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Pagine a cura della Diocesi di Milano www.diocesi.milano.it
 
Accompagnare la vita quotidiana
 

ALLA RICERCA DELLE PRIORITA' PASTORALI

III Scheda IL LAVORO

A) ATTUALITÀ

(Alla fine di ogni paragrafo un titolo tra parentesi quadre, in corsivo, rimanda ad una specifica scheda che verrà predisposta dal competente Ufficio e che quindi potrà essere utilizzata per approfondire l'argomento a cui si fa riferimento)

1. LAVORO

a) Il mondo economico ha rotto gli argini della realtà nazionale ed ormai si pone a livello internazionale, anzi a livello di mondializzazione, presentando così quegli aspetti di frammentarietà e di globalità: le aziende si spezzano e si accorpano, si vendono e si comperano, si privatizzano e si vanificano. In questo crogiolo il lavoro esige grandi spazi di flessibilità, pone interrogativi su chi è responsabile, chi dirige, chi compera e chi vende. Così il mondo sta modificandosi, passando attraverso numerose trasformazioni: dalla stabilità all'instabilità, dalla garanzia alla precarietà, dalla città alla grande metropoli, caratterizzata tuttavia dal frazionamento del suo tessuto urbano, dalle grandi alle piccole e medie industrie, dal lavoro ai lavori, dal posto fisso alla flessibilità, dalla solidarietà all'individualismo, dalla Stato sociale allo Stato liberale, dalle industrie pubbliche al mercato, dal progetto all'indistinto, dalla ideologia alla banalità [globalizzazione].
b) Oggi ciascun adulto sta scoprendo una trasformazione poderosa nel mondo del lavoro poiché i cambiamenti si susseguono a ritmo inimmaginabile. Si può dire che siamo nel tempo del postindustriale o nella nuova fase di rivoluzione dettata dal telematico. L'impatto delle nuove tecnologie sta trasformando il lavoro e lo stile stesso della produzione per cui tutti i nostri tradizionali parametri, che si applicavano al lavoro, restano fuori corso. La produzione avrà sempre meno bisogno di lavoratori poiché il prodotto si moltiplicherà diminuendo il personale che assumerà la funzione di tecnico della produzione. Si scopriranno nuovi e inimmaginabili lavori con altissime qualifiche, continueranno pure quelli dequalificati, ma sempre meno e poco remunerati. Si dovranno invece sviluppare, in modo massiccio, la cura ed i servizi alla persona per la prospettiva di un migliore bene essere, nel contesto di una vita prolungata [Lavoro domani].
c) Il problema del significato del lavoro si ripropone oggi con maggiore urgenza: quale significato personale e quale significato sociale per il lavoro? Ci si trova ad una divaricazione fra l'importanza oggettiva (per la società, per la vita di una persona e per la famiglia) e la tendenziale irrilevanza della percezione soggettiva del lavoro a cui non si dà rilievo di valore (a livello sociale ma anche personale e pastorale) [valore del lavoro].
d) Si assiste tuttavia alla ricerca di un troppo lavoro (l'accaparramento, il lavorismo, il doppio lavoro...) mentre non diminuisce la disoccupazione (il niente lavoro). Nello stesso tempo si scoprono vaste zone di cattivo lavoro (a causa di orari, salari, trasporti, infortuni, tipi contrattuali, lavoro nero e precario...) e l'aumento delle diseguaglianze di opportunità (tra manager e lavoratori manuali, tra uomo e donna, tra precari che non hanno garanzie per un domani e si sentono dire che a quarant'anni sono vecchi e le fasce deboli verso cui scivolano persone senza risorse, dagli ex-carcerati agli ultraquarantenni rassegnati, malati psichici e persone fragili, disoccupati di lunga durata e persone senza particolare qualifica) [occupazione-disoccupazione].
e) Si assiste così alla rottura della classe e della solidarietà meccanica e quindi ad un diverso modo di aggregazione del mondo del lavoro. Il lavoro si trasforma, ma non ha più rilevanza nel cambiamento della città (in cui viviamo) e della società (che costruiamo). Si seppellisce l'ipotesi della trasformazione della società a partire dai luoghi di lavoro: sogno degli anni settanta. Tuttavia i lavoratori ci sono ancora (anche se meno visibili) e vivono questo momento in difficoltà poiché sono impreparati alle trasformazioni e angosciati nelle prospettive che si aprono. Per il lavoro dei tecnici, poiché è essenziale una maggiore disponibilità di tempo e di competenze, è molto più difficile l'inserimento della donna, tanto più che bisogna spesso lavorare all'estero. Da qui nascono incertezze e paura [Solidarietà oggi].
f) Il ruolo del Sindacato è fondamentale ancora oggi, pur con tutte le difficoltà che incontra nel mondo del lavoro, così profondamente trasformato. E' chiaro che, come per qualunque realtà associativa, bisogna rifarsi alla sua storia e al valore che ha sviluppato in questi anni. Vanno inoltre valutati i progetti ricordando che, finora, l'ipotesi di una buona rappresentanza dei lavoratori è passata attraverso la prospettiva di unità sindacale, essendo già sentita, alla base, come valore. Compito e riscatto per il futuro potrebbe essere quello di allargare, tra tutti, la solidarietà riscoprendo probabilmente forme nuove e aggregative che non si fermano solo alla fabbrica o all'azienda, ma che cercano di diventare sostegno per le realtà marginali [sindacato].
g) Oggi, sempre più, ogni persona cerca la sua realizzazione extra lavoro: nella famiglia, nella formazione personale, nell'impegno sociale, nel tempo libero. Significative la febbre del sabato sera, la fuga nel week-end, lo spasimo e i sogni per le vacanze... Si è poi confusa l'emancipazione della donna con il salario. Si suppone invece di prevedere una pari dignità tra uomo e donna, pur con differenti presenze. In questa problematica s'inseriscono due fenomeni interessanti di grande rilevanza sociale quale il volontariato e la cooperazione. Si richiedono grande disponibilità e competenza, valori alti e coraggio nell'analisi della realtà. Il volontariato più consapevole e più attrezzato sfocia nella gestione della cooperativa sociale poiché gli strumenti soliti dell'azione caritativa non reggono le esigenze e non offrono altro che un contributo per la sopravvivenza. Gli impegni si rivolgono, per lo più, ai disabili e alle fasce deboli. La Chiesa deve essere attenta come stimolo, come sostegno e come pilota facendo interagire la comunità cristiana e la cooperazione, venendo altrimenti a mancare il retroterra e il terreno in cui attecchire. Nello stesso tempo va fatta una interessante operazione di sensibilizzazione delle istituzioni perché si accorgano delle realtà deboli e, pur in collaborazione, provvedano alle esigenze fondamentali del lavoro e della casa per chi è in difficoltà [volontariato e cooperazione].

ECONOMIA

a) L'attività economica va considerata con riferimento alla trasformazione tecnologica da una parte e socio culturale dall'altra. Si pongono alcune domande:
· a livello di libertà: ci sono nuovi spazi di liberazione o nuove costrizioni?
· a livello di produzione, che oggi è a livello di abbondanza: si producono cose necessarie, superflue, lussuose, o addirittura dannose?
· a livello di scelte: chi decide in un'economia senza misura che porta a conflitti ed esaurisce le risorse del pianeta, ponendo il predominio dell'economico sul politico?
· a livello di lavoro: come l'aumentata produzione si accompagnerà alla diminuzione della mano d'opera? Ci sarà infatti maggior tempo libero da una parte e aumentata povertà e diseguaglianza tra le persone e le famiglie dall'altra.
· Da non dimenticare la finanziarizzazione dell'economia: gli investimenti non si misurano più tanto sulla produzione, ma sulla speculazione; prevale perciò l'economia monetaria sul lavoro e sugli scambi commerciali; le società guadagnano in borsa mentre licenziano; la gente, ingolosita ma spesso inesperta, investe i propri risparmi e rischia di vederli sfumare, travolta dalle operazioni di borsa, manovrata da grandi finanzieri di tutto il mondo.
· Chi sono i nuovi padroni delle aziende e chi ristruttura e licenzia gli esuberi? Senza saperlo, la massa dei piccoli risparmiatori, che vogliono comunque guadagnare senza porsi altri problemi, sono anonimi, responsabili manovratori di operazioni di azienda che costano spesso posti di lavoro [Etica e finanza].
b) Lo Stato Sociale, nel XX° secolo, ha avuto una funzione preziosa poiché ha incoraggiato idee di solidarietà, di universalismo nel rispondere ai bisogni (vedi la sanità), di difesa e sostegno delle realtà più deboli. E tuttavia ora è in crisi, travolto dalla logica mercantilistica, prima di tutto, ma anche dalla "caduta del senso della socialità, per le tendenze egoistiche che gonfiano il catalogo dei diritti e delle pretese di ciascuno, lasciando in ombra i doveri, le relazioni, le responsabilità" (Commissione 'Giustizia e pace', Stato sociale ed educare alla socialità, n. 13) [Stato sociale].
c) Il problema delle scelte per la carriera della donna.

SOCIETÀ

a) Non si può dire che ci siano situazioni particolarmente drammatiche di delinquenza rispetto ad alcuni anni fa (gli stessi magistrati verificano un calo di omicidi rispetto al 1992). Eppure serpeggiano sentimenti diffusi di insicurezza ed inquietudine poiché stanno saltando alcuni parametri legati a garanzie sul futuro, riguardanti il lavoro, la casa in affitto, difficile da reperire e molto costosa, la sfiducia verso la magistratura e la giustizia. Il clima, che si vive, risente di chiusura verso ipotetici nemici che prendono spesso forma nella figura dell'immigrato e del diverso: si vive nella classe ansiosa. Si subisce il cambiamento e non si intravedono soluzioni anche se si può supporre che una via di uscita ci sarà, ma non si sa quale. Nel frattempo, si possono richiamare alcune intuizioni che aiutano a decifrare o almeno a registrare il presente: · dominano la scienza e il suo progresso, ma esiste meno fiducia nei risultati, · il materialismo apre la porta all'indifferenza, · il disagio sul futuro schiude spiragli di ricerca del sacro, · la paura sul domani frammenta il presente e lo rende evanescente. Si passa così:
* dalla parola all'immagine,
* dal racconto allo spot,
* dallo stile alla stravaganza,
* dalla coscienza di una responsabilità all'anarchia [quale società oggi].
b) La questione ecologica sta diventando un problema fondamentale poiché ci si rende conto di aver puntato troppo sul progresso indiscriminato, senza regole, ed ora ci si accorge di non avere un capitale inesauribile. Da qui si sviluppano le riflessioni interessanti sullo sviluppo sostenibile, particolarmente caro all'episcopato tedesco e da qui prende maggior vigore la riflessione sul rapporto tra la scienza e la persona con tutto il corteo di corollari che vanno dalla buona vita all'eutanasia, dalla bioetica alla dignità delle persone handicappate, dai prodotti transgenici alle garanzie sulla salute e all'informazione ai consumatori. Si stanno aprendo orizzonti inimmaginabili a cui non si può sfuggire poiché, al centro, ci sono il senso e la vita delle persone [La questione ecologica].
c) Le ideologie si sono appiattite nel privato e nell'evanescenza del non possibile ed è, per ora, rimasto in piedi il liberismo che non sente regole particolari, ma opera con piena libertà su tutto l'orizzonte del mondo nella globalizzazione. Si è generata così una strana forma di disaffezione all'impegno politico, rifugiandosi nell'individualismo o in alcune forme di aggregazioni e partecipazioni private più accessibili e più visibili. Ne viene una grave crisi della partecipazione pubblica per la politica lontana [Fede e politica].

I PROBLEMI EMERGENTI

Tra i vari mondi che si aggregano, in questo contesto di cambiamento, i più significativi pare siano: il mondo dei giovani, il mondo della donna e il mondo delle migrazioni. Insieme si riaffacciano le prospettive della povertà e della esclusione sociale che richiedono una particolare trattazione nell'ambito del pianeta globalizzato che, purtroppo, tende a moltiplicare, soprattutto nelle metropoli e tra i disoccupati, drammi gravissimi.

  1. Il mondo dei giovani è variegato e misterioso come sempre! Comunque uno dei problemi sempre più importanti è quello della formazione permanente che interessa il mondo dei giovani come impostazione di vita e di approccio al lavoro, ma interessa anche il mondo degli adulti, impegnato ad un continuo aggiornamento. Ancora oggi, nel lavoro, è importantissimo il ruolo della scuola e della formazione professionale (e dell'orientamento). Ci si collega allora a tutta la tematica della scuola, riletta in termini di maturazione e quindi di preparazione al lavoro. Essa deve affrontare l'addestramento serio (incoraggiando all'utilità e all'interesse anche per i mestieri e le prestazioni manuali), l'educazione e la consapevolezza di vivere in una società che si sviluppa offrendo strumenti che facciano conoscere la realtà in cui viviamo, l'esigenza di duttilità e la capacità d'inserimento, la disponibilità al cambiamento, la ricerca del proprio lavoro che deve avere, come premessa, la domanda: 'Che cosa veramente voglio? Perché? E quindi chi sono? Dove voglio arrivare?' [Formazione permanente].
  2. Nel nostro tempo si è fatto grande e impegnativo il tema della donna in rapporto alla famiglia, in rapporto alla parità e al lavoro, e, esigenza emergente in questi tempi, in rapporto agli aspetti della reciprocità tra uomo e donna. Se questa problematica trova particolare riflessione nel settore pastorale della famiglia, sembra sia importante ripensare qui il profilo della donna almeno in relazione al lavoro e al suo più facile licenziamento con i conseguenti pericoli di povertà, soprattutto se sola (vedova o divorziata). Si sviluppano allora situazioni diverse: lavoratrice, in carriera, sposata, immigrata, nel lavoro di cura... Il mondo del lavoro è cambiato da quando la donna vi è entrata a pieno titolo. Essa pone la presenza di una diversa lettura della realtà, più creativa e più relazionale. Nella società essa obbliga a ripensare alle esigenze della famiglia, dei figli, dei ritmi degli orari di lavoro, degli stili, del rispetto reciproco (vedi l'attenzione del legislatore, ultimamente, circa le molestie sessuali sul posto di lavoro) [Donna e lavoro].
  3. In questi ultimi anni si è fatto importante ed impegnativo l'afflusso degli extracomunitari poiché questi fanno emergere difficoltà e sofferenze di popolazioni che vengono, tra noi, alla ricerca di prospettive di maggior benessere per sfuggire alla fame e alla disoccupazione. Ci siamo accorti di non essere un paese accogliente o per lo meno di essere un paese non preparato, anche se stiamo scoprendo di aver bisogno di molta mano d'opera per affrontare lavori e stili di vita che noi italiani non sapremmo più affrontare. Episodi di sfruttamento, di povertà e di criminalità insieme agli obiettivi disagi sulla casa, hanno fatto esplodere situazioni drammatiche che obbligano ad vero impegno da parte delle istituzioni insieme ad un volontariato che sappia impostare seriamente un suo sostegno e soccorso, ma che non può sopperire alla latitanza delle istituzioni stesse, soprattutto in termini di lavoro riconosciuto e in termini di alloggio [Gli immigrati tra noi].
  4. Il nostro tempo vede aprirsi a forbice la distribuzione della ricchezza per cui aumentano i poveri e aumenta l'esclusione sociale: sono due realtà che necessariamente non si sovrappongono ma che sono sempre più presenti, poiché nell'una emerge soprattutto la mancanza di risorse economiche per uscire dal livello di povertà, nell'altra emerge il rifiuto della cittadinanza che affossa sempre più la speranza di uscire dal baratro della insignificanza. Il nostro mondo postindustriale si sta popolando di queste figure che vivono nei modi più diversi nel tessuto urbano (si pensi a: emarginati, malati psichici, barboni). Nella grande città sono una realtà anonima e sconosciuta [Povertà ed esclusione].

B) DISCERNIMENTO

1. NODI (Sono già stati trattati in A) Attualità)

a) Valore della persona e del lavoro;
b) le caratteristiche maturate culturalmente portano l'uomo ad essere dominante sulla donna;
c) significato del proprio contributo: cittadinanza, professionalità e competenza (salario minimo come propedeutico per un lavoro) - vergogna della disoccupazione;
d) relatività del lavoro (non è tutto poiché l'uomo, che investe le proprie risorse, deve sapersi fermare per verificare sulla sapienza e sulle relazioni con Dio, il prossimo e se stesso): sua correlatività con il riposo e la festa [lavoro e riposo];
e) alienazione da lavoro: normalmente si dice che la vita comincia dopo e a prescindere (anche per la pastorale);
f) problema del doppio lavoro (crea difficoltà e scandalo, ma talora necessario / fenomeno delle consulenze esterne / in caso di alti redditi ripensare alla destinazione di una quota per solidarietà);
g) valore della partecipazione: sindacato, corpi intermedi, volontariato, impegno politico;
h) solidarietà possibili e il valore della testimonianza;
i) valore dei soldi e la ricerca del guadagno facile (borsa, lotto...);
j) valore della giustizia (e scandalo delle morti e degli infortuni sul lavoro) con l'impegno per la sicurezza e il bene comune [Infortuni e morti sul lavoro];
k) lavoro e vita di coppia: come si rapportano; l) la gerarchia come realtà dominante che deve dare risposte o non piuttosto soggetto che si coinvolge nella ricerca comune.

2. PAROLA

Nel Vangelo di Marco, al capitolo 10, troviamo una serie di episodi che insieme formano una sorta di parabola delle scelte del credente. In precedenza Gesù aveva fatto la sua proposta: "chi vuole essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mc 8,34). Il discepolo è colui che sa essere fedele a Dio, nonostante il rischio della vita. L'immagine della croce (era lo strumento di morte usato dall'impero romano per i condannati pericolosi e i terroristi) suggerisce un atteggiamento rivoluzionario rispetto ai criteri imperanti. Cosa vuol dire però, in concreto, prendere la croce? Non si tratta di fare fatica o di sopportare. Gesù risponde proponendo le cinque grandi scelte per una vita responsabile. Scelte di gratuità, proposte in termini nuovi rispetto alla mentalità del tempo, secondo lo stile che Gesù stesso ha avuto nella sua vita. Esse riguardano:
a) il matrimonio (Mc 10,1-12);
b) la emarginazione e le sofferenze attorno a sé (Mc 13-16);
c) il guadagnarsi il pane e quindi il denaro (Mc 17-34);
d) il potere che ogni persona ha acquisito (Mc 35-45);
e) la ricerca religiosa (Mc46-52).
Questi sono i problemi che ogni persona affronta. Gesù propone queste scelte come prospettive e progetto complessivo da affrontare con una mentalità nuova e coraggiosa. Perciò i grandi temi della famiglia, della responsabilità del male, del mondo del lavoro, della politica e della religione sono interpretati da Gesù secondo i parametri dell'Alleanza fra Dio e l'uomo, della solidarietà, della condivisione, del servizio, della ricerca del vero volto di Dio [L'adulto credente].

Altri brani per la riflessione:

a) Il cristiano sa che Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, ha passato gran parte della sua vita come un comune lavoratore (Mc 6,3).
b) I primi discepoli furono chiamati alla sequela entro le loro ordinarie attività di lavoro di pescatori (Mc 1,16-20).
c) Il lavoro si trasforma in affanno e rovina la vita delle persone quando si dimentica il primato della fede e si suppone che tutto dipenda dal nostro affanno, cercando il senso della vita nelle cose. Gesù pone il suo progetto nelle relazioni di fraternità secondo la logica evangelica: "Cercate prima il Regno di Dio" (Mt 6, 31-33).
d) La fatica del lavoro è l'ambito normale di vita e può diventare testimonianza di sequela: "se qualcuno vuol venire dietro a me [] prenda la sua croce ogni giorno" (Lc 9,23).
e) C'è il pericolo che il troppo lavoro non lasci spazio per l'ascolto della vita e della Parola di Dio: "Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno" (Lc. 10,41). L'uomo non è solo uno strumento di produzione, ma ricerca il senso della vita: si gioca, in questa dinamica, il rapporto fra lavoro e festa. La ferialità mostra che il compimento della vita non è già raggiunto; la festa ne celebra e pregusta la gioia. Ciò non sminuisce la fatica del lavoro, ma consente di viverla nella speranza e nella serenità.
f) L'uomo ha il compito di dominare la terra (Gen 1) e ciò diventa impegno per coltivarla e custodirla (Gen 2): richiamo antropologico e teologico alla salvaguardia del creato, secondo criteri di pace e giustizia sociale.
g) Il richiamo a non conformarsi alla mentalità di questo mondo è particolarmente significativo a fronte delle scelte quotidiane di vita e di lavoro (Rm 12, 1-2).
h) Infine, ogni persona è chiamata a rispondere del proprio impegno per il bene comune (1Cor 12,7) [Il lavoro nella Parola di Dio].

3. DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA - COSA DICE LA CHIESA SU LAVORO, ECONOMIA E VITA SOCIALE: I QUATTRO PILASTRI.

La Chiesa, nei secoli, ha affrontato molti problemi cercando di offrire, di volta in volta, pur nella sua povertà di realtà umana, delle risposte che corrispondessero al pensiero di Gesù. Si è occupata di questi problemi perché: "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi… sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore" (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 1) Sul tema del lavoro la lettera del Papa più puntuale è la Laborem exercens, e sulle questioni sociali più recenti riflettono in modo significativo la Sollicitudo rei socialis e la Centesimus annus. Riportiamo le quattro parole chiave di quanto dice la Chiesa in campo sociale:

a) Il primato della persona

Ogni donna e ogni uomo è figlia/o di Dio. La nostra dignità sta nell'essere fatti a sua immagine e somiglianza. Nessuno può quindi umiliare la persona. Ne consegue che il lavoro è per l'umanità e non viceversa. L'attività economica deve essere a servizio del bene della persona e di tutte le persone non le può rendere schiave (della fatica, del lavoro, del guadagno…o a causa della miseria).

b) Il bene comune

Il bene comune è il fine dell'organizzazione sociale. L'impegno professionale, sociale, sindacale, politico… non è buono quando bada a soddisfare gli interessi solo di una parte: che sia un gruppo, una categoria, una regione, una nazione… Fine della società è impegnarsi per la dignità e i bisogni di ogni persona.

c) La solidarietà

La solidarietà discende dal rispetto e dalla valorizzazione di ogni persona, che trova il suo pieno riconoscimento entro una società nella quale ognuno è intimamente dipendente dalla vita dell'altro. Comporta il non guardare solo a sé ma farsi carico dei problemi e delle sofferenze degli altri: che siano vicini o lontani, meritevoli o meno. E' necessaria la ricerca di una pari dignità nella diversità. La solidarietà, tuttavia, ha bisogno di una approfondita riflessione per come si è posta nella storia degli ultimi cento anni.

d) La sussidiarietà

Ognuno deve fare quanto è in suo potere di fronte ad un problema. Non è corretto delegare ad altri quanto possiamo fare noi. La sussidiarietà richiama la responsabilità personale, a fronte della tendenza facile a dire: 'è compito di altri…'. Richiama anche una progressione naturale dell'agire che parte dalla persona e dalla famiglia e si articola nei corpi intermedi, fino all'azione degli organismi nazionali e sovranazionali. Ogni intervento deve essere deciso nell'ambito il più possibile vicino alle persone che ne saranno coinvolte, compatibilmente con la natura delle scelte in gioco [Il lavoro nella Dottrina Sociale].

4. SINODO DIOCESANO 47° - MAGISTERO DELL'ARCIVESCOVO CARD. C. M. MARTINI

Tutto il capitolo 24 del 47° Sinodo Diocesano parla di questi problemi. In particolare, pare significativo richiamare le costituzioni: n. 534 (sui luoghi di impegno), n. 542 (sull'evangelizzazione del mondo del lavoro), n. 543 (educare al senso del lavoro) e n. 544 (la cultura della solidarietà). L'intero magistero del Card. Martini è segnato da una costante attenzione ai problemi sociali e del lavoro. Occasioni privilegiate sono state, negli anni, le Giornate Diocesane della Solidarietà, le Veglie per i Lavoratori e, di recente, gli incontri del primo Maggio con i giovani lavoratori e disoccupati. Come esempio, richiamiamo il suo discorso alla veglia di Molteno (1997) e quello ai giovani al Centro Vismara (1996).

C) PROSPETTIVE PER LA PARROCCHIA E IL DECANATO

1. LA CONSAPEVOLEZZA DEL PROBLEMA

Impostare la Pastorale del Lavoro significa, come per tutte le pastorali, ma particolarmente per questa, ripensare alla struttura dell'operosità e del vissuto della Chiesa poiché esigenze di stile, coerenze e lavoro s'intersecano nella vita quotidiana e sono tessuto e materiale di vita che interpella la fede e la continua conversione di cuore. Dai testi biblici, dalla proposta di Gesù e dalla esperienza della prima comunità cristiana emergono alcune linee fondamentali per la Chiesa in cui viviamo oggi:
a) Essa è un popolo di fratelli e di sorelle: "Uno solo è il Padre vostro, […] uno solo è il vostro maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo" (Mt 23,8-11).
b) In questo popolo sono perciò fondamentali la responsabilità e la comunione: "Come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?" (Lc 12,56-57). [I Laici nella Chiesa e nella società].
c) Essere un popolo suppone consapevolezza di fedeltà all'Alleanza, riscoperta del dono di Dio attraverso Gesù e scelta responsabile dei valori del Vangelo.
Fondamentalmente due dovrebbero essere i riferimenti per una consapevolezza e una maturazione comune che la comunità cristiana mette a disposizione di tutti:
a) la Parola di Dio con la quale ci si incontra secondo ritmi e modalità precise: sono, tra l'altro, momenti di verifica e di coscienza critica comune, dove ci si ricostituisce ricchi, di fiducia e di Spirito, in rapporto con la propria concreta esistenza quotidiana, comprese le dimensioni sociali e lavorative.
b) La celebrazione settimanale festiva dove si celebra il mistero pasquale nel suo rapporto con la vita quotidiana: l'Eucaristia sensibilizza sul passato come perdono e gratuità e sintetizza il futuro come progetto e speranza.

2. I COMPITI

a) L'evangelizzazione

  • L'adulto credente nella realtà sociale
    • Il compito primario della comunità cristiana è l'evangelizzazione: aiutare tutti a fare la meravigliosa scoperta del dono del Padre.
    • Fondamentale è la corresponsabilità del laico nella comunità cristiana, superando ogni forma di subalternità.
    • Ogni credente adulto, e quindi ogni laico, affrontano perciò la responsabilità nelle realtà temporali e nel mondo, in forza del proprio battesimo: se non abbiamo fatto abbastanza nel mondo, non è perché siamo cristiani, ma perché non lo siamo abbastanza.
    • Vanno messi in luce il luogo di lavoro e quindi il territorio che non sono tanto il punto di arrivo della testimonianza, il luogo della verifica della bontà dei valori o un luogo da redimere. In questa ottica c'è il rischio della contrapposizione. Il territorio piuttosto sta all'inizio di ogni cammino educativo, sta dentro di noi, fa parte di noi: il territorio è parte della comunità cristiana. Il lavoro, lo studio, la cultura, i problemi del territorio, con tutte le relazioni vissute, sono parole da ascoltare. Il problema non è di partire verso, ma di esserci dentro, di sentire il territorio come parte di sé e la solidarietà come nuova presenza. Si tratta di immettere i problemi, le attese della gente nel circuito della pastorale. Il territorio non è un problema da risolvere o salvare, ma è portatore di domande e di speranze. In definitiva non si tratta di serrare le fila contro il mondo, quanto di realizzare una nuova presenza.
    • Un rinnovamento della pedagogia della fede deve allora rendere i laici capaci di animare il mondo complicato della economia, della cultura e della politica (Cf CEI, La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, n. 13).
    • Così l'evangelizzazione, che si è posta all'inizio come un progetto, diventa stile di vita quotidiano, notizia bella che sa trasformare veramente il mondo attraverso la presenza discreta ma viva di un credente, consapevolezza della Parola di Dio che sa tradursi nella concretezza [Quale idea di Chiesa: chiesa e società, chiesa e territorio, chiesa e mondo del lavoro].
  • La catechesi (cfr. Sinodo diocesano 47°, cost. 543).
    • Nelle nostre comunità rimane aperto il problema di una proposta pastorale capace di un accompagnamento di fede nella vita delle persone adulte. E' sempre attuale il rischio di una marginalizzazione della fede e di una sua soggettivizzazione. Al di là della difficoltà di raggiungere i lontani, la parrocchia sembra incapace di mostrare una vita cristiana concreta e radicata nella storia. Così appare la debolezza di una progettualità sociale e culturale, ispirata dalla fede.
    • L'immagine della Chiesa non va perimetrata attorno ad un blocco di verità, ma attorno alla capacità del Vangelo di accompagnare l'esperienza di una vita credente.
    • Un itinerario di fede deve essere capace di ascoltare la vita, non può essere calato dall'alto o inventato a tavolino.
    • Specifici itinerari di approfondimento siano previsti a livello decanale e ed interdecanale (Sinodo diocesano 47, cost. 543).
    • Bisogna educare al senso del lavoro. Anche la Chiesa ambrosiana riconosce una carenza pastorale e scarsa sollecitudine per la realtà del lavoro che è luogo di santificazione e di missione per il cristiano. In questo senso la problematica del lavoro deve essere presente negli ordinari programmi formativi dei fedeli laici (giovani e adulti).
    • La Dottrina Sociale della Chiesa è parte integrante del discorso della evangelizzazione. Rappresenta lo sforzo di riflessione etica sul mondo dell'economia, del politico e del lavoro che però ha bisogno di ulteriore elaborazione per entrare nella sua concretezza e operosità.
    • Come aggiornamento, l'Ufficio per la vita sociale e il lavoro si preoccupa di scrivere sia su Diocesi Insieme che sul Foglio della Pastorale del Lavoro per aiutare a sensibilizzare a tale problematica un gruppo di adulti che aiuti la stessa comunità cristiana [Catechesi e vita quotidiana].
  • La polarità nella vita cristiana Si ritrovano continuamente due polarità che vanno accolte e maturate insieme per le loro esigenze. Bisogna fare attenzione ai dualismi che scorrazzano nella nostra cultura e nella nostra esistenza e che tendono a lacerare il tessuto pastorale e personale della vita.
    • Parola/storia, Preghiera/vita. Come vivere cristianamente la preghiera? Come sviluppare la capacità di mettersi in relazione con la realtà in cui viviamo? E' molto reale il rischio dell'intimismo e del consumismo anche in tali esperienze. La preghiera non è tensione verso una divinità che deve sempre essere disposta a risolvere i nostri problemi (diventiamo mercanti in Chiesa). La preghiera è lasciarci coinvolgere, con la forza del Signore, nel suo impegno di cambiamento della storia, secondo le sue prospettive. La Parola ascoltata diventa progetto per la nostra storia, si fa responsabilità. Perciò al Padre andiamo con la nostra storia, la nostra quotidianità, i nostri problemi. E' la nostra vita che diventa lo spazio nel quale avviene l'incontro con Lui. Il Vangelo ha bisogno della storia per diventare concreto, visibile. Il Vangelo è una speranza che vuol permeare la concretezza della vita della gente. Il Vangelo, per essere ascoltato, ha bisogno di fare chiarezza sui problemi concreti della storia e della vita della gente. Se la Parola non ha la soluzione dei nostri problemi, perché è sempre rispettosa della libertà e responsabilità di ciascuno, essa tuttavia ci ricorda le coordinate, il senso profondo della storia, critica i nostri progetti e li apre ad orizzonti nuovi. La preghiera inizia come domanda e finisce sempre in una conversione verso la speranza, unendoci in un noi come nel Padre nostro, proponendoci un annuncio che si fa ovviamente denuncia del male, impegno, rapporto con la vita concreta [La preghiera cristiana].
    • Fede/impegno sociale. Il primato che è di Dio, valore assoluto, fa scoprire che la sua rivelazione si attua attraverso la solidarietà, la condivisione, la fraternità. Così, se la precedenza è alla fede, resta vero che l'amore di Dio impegna nella direzione della solidarietà, della giustizia gratuita, dell'impegno sociale [Fede ed impegno sociale]. * Anima/corpo. Non si tratta di istituire una lettura spiritualistica che non proponga un'attenzione ai bisogni di vita, quanto di armonizzare le esigenze di ciascuno e di richiamarci alla reciprocità tra anima e corpo e tra uomo e donna.
    • Feriale/ festivo, costituiscono il tessuto del tempo e sono intimamente legati al lavoro: l'uno ne è lo spazio e l'altro lo supera per ricollocarlo, nella sua giusta dimensione, rispetto al fine della persona.
b) La liturgia: celebrazione del quotidiano

  • Messa domenicale (omelia, presentazione dei doni, preghiera dei fedeli, avvisi: tutto deve fare riferimento alla vita e quindi anche a ciò che è il vissuto sociale con i suoi problemi, le emergenze e gli avvenimenti della settimana);
  • permane il rischio di una liturgia asettica (avvenimenti, problemi personali, professionali, familiari, gioie e dolori spesso restano fuori).
  • Eucaristia e vita quotidiana:
    • Occorre superare una visione statica (si intercala così vita e sacramento): un rito che cade dall'alto.
    • Non è sufficiente neppure una visione personalistica che riesca a leggere il sacramento come un incontro personale. L'amicizia e l'incontro con Dio diventerebbero un episodio tra gli altri incontri della vita.
    • Si deve arrivare ad una visione esistenziale: l'iniziativa divina incontra l'uomo nel contesto della sua vita quotidiana. Il sacramento, quindi, fa riferimento ed ha una ricaduta nella vita stessa. Rivela la vita nel suo significato più profondo, come comunione con il Signore, con i fratelli e le sorelle [Sacramenti e vita].
c) La testimonianza: operosità per sostenere le difficoltà

  • Doposcuola
  • Reti familiari
  • Caritas e Patronato-ACLI per le esigenze e i bisogni
  • Proposte d'accoglienza e problemi della casa
  • Impegno politico
  • Gruppi con progetti aperti sul mondo
  • Le nuove povertà.

d) Il metodo: praticare il discernimento nella quotidianità

  • Lo stesso Magistero, da Giovanni XXIII in poi, ha suggerito il metodo della revisione di vita con il vedere, giudicare, agire. Si tratta di imparare a riflettere sulla storia e sulla vita, per poter arrivare alle scelte operative, alla luce della Parola di Dio.
  • La revisione di vita (non solo per gruppi specializzati ma come modalità complementare alla Lectio divina)
  • Sentiamo, a questo punto, di riaffermare l'importanza del ruolo del Consiglio pastorale parrocchiale (che abbia al suo interno almeno un referente per queste problematiche) e decanale (nel quale sia presente un incaricato autorevole): le sessioni di questi consigli potrebbero costituire momenti più significativi di elaborazione pastorale, insieme alle Associazioni che abbiano una sensibilità sociale nel darsi strumenti capaci di conoscere e valutare i problemi della gente [Il metodo del discernimento].

e) Attenzioni specifiche:

  • I giovani (cfr Sinodo diocesano 47°, cost. 545). L'impegno educativo con i giovani si deve strutturare su un progetto che nella concretezza li avvii al mondo adulto e sappia offrire spazi di confronto e sostegno all'inserimento ed alla testimonianza (un tempo si svilupparono esperienze con la leva del lavoro):
    * l'attenzione ai lavoratori: linguaggi, orari, metodi, percorsi;
    * la preparazione al lavoro: orientamento, leve, formazione professionale;
    * la vita di lavoro: schede informative, confronti in gruppo, rilettura alla luce della Parola [Giovani e lavoro].
  • Famiglia-lavoro:
    * Preparazione dei fidanzati;
    * spiritualità famigliare;
    * catechesi.

Il compito educativo della famiglia è soprattutto quello di trasmettere ai figli modelli di vita, più che di educarli a fare attività religiose. E' dai comportamenti vissuti insieme che si arriva a cogliere ed assimilare i valori. Ma chi aiuta la famiglia a diventare capace di essere un luogo dove si elaborano progetti? Alla famiglia si chiede molto di più di quanto si dà. I gruppi familiari parrocchiali potrebbero essere un aiuto offerto alle famiglie perché si sostengano e si promuovano a vicenda nel cammino di fede e di educazione [Famiglia e lavoro].

  • Collaborazione con gruppi e associazioni:
    * Favorire rapporti costruttivi per il bene delle persone;
    * stimolare e promuovere l'impegno associativo, di volontariato e socio-politico [Movimenti e comunità cristiana].

D) RIMANDO DIOCESANO

a) L'ufficio può aiutare le singole parrocchie e/o decanati a realizzare questo servizio pastorale con alcune indicazioni:

  • valorizzare il gruppo dei presbiteri e dei laici impegnati nella pastorale del lavoro attraverso un coordinamento e l'individuazione di una strategia per una rinnovata formazione dei lavoratori e una adeguata animazione degli ambienti di lavoro;
  • programmare alcuni percorsi formativi a livello centrale o di zona all'interno della proposta diocesana delle Scuole diocesane per operatori pastorali; · curare la pubblicazione di sussidi per la formazione e l'aggiornamento (vedi Diocesi Insieme e Il Foglio, a cura dell'Ufficio di Pastorale sociale e del Lavoro);
  • coinvolgere ed aiutare le comunità cristiane nella preparazione e celebrazione delle giornate diocesane annuali:
    * Giornata della Solidarietà (11 gennaio 2001- preceduta da mezza giornata di studio: sabato 10 febbraio);
    * Veglia dei lavoratori (30 aprile 2001);
    * Primo maggio dei giovani; · essere attenti alle situazioni di crisi aziendali (partecipazione alle assemblee di fabbrica); · proporre iniziative che possono essere di aiuto alla formazione dei laici (serate-incontri pubblici, tenendo particolarmente conto del tema della Giornata della solidarietà, ecc.) [Ruolo, compiti e finalità della PdL].

b) Sul versante della formazione l'ufficio promuove:

  • incontri trimestrali di aggiornamento - formazione per presbiteri nel quadro della formazione permanente e per laici;
  • l'assemblea di inizio anno, programmatica, e quella fine anno, consuntiva, dei responsabili e impegnati della pastorale del lavoro ai vari livelli;
  • l'incontro con i responsabili dei movimenti/associazioni (Consulta Pastorale del Lavoro); · incontri con il presbiterio decanale e con il Consiglio pastorale di decanato;
  • la conoscenza e la diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa, inserendola nella catechesi ordinaria e nella formazione seminaristica.

c) Sul versante degli strumenti di coordinamento pastorale:

  • favorire il collegamento delle presenze nelle parrocchie delle ACLI, AC, CL, GiOC, Caritas, gruppo missionario, Pastorale Giovanile;
  • proporre all'Ordinario la nomina di presbiteri incaricati di decanato e di zona;
  • favorire la nomina di un laico incaricato per i problemi sociali sia nei Consigli Pastorali Parrocchiali sia in quelli di decanato;
  • promuovere la commissione di decanato [Il compito della commissione PdL nel Consiglio Pastorale]

d) Sul versante dei collegamenti con gli altri uffici:
E' particolarmente importante una stretta collaborazione con gli Uffici e Servizi di Curia: Caritas - Ecumenismo e Dialogo - Pastorale Missionaria - Pastorale della Famiglia - Pastorale Giovanile - Comunicazioni sociali; e con gli Organismi: Segreteria degli Esteri e Segreteria per la Formazione impegno sociale e politico

e) Sul versante dei rapporti con associazioni, movimenti ed enti:
Occorre favorire momenti di collaborazione con: AC - ACLI - CL - GiOC - C.S.A. - Fondazione S. Carlo - Associazione Comunità e Lavoro - Centri di Formazione Professionale - Sindacati - Cooperative - UCID - ACAI -APICOLF.

 
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