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Accompagnare la vita quotidiana
 

ALLA RICERCA DELLE PRIORITA' PASTORALI

IV Scheda IL TEMPO LIBERO - LO SPORT

A) ATTUALITÀ

1. SITUAZIONE

Oggi il tempo libero prende sempre più spazio nella vita di una persona, diviene parte determinante nella sua cultura, e quindi ha sempre più una valenza morale. E' il tempo della libera creatività e del gioco, di una più voluta relazionalità con persone e cose, e quindi costruttore di cultura, propria e comune. Per questa ragione una considerazione del tempo libero nella prospettiva del Vangelo è quanto mai decisiva, circa la verità e il bene della persona. In questo ambito si iscrive una urgente azione pastorale. Uno dei modi più diffusi di occupare il tempo libero, soprattutto tra i più giovani, è praticare dello sport. Da qui l'attenzione particolare che gli rivolgeremo in questa scheda, in attesa di riprendere con più ampiezza il discorso nei prossimi anni.

2. SPORT E ANNUNCIO CRISTIANO

Chi fa dello sport cerca la vita: un corpo sano, snello, ma assieme una vitalità più globale, una tensione verso traguardi difficili, un confronto leale con altri protagonisti; quindi una disciplina, una regola austera di vita, una competitività che sa stimare e rispettare il valore del suo antagonista. Tutto questo è premessa perché una persona si avvii alla maturità e si appresti ad affrontare la vita che non è un gioco, ma una costruzione seria, sistematica, nel confronto e nella integrazione con altre persone ed eventi che arricchiscono, verso mete e valori sempre più alti, capaci di soddisfare esigenze interiori spirituali e morali, di cuore e di intelligenza, fino al pieno possesso di sé in una libertà consapevole e responsabile.
Ma la riuscita piena della vita non sta in una somma di conquiste umane. Da una parte la persona scopre in sé molti limiti - soprattutto morali - che lo rendono umile e realista, come sa bene lo sportivo che non sempre vince e riesce nelle sue competizioni; dall'altra sente dentro aspirazioni e aspettative che vanno sempre oltre le sue possibilità, come ben sa lo sportivo che mira sempre più in alto. Da qui la necessità di aprirsi ad una visione della vita che non rinneghi la razionalità di fronte all'assurdo e si apra ad una speranza capace di superare i limiti e accontentare le attese.
Un uomo, per primo, è riuscito pienamente nella vita, fino a scavalcare la morte, superando ogni traguardo e vincendo ogni ostacolo: è Gesù di Nazaret. La sua visione della vita e gli strumenti che ci offre sono l'unica soluzione piena del bisogno di maturità e riuscita che è nel cuore di ogni persona.
"Chi segue Cristo, l'uomo perfetto - afferma il Concilio - diventa lui pure più uomo" (Gaudium et Spes, n. 42), cioè veramente e pienamente umano. E' in questo quadro che si coglie il senso profondo di un riferimento all'impegno pastorale che ogni comunità deve svolgere per inculturare il Vangelo in questo settore delicato. Si tratta di chiarire i rapporti che intercorrono tra l'attività sportiva (e più in generale il fenomeno sport) e la maturazione integrale dell'uomo, secondo il piano salvifico di Dio. Per formare la persona umana, lo sport è utile, ma è solo una premessa e un primo scalino per giungere ad avere la pienezza di vita che solo Cristo sa dare: "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10). In questa prospettiva si intende lo sport come un segmento inserito sulla linea ben più lunga della vita, lo si dichiara strumento e non fine, lo si considera momento importante e premessa molto ricca soprattutto quando si tratta di sport giovanile a taglio educativo, come la Chiesa cerca di fare nella sua pastorale rivolta ai ragazzi.

B) DISCERNIMENTO

L'attività sportiva va riferita alla persona e alla sua integrale maturazione. E' necessario allora avere sempre presente il preciso disegno di antropologia cristiana che fa dell'uomo e della donna una immagine di Dio, anzi, "predestinato ad essere conforme all'immagine del Figlio suo perché Egli sia il primogenito di molti fratelli" (Rm 8,30), e quindi in sostanza figlio ed erede di Dio. In particolare per tutto il settore giovanile l'attività sportiva deve essere intesa come momento educativo capace - a fianco di altre attività - di realizzare un equilibrato e armonico sviluppo della persona. Non è realtà assoluta, ma mezzo per un fine; non è realtà neutra o indifferente ma ricca di valori e possibilità di crescita; non è un puro gioco lasciato al capriccio ma ha sue regole che lo rendono attività umana utile e costruttiva.
Gli elementi che ne costituiscono l'anima educante sono:

  • la gratuità (come simbolo di ciò che non produce, non serve, espressione del bello e di una più libera espansione della personalità, contro la mentalità utilitarista, competitiva, consumistica);
  • la festa (nel senso della gioiosa partecipazione al momento gratuito dell'altro, nella solidarietà pacifica e fraterna); e in questo ambito la socialità (nel senso di sviluppare la capacità aggregativa del ragazzo e la vita di gruppo e quindi l'educazione alla ricerca di un bene comune, come contrappeso alla cultura soggettivista-individualista);
  • l'agonismo che stimola a tendere a più alti traguardi, ma nella disciplina e nella ascesi (palestra di virtù umane: temperanza, prudenza, fortezza interiore anche nella sconfitta, giustizia, lealtà, docilità….); si potrebbe anche dire: la cura di sé e la responsabilità della propria crescita (mens sana in corpore sano, per vincere tentazioni di evasione e pericoli anche per la salute del corpo).

Decisiva è la figura dell'educatore: l'allenatore non è un puro tecnico, ma uno che conosce la finalità educativa e che nell'accompagnamento rispettoso aiuta a vivere lo sport come segmento di passaggio alla vita adulta.

C) PROSPETTIVE PASTORIALI

1. TRE LIVELLI DI INTERVENTO

Riferito al momento giovanile, si possono configurare tre livelli di pastorale, o di proposta evangelica:
a) Il più alto è l'ambito formativo ecclesiale, che aiuta la consapevolezza della fede battesimale e la matura fino ad una fede testimoniante e missionaria. E' l'ambito diretto della pastorale giovanile parrocchiale supportata dall'Azione Cattolica.
b) Ma vi è una realtà extraecclesiale - sempre più vasta - che matura e vive valori umani positivi autonomi (che sono già parte del Vangelo) che hanno bisogno di essere purificati da eventuali limiti e di essere poi aperti alla trascendenza e quindi al disegno di Dio (unico oggettivamente pieno e vero). E' questa una pastorale di approccio che oggi richiede più fiducia e risorse, anche se non immediatamente gratificante. E' l'ambito della mediazione culturale come seminagione. In questo settore si può collocare la pastorale rivolta allo Sport.
c) Vi è un terzo livello, quello del ricupero di devianze, alienazioni o comunque di estraneità indotte o volute rispetto ai valori umani e cristiani. Oggi si vuol investire in questo ambito maggiori risorse pastorali.

2. LA COMUNITÀ CRISTIANA E LO SPORT

Inteso nel suo significato più ampio e profondo lo sport può e deve divenire ambito di interesse e di cura per le nostre comunità, i presbiteri e gli altri operatori pastorali, soprattutto nell'ambiente giovanile. Lo sport è infatti una di quelle esperienze giovanili generali dove si raccolgono tutti i ragazzi, i giovani comuni; è una realtà secolare, una di quelle il cui richiamo è percepito da tante persone non ancora sensibili al tema religioso; è un'esperienza che aiuta a crescere umanamente le singole persone; è un tema all'interno del quale è possibile far sorgere domande di senso e intessere rapporti. E' un'esperienza che include aspetti individuali e socio-culturali di segno diverso: lo sport è agonismo, è realizzazione personale, è incontro interpersonale, è disciplina, è solidarietà. I presbiteri e gli altri operatori, nello sport e con lo sport incontrano un gran numero di giovani e le loro famiglie; essi accompagnano nello sport i giovani in un'esperienza umana, ricca di valori individuali e sociali; attraverso questa esperienza e altre simili si possono mettere in rapporto la vita con la fede, rendendo quest'ultima significativa, saldandola con momenti e preoccupazioni quotidiane; in questo mondo dello sport, inoltre, si possono raggiungere col messaggio di fede anche coloro che in principio non si ponevano simili problemi; e si offrono ai pastori la possibilità di formare gruppi, creare ambienti, partecipare nel territorio, essere presenti nell'elaborazione di un aspetto della cultura. Lo sport è quindi un campo che offre delle possibilità educative.

3. INTENTI EDUCATIVI

Ovviamente non è il fatto materiale, inerte e grezzo dello sport, consumato passivamente, a produrre la desiderata crescita del ragazzo, ma la qualità dell'incontro che il giovane fa con lo sport, mediato dall'educatore. Procedere con criterio educativo è mettere la persona al di sopra dell'organizzazione, al di sopra dello spettacolo e al di sopra dei trofei; è avere un obiettivo: la crescita integrale. Lo sport non interessa soltanto come esercizio motorio e diversivo, ma come possibilità di fare con le persone un dialogo su tutti i valori che le interpellano. L'agonismo è importante, ma non è il valore supremo, né l'unico. Lo sguardo dell'educatore non svuota gli aspetti cercati dal ragazzo in un primo approccio con lo sport, ma si apre anche ad altri aspetti che sottostanno. Lo sport non è un'esperienza risolutiva: deve agganciarsi ad un piano personale e sociale più vasto. Cercare la crescita integrale richiede di percorrere certi itinerari educativi, attraverso i quali da ciò che immediatamente si coglie nello sport stesso, si va oltre e si abilita il giovane a vivere da uomo quegli atteggiamenti che lo accompagneranno anche fuori del momento sportivo. Procedere con criterio educativo vuol dire, infine, applicare un metodo basato sulla presenza e il rapporto personale.
Scelta del metodo educativo significa essere presente al ragazzo, individualizzando e personalizzando: arrivare a ciascuno di questi giovani o ragazzi per comprendere insieme la loro vita e aiutarli a darle unità, qualità e orientamento. E' costruire itinerari educativi e pastorali costantemente riformulati man mano che vengano collaudati dalla pratica. L'itinerario è costituito da una serie di traguardi collegati verso mete finali, con indicazioni pratiche di atteggiamenti, contenuti ed esperienze per percorrerli. Questi itinerari devono portare un giovane dalla prima esperienza spontanea dello sport, che consiste nel fruire del movimento, della competizione, dell'affermazione, verso obiettivi più alti, come sono la collaborazione, il rispetto dei rivali, la crescita della responsabilità sociali. Bisogna poi sviluppare i valori concomitanti che non emergono dalle attività sportive in sé, ma appartengono alla situazione, ad un contesto in cui si pratica lo sport. Si tratta di creare un ambiente umano, ricco di esempi e di valori, nel quale vengono inserite le attività ludiche. Finalmente occorre collegare l'attività sportiva con altre aree ed esperienze. Lo sport non può essere un compartimento stagno che non comunica con le altre esperienze e attività e momenti della vita. Bisogna fare un raccordo delle esperienze di modo che le une influenzino le altre.
Il compito dei pastori e dei loro primi collaboratori si riferisce principalmente e in primo luogo agli animatori: alla loro qualifica cristiana, professionale ed ecclesiale. Devono essere gli animatori degli animatori, realizzando con loro una vera comunità educante. La formazione permanente si sviluppa soprattutto su tre fronti. In senso professionale, che comporta il dominio delle conoscenze e della prassi pedagogica; in senso cristiano, e ciò comporta l'approfondimento dell'identità cristiana e la capacità di annunciare il Vangelo; e, sul fronte ecclesiale, che include l'attiva presenza nella comunità locale (parrocchia), il coinvolgimento negli organismi di partecipazione (Consiglio pastorale parrocchiale e commissioni).

D) RIMANDO DIOCESANO

L'Ufficio di Curia per la Pastorale dello Sport ha una Consulta diocesana per lo sport, composta dai rappresentanti delle Associazioni di ispirazione cristiana e da Enti che promuovono lo Sport con taglio educativo (FOM, CSI, PGS, USACLI, Libertas, FISIAE, Centro Schuster, Centro Vismara…). Coordina il lavoro di tali organismi, promuove incontri formativi e convegni, fa da interfaccia con le istituzioni del settore (Amministrazioni pubbliche, Federazioni e Coni) e stimola con sussidi e proposte l'attività formativa nelle comunità cristiane per il settore delle attività sportive. Obbiettivo pastorale è giungere ad avere in ogni decanato un responsabile coordinatore della pastorale dello sport come referente della Consulta diocesana.

 
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