo ciclo secondario quinquennale, articolato
in un biennio e in un triennio distinto per indirizzi (umanistico,
scientifico, tecnico - tecnologico, artistico e musicale). L'obbligo
scolastico, già innalzato per legge al quindicesimo anno di
età, interessa, dunque, anche il biennio della secondaria, mentre
l'estensione complessiva del percorso di istruzione termina
a 18 anni, anticipando di un anno la conclusione attualmente
in vigore. Sembra apprezzabile la scelta legislativa di fondo,
orientata all'elaborazione di un disegno globale di riforma,
tale da favorire, da un ciclo all'altro, collegamenti e passaggi
più coerenti e lineari di quanto non avvenga ora con ordini
e gradi scolastici (elementare, media e superiore), regolati
da quadri legislativi risalenti ad epoche diverse. Tutto questo
deve sollecitare una programmazione educativa-didattica attenta,
anche nelle articolazioni interne ai singoli cicli, agli specifici
bisogni di crescita dell'alunno nel progredire delle sue tappe
evolutive.
È opportuno richiamare, però, l'attenzione anche su alcuni aspetti
problematici: pensiamo, in primo luogo, alla definizione dei
contenuti culturali (saperi) per i singoli cicli e, secondariamente,
all'articolazione del settennio di base, per la quale occorre
cautelarsi da una sorta di elementarizzazione protratta. Non
può essere passato, infine, sotto silenzio il problema della
formazione professionale, troppo a lungo considerata come una
sorta di canale parallelo e quindi del tutto estranea alla scuola
secondaria, con la principale funzione di sbocco e recupero
per soggetti socialmente deboli e scolasticamente poco motivati.
La legge n° 62/2000 ha per titolo "Norme sulla parità scolastica
e disposizioni per il diritto allo studio e all'istruzione".
Presenta apprezzabili aspetti fondamentali di carattere giuridico
quali: l'affermazione relativa al sistema nazionale d'istruzione;
l'espresso riconoscimento del servizio pubblico delle scuole
paritarie; la piena libertà culturale e pedagogica con il diritto
di dichiarare nel progetto educativo la propria ispirazione
ideologica e religiosa; la libertà riconosciuta di scegliere
il personale dirigente e docente, purché fornito di titoli abilitanti.
Il testo della legge mostra, tuttavia, i suoi limiti di incompiutezza
e ambiguità. Il provvedimento segna - da un punto di vista economico
- un passo significativo per le scuole materne e per la scuola
elementare, mentre per la scuola secondaria è assolutamente
insufficiente perché lo scarso riconoscimento economico, affidato
alle modeste borse di studio, è confinato nel semplice diritto
allo studio.
B) DISCERNIMENTO
Il complessivo mondo della scuola con le sue riforme costituisce
una sfida per la comunità cristiana anche alla luce del progetto
culturale orientato in senso cristiano, che sollecita l'impegno
dei credenti ad operare nell'area delle idee e del costume per
contribuire, in dialogo con la società civile, ad elaborare
la cultura d'oggi e di domani e a rinvigorire il tessuto etico
del Paese, attorno a quel patrimonio di convinzioni e di valori
umani e cristiani che costituiscono il tessuto sociale e la
memoria della nostra civiltà italiana ed europea.
Vanno pertanto seguiti con vigile attenzione gli sforzi che
il sistema scolastico nazionale sta compiendo per rinnovare
la propria identità e progettualità formativa. L'apporto delle
comunità cristiane può contribuire positivamente a questo sforzo,
anzitutto offrendo agli operatori scolastici, agli alunni e
alle famiglie alcuni criteri di discernimento per capire le
esigenze educative e formative più profonde e più vere delle
nuove generazioni.
Ai credenti spetta non solo di vigilare nei confronti di eventuali
progetti educativi parziali, ma anche di rendersi capaci di
convincenti proposte rispettose dell'integrità delle esigenze
di crescita dello studente e della tipicità della personalità
maschile e femminile, intesa non come limite ma come risorsa.
Sotto questo profilo, è fuori dubbio che nei percorsi formativi
scolastici odierni una cura particolare debba essere riservata
alle questioni che attengono alla sfera del senso e alle sue
connessioni con la ricerca della verità.
La dimensione religiosa e il relativo insegnamento della religione
cattolica dovranno, infatti, essere contemplati nel quadro dei
saperi che costituiranno la base della formazione dei ragazzi
e dei giovani. Lo stesso Sinodo Diocesano 47°, riconoscendo
che "nella scuola si compie, in larga misura, la formazione
della persona" (cost. 566,1), definisce la scuola "ambiente
educativo di apprendimento e di relazioni, dove l'informazione
alimenta cultura, con un compito specifico, anche se parziale
e sussidiario, rispetto a quello della famiglia" (cost. 566).
Senza entrare in valutazioni tecniche e specialistiche dei singoli
segmenti della riforma in atto, risulta pastoralmente utile
indicare alcune "linee di tendenza" che, se comprese e utilizzate
in maniera appropriata, possono di fatto aiutare le istituzioni
scolastiche ormai autonome ad assumere la necessaria agilità
e libertà per rinnovare se stesse e garantire un servizio scolastico
più conforme alla nuova domanda educativa:
a) la centralità educativa della persona, sottesa a tutto il
processo scolastico;
b) il riconoscimento del protagonismo di tutti i soggetti dell'istruzione
e dell'educazione, in particolare la valorizzazione della famiglia
come soggetto educante;
c) un'attenzione maggiore verso i risultati rispetto agli adempimenti
amministrativi; verso il successo formativo di tutti gli alunni,
rispetto alla pura e semplice selezione meritocratica;
d) la semplificazione dei percorsi formativi per ridurre discontinuità,
ridondanze e abbandoni;
e) la legittimazione dell'identità di ciascuna scuola, liberata
da forme di omologazione e standardizzazione;
f) la progressiva, anche se ancora timida, destatalizzazione,
sburocratizzazione e flessibilità del sistema scolastico a favore
di una crescente autonomia delle singole istituzioni nei settori
organizzativi, gestionali, amministrativi;
g) il superamento dell'autoreferenzialità della scuola (visione
scuolacentrica) attraverso un dialogo/confronto con il territorio
(università, istituzioni, Enti Locali, sistema produttivo ed
economico, agenzie formative);
h) il valore delle associazioni, sussidiarie alle famiglie e
ambito privilegiato di confronto delle opinioni per raggiungere
una capacità propositiva e credibile. Le nostre comunità (parrocchia,
oratorio, associazioni, gruppi e movimenti) non sono forse ancora
pienamente consapevoli di questa nuova frontiera di impegno.
È lodevole la presenza di tanti genitori, impegnati negli Organi
Collegiali e il lavoro che si svolge da anni negli oratori con
i vari "doposcuola parrocchiali", ma se non ci si attrezza e
impegna oggi per essere, da protagonisti, dentro il cambiamento,
dovremmo condividere domani la responsabilità di una scuola
debole ed inefficace sul piano del profilo educativo.
C) PROSPETTIVA SCOLASTICA IN PARROCCHIA E
NEL DECANATO
L'autonomia delle istituzioni scolastiche, introdotta con legge
n° 59/97, ha avviato un vasto processo di trasformazione dell'impianto
e della logica strutturale del sistema scolastico italiano,
con l'obiettivo di rendere le scuole più direttamente responsabili
rispetto alle istanze formative delle giovani generazioni e
delle famiglie. Con la promulgazione del Regolamento sull'autonomia
organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche (DPR
275/99) viene a delinearsi "una scuola delle autonomie", dove
tutte le componenti (docenti, studenti, genitori e dirigenti)
sono corresponsabilizzate nelle attività formative. La normativa
che è stata approvata apre nuove prospettive di un notevole
interesse.
a) Gli Istituti scolastici autonomi potranno stipulare convenzioni
con enti pubblici e privati e con associazioni per proporre
corsi, aggiornamenti, iniziative di formazione e culturali,
ricevendo anche sovvenzioni (DPR 233/98 e DL 112/98).
b) Gli Enti locali (Comune, Provincia, Regione) potranno, dal
canto loro, entrare in ambiti d'intervento importanti e delicati
quali l'educazione alla salute, l'orientamento, la lotta alla
dispersione scolastica (DL 112/98).
c) Le famiglie potranno entrare nella scuola non solo attraverso
il canale degli organi collegiali (tra l'altro, anch'essi vicini
ad una riforma che si annuncia piuttosto radicale), ma anche
collaborando con la scuola alla stesura di progetti e di percorsi
formativi (Direttiva 133/96).
Il Regolamento prevede che "i collegi docenti tengano conto
delle proposte e dei pareri formulati dalle associazioni, anche
di fatto, dei genitori e degli studenti" (art. 3, comma 3).
È molto importante che il Regolamento parli di "associazioni
anche di fatto", perché in questo modo si consente che un qualunque
gruppo di genitori, anche senza statuti e carta intestata, può
darsi da fare, organizzarsi e costituirsi come interlocutore
preciso dell'istituto scolastico. C'è quindi bisogno che famiglie,
studenti e associazioni diventino interlocutori attivi con docenti
e dirigenti nel definire le attività formative. L'associazionismo,
nel nuovo contesto, diventa strumento a disposizione di studenti
e genitori per rapportarsi direttamente con le istituzioni,
per definire insieme linee orientative e per intervenire concretamente
sui problemi formativi.
Una rinnovata attenzione alle problematiche educative e alle
connesse responsabilità della scuola dovrebbe condurre i consigli
pastorali, decanali e parrocchiali ad interrogarsi sulla effettiva
capacità di educare alla fede da parte delle nostre comunità
e sulla necessità di progettare e proporre itinerari organici
ed incisivi di iniziazione cristiana. Anche la stessa pastorale
familiare non può disattendere quanto stia cambiando la scuola
in questa precisa e delicata stagione di riforme e non può non
tener conto delle modalità diverse di relazionarsi con la scuola
da parte degli stessi genitori che vivono situazioni difficili
nel matrimonio.
Occorrerà che le comunità parrocchiali, mentre aiutano gli alunni
a comprendere e a valorizzare l'importanza del momento formativo
scolastico, conoscano realmente le istituzioni scolastiche statali
e paritarie operanti sul territorio e progettino i loro interventi
pastorali per le varie fasce di età, in particolare per quella
giovanile, tenendo conto anche delle attuali proposte formative
della scuola.
Fare pastorale significa anche essere più attenti a ciò che
i ragazzi e i giovani vivono momento per momento e accompagnare
i loro delicati passaggi scolastici, soprattutto la scelta della
scuola superiore e la scelta e la frequenza dell'insegnamento
della religione cattolica, valorizzando opportunamente la competenza
degli insegnanti presenti in parrocchia.
La catechesi degli adulti potrebbe prevedere anche momenti specifici
per gruppi di genitori desiderosi di impegnarsi nella scuola,
partecipando attivamente come rappresentanti "eletti" nei consigli
di classe, di circolo e di istituto. Va anche considerato che
la formazione di un gruppo di genitori ben preparati costruisce
una "cultura" comunitaria di attenzione e di presenza nella
realtà scolastica che si trasmette, di anno in anno, costruendo
una continuità di lavoro e di competenze che diventa inevitabilmente
ricchezza anche per tutta la comunità del quartiere e della
zona.
Spesso ci angustiamo perché la pastorale giovanile - di norma
attivata su base cittadina o decanale - non trova sempre lo
slancio missionario di cui ha bisogno: le proposte di evangelizzazione
rischiano di limitarsi ai giovani che già vivono un rapporto
con la comunità cristiana e non raggiungono coloro - sembrano
la maggioranza - che si lasciano vivere nella banalità quotidiana,
senza forti riferimenti educativi e valoriali. Eppure la grande
maggioranza di questi giovani è presente nella scuola e nella
scuola (Sinodo 47°, cost. 569) incontra altri giovani e educatori
adulti e credenti (Sinodo 47°, cost. 567,1), che possono aiutarli
a mettersi nell'atteggiamento di ricerca sincera della verità
e possono offrire la testimonianza di una verità che libera
e arricchisce l'esistenza, nelle diverse modalità culturali
e relazionali proprie della vita scolastica e nel rispetto della
coscienza di ciascuno.
Tale esperienza avviene lodevolmente in tante scuole statali
e scuole cattoliche.
Nel contesto dei cambiamenti in atto nella scuola è importante
che le comunità cristiane ridestino il loro impegno di attenzione
nei confronti di tutte le istituzioni scolastiche presenti sul
territorio, in particolare con le scuole cattoliche, sapendo
che: "Non devono esistere zone di estraneità o di indifferenza
reciproca, quasi che altra cosa fossero la vita ecclesiale e
l'attività pastorale, altra la scuola cattolica ed i suoi problemi"
(Giovanni Paolo II, Assemblea Nazionale sulla Scuola Cattolica,
30/10/99). In questa prospettiva di collaborazione con le scuole
cattoliche, può trovare soluzione l'attività di formazione,
di sostegno e di incoraggiamento che le parrocchie sono chiamate
ad attuare nei confronti dei genitori che hanno figli in età
scolare. L'esperienza complessiva della scuola cattolica, soprattutto
nelle scuole superiori, potrebbe diventare un curioso ed interessante
capitolo della pastorale giovanile. Il Sinodo 47° ricorda che
"in ogni decanato ci sia la consulta per la pastorale scolastica
con il compito di studiare i problemi emergenti nelle scuole
del territorio e di animare e coordinare la presenza dei cristiani
nella scuola" (Cost. 591,3). I decanati che hanno attivato la
consulta stanno mediamente raggiungendo tre obiettivi: quello
formativo dei componenti della consulta stessa, facendo riferimento
ai criteri educativi a partire dalla visione cristiana della
persona e dai valori specifici del percorso scolastico; quello
della conoscenza della normativa legislativa, per offrire alla
comunità locale giudizi di valori e orientamenti propositivi
rispetto alla complessità dei cambiamenti in atto e quello della
conoscenza della situazione delle scuole del territorio, individuandone
i problemi emergenti e mettendone in evidenza le esperienze
e le iniziative positive.
D) RIMANDO DIOCESANO
Il rinnovamento in atto nella scuola è solamente agli inizi
del suo cammino. Il raggiungimento delle mete previste comporterà
tempi lunghi di sperimentazione, di ricerca e di confronto e
sarà soprattutto frutto della collaborazione di tutte le persone
e delle realtà coinvolte nell'istituzione scolastica. È comune
auspicio che l'elaborazione e l'attuazione di questo complessivo
progetto di riforma avvengano attraverso la valorizzazione degli
apporti specifici di tutte le componenti della società. L'innovazione
è frutto di una condivisa e cordiale partecipazione, che va
ben oltre il semplice dato legislativo. La Chiesa diocesana
articola in una pluralità di forme l'impegno di servizio e di
testimonianza nell'ambito della scuola (cfr. Sinodo 47°, cost.
570, 1 e 2). Per questo, tramite l'Ufficio e la Consulta diocesana
di Pastorale Scolastica, vorrebbe aiutare le comunità della
diocesi a seguire, con puntuale attenzione e con rinnovata disponibilità
all'impegno, la presente stagione di riforme che prepara la
scuola del terzo millennio. I cambiamenti riguardano principalmente
l'attuazione dell'autonomia, il riordino dei cicli d'istruzione
e la parità; aspettano inoltre adeguata soluzione importanti
problemi quali la riforma degli organi collegiali e la definizione
dei saperi essenziali. Pur nelle incertezze e nei rischi che
il nuovo sempre comporta, la tensione al miglioramento e la
ricerca di un sistema formativo più rispondente alle esigenze
dei tempi vanno accolte con spirito costruttivo. Ne deriva un
invito a disporsi verso i processi di riforma, anche quelli
più radicali e meno soddisfacenti, non con spirito pregiudizialmente
sospettoso e ostile, ma critico e propositivo, per cercare insieme
le strade più convenienti.
GLI ALUNNI E LE LORO FAMIGLIE
Le novità progettate per il mondo della scuola prevedono una
sempre più ampia permanenza e partecipazione a scuola da parte
degli alunni, i quali si troveranno davanti a proposte diversificate
e a molteplici iniziative formative. Ci accomuna la speranza
che questa maggiore permanenza a scuola non ostacoli o impedisca
altre importanti attività formative proposte da agenzie educative
quali la parrocchia, l'oratorio, le associazioni, i movimenti
ed i gruppi. Agli studenti, soprattutto della scuola secondaria,
è rivolto l'invito ad essere presenti negli organismi di partecipazione
(di classe o di istituto) e a operare, con l'aiuto delle associazioni
studentesche cristiane - coordinate dalla Commissione Diocesana
Studenti - scelte responsabili, capaci di contribuire al pieno
sviluppo della loro personalità, in vista di una costruttiva
proposta dell'offerta formativa. Anche per i genitori, come
già si è accennato, si aprono nuovi spazi e nuovi orizzonti
di partecipazione e di coinvolgimento nell'ambito scolastico;
risulta pertanto importante che essi pure partecipino, in maniera
attiva, alla elaborazione e alla definizione del piano delle
offerte formative e valorizzino l'apporto delle associazioni
(A.GE. e A.GE.S.C.) allo scopo di elaborare insieme, e in dialogo
con i docenti, le competenze e gli strumenti necessari per una
presenza incisiva e corretta della vita scolastica.
GLI OPERATORI IMPEGNATI NEL MONDO DELLA SCUOLA
Siamo tutti consapevoli della complessità della riforma della
scuola che dovrebbe tener conto della realtà nella quale gli
alunni vivono, del patrimonio culturale da trasmettere, dell'educazione
da offrire e di molte altre variabili. Per questo sembra importante
sottolineare l'impegno di docenti e dirigenti perché la centralità
dell'alunno e la promozione del suo integrale e armonico sviluppo
siano considerate scelte irrinunciabili e prioritarie a cui
deve essere ordinata tutta la struttura scolastica. La scuola
è per molti insegnanti e dirigenti cristiani il campo privilegiato
del loro personale cammino di santificazione e di esercizio
di una forma di apostolato che trova legittimazione prima e
indifferibile in un competente servizio educativo e culturale.
In particolare: i credenti, valorizzando le associazioni laicali-ecclesiali
di categoria, sono chiamati ad impegnarsi nella costruzione
di progetti e nella realizzazione di iniziative che, in un clima
di leale e fattiva collaborazione, propongano quei valori positivi
e profondamente umani di cui il cristianesimo è portatore. La
comunità cristiana, nelle sue varie articolazioni, sente di
dover condividere con i dirigenti scolastici e con gli insegnanti
l'esigenza di ridefinire, secondo un più alto profilo, la figura
dell'educatore nella scuola, facendo sintesi tra le competenze
professionali e motivazioni educative, con una particolare attenzione
alla capacità di dialogo e di confronto oggi richiesta dall'esercizio
sempre più collegiale della professionalità docente.
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