6 - Linee di conclusione su «La riconciliazione nella
vita della comunità cristiana»
Q uesto testo, presentato
negli incontri conclusivi di ogni zona pastorale, è stato
costruito dal nostro presbiterio; riflette le istanze, i problemi,
le attese, la volontà di determinarsi attorno ad alcune priorità
nellesercizio del servizio pastorale sul tema della
riconciliazione. Ora viene affidato a ciascun decanato in
particolare; perché in esso trovi una realizzazione più puntuale,
con passi realisti e scelte condivise insieme.
Premessa
1. Il testo di Osea 11,1-11
ci ridice con straordinaria intensità la determinazione di
Dio a rimanere comunque padre per ciascuno dei suoi figli,
per il popolo nel suo insieme. La riconciliazione con Lui
appare "la" chiamata rivolta alluomo, alla
Chiesa. Lappello accorato di Paolo in 2 Cor 5,20 ne
costituisce un autorevole rilancio che il clima spirituale
della Pasqua contribuisce a illuminare ulteriormente, svelandone
centralità e importanza.
2. Lampio confronto
che ha visto coinvolti moltissimi preti negli incontri per
zone pastorali e decanati può consentire un guadagno apprezzabile
per lazione pastorale nel suo insieme.
In continuità con lorientamento già delineato nel Sinodo
diocesano, vediamo la possibilità concreta di consolidare, con
maggiore determinazione, dei punti già acquisiti almeno in parte
e di evidenziarne altri, che lo sviluppo del cammino della nostra
Chiesa ora manifesta come opportuni o necessari.
3. Lintento è quello
di favorire la possibilità che limmagine reale di Chiesa,
espressa dalle nostre comunità, dica nitidamente anche la
cura per gli itinerari di riconciliazione e il desiderio di
far risuonare oggi in pienezza la buona notizia della riconciliazione
offertaci dalla Pasqua di Gesù.
Lesercizio ecclesiale del perdono nella vita cristiana,
praticato da ogni credente nella specificità della sua vocazione,
contribuisce a creare le condizioni spirituali e pastorali che
consentano alla comunità cristiana dessere segno della
riconciliazione. Una Chiesa che stia di fronte al Crocifisso
e impari ogni giorno da Lui la magnanimità di Dio e il desiderio
di fare ritorno al Padre di tutti.
4. In questa luce, e dopo
un ampio dibattito a diversi livelli negli incontri tra preti,
si possono delineare degli elementi comuni di conclusione;
per sollecitare limpegno di tutti e per favorire le
condizioni che rendono più qualificato il servizio della riconciliazione
nellazione pastorale delle nostre comunità.
Nellanno di grazia del Giubileo del Duemila, queste determinazioni
esprimono anche il desiderio di custodire il clima primariamente
spirituale di questo imminente passaggio di millennio.
"Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo" (2 Corinzi
5,20)
Abbiamo compiuto questo cammino
insieme, come presbiterio della diocesi. Non è un aspetto irrilevante;
significa una condivisione di responsabilità, una volontà di
comunione, un prendersi cura tutti insieme del dono fattoci
dal Signore. In questa direzione raccogliamo una prima serie
di puntualizzazioni conclusive, legate allintento di promuovere
unazione coordinata sul territorio nel servizio della
riconciliazione.
1. Il presbiterio (di decanato,
città, aree omogenee, unità pastorali) nel suo insieme, e
ogni presbitero, si rendono normalmente disponibili per la
celebrazione della Riconciliazione in un quadro di tempi e
di luoghi concordato in comunione.
2. La disponibilità e la valorizzazione
di tutti i presbiteri - compresi gli anziani residenti - per
il servizio della Riconciliazione nelle "chiese penitenziali"
del decanato e per le chiese particolarmente frequentate a
questo scopo in giorni o momenti specifici. Una condivisione
di tutti in proposito contribuirebbe in modo determinante
a qualificare il servizio pastorale e a coniugare armonicamente
con la pastorale ordinaria delle parrocchie il servizio offerto
nelle chiese penitenziali (e in quelle giubilari nel prossimo
anno pastorale).
Potrebbe essere questo, tra laltro, anche un modo per
facilitare laccesso dei preti stessi al sacramento della
Riconciliazione in un clima di accoglienza e preghiera. Si tratta
di scelte che direbbero bene una comunanza di sensibilità circa
quellautocoscienza del ministero di cui parla il testo
paolino prima citato: "Affidando a noi la parola della
riconciliazione
noi fungiamo quindi da ambasciatori per
Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro" (2 Cor
5,20).
"Se il tuo fratello commette una colpa, va e ammoniscilo
fra te e lui solo; se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello"
(Matteo 18,15)
Il testo evangelico relativo
alla correzione fraterna - da prolungare sino al v. 20, con
il richiamo alla preghiera in comune fra i fratelli - evidenzia
la necessità di adoperarsi in tutti i modi perché il riconciliarsi
diventi valore amato e perseguito e possa trovare realizzazione
nel nostro vissuto di comunità. Leggiamo in queste parole di
Gesù la sollecitazione a sostenere e incrementare, nel concreto
esercizio del lavoro pastorale, la possibilità che la riconciliazione
divenga realmente una scelta del cuore, un passo accessibile
a tutti, unopportunità di fraternità e di grazia offerta
a uomini e donne invitati ad accogliere lEvangelo della
misericordia. Nel nostro lavoro di confronto, questa istanza
ha trovato espressione in diverse maniere.
1. Ogni comunità parrocchiale
scelga e notifichi i tempi e i luoghi certi per la Riconciliazione
nel ritmo settimanale e dellanno liturgico; tutto ciò
costituisce, tra laltro, parte integrante della propria
immagine di comunità cristiana e situa il servizio della riconciliazione
tra le sue priorità. Nel delineare questo quadro stabile si
abbia cura di favorire il più possibile a tutte le persone
laccesso alla celebrazione sacramentale.
2. Lintroduzione al
sacramento della Riconciliazione dei ragazzi conosca una cura
particolare; garantisca sempre un buon equilibrio tra la normalità
di accostamento al sacramento (in connessione con la catechesi
nel gruppo, ad esempio) e leducazione alla libera scelta
di accedervi.
3. Sarebbe di grande aiuto
una buona sussidiazione. Accanto a quella che provvidenzialmente
già nasce nei singoli contesti di comunità, ne auspichiamo
anche una preparata dagli uffici competenti. In particolare,
si sente la necessità di un sostegno a questi livelli: schemi
di preparazione per gli adulti che favoriscano una buona esperienza
del sacramento, anche in connessione con i tempi dellanno
liturgico; proposte per un itinerario penitenziale nei venerdì
di Quaresima (è valutata positivamente liniziativa di
questanno); buoni strumenti di preparazione per gli
"occasionali": adulti che accedono alla Cresima,
fidanzati alla vigilia del matrimonio, genitori in riferimento
alle tappe delliniziazione cristiana dei figli, in occasione
di funerali, ecc.
"Il ventiquattro dello stesso mese, gli Israeliti si
radunarono per un digiuno, vestiti di sacco e coperti di polvere"
(Neemia 9,1)
La convocazione autorevole
per una liturgia penitenziale dellintera comunità fa da
centro del libro di Neemia. Lopera del profeta non è solo
la promulgazione della legge, la ricostruzione della città,
la consacrazione delle sue mura. Ci vuole anche la scelta di
concentrarsi sullesame della propria vita, sul riconoscimento
delle colpe commesse, sullimplorazione di perdono da elevare
a Dio. Il cap. 9 ne è una eco suggestiva e intensa; riannunciato
alla Chiesa oggi, è testo che richiama a lasciarsi convocare
da Dio in un clima di umiltà e penitenza, nella sincera ricerca
del suo perdono.
1. Una comunità deve sentirsi
convocata a riconciliarsi con il Signore; questa parola autorevole
fa parte della sua storia, del suo cammino, garantisce la
bontà della sua direzione di marcia. Abbiamo espresso qualche
attesa in proposito; da inserire tra le conclusioni importanti
che ora ci interessano. Una convocazione della comunità per
la celebrazione penitenziale sia prassi consueta nel ritmo
di una parrocchia; in connessione con le tappe dellanno
liturgico e con i momenti significativi della propria storia.
Anche per una città o decanato o unità pastorale sono opportuni
momenti di convocazione di tutta la comunità come segni forti
duna Chiesa che si mette in stato di conversione: in
occasione, ad esempio, con lingresso nel tempo di Quaresima,
dentro lo svolgersi delle missioni al popolo, per introdurre
a pellegrinaggi, a settimane di esercizi o di deserto, ecc.
2. Potrebbe essere significativo
- soprattutto nel prossimo anno giubilare - che nei venerdì
della Quaresima tutte le comunità siano convocate nelle rispettive
chiese per una liturgia penitenziale nelle ore serali; e che
lArcivescovo stesso la presieda, qualche volta almeno,
in una chiesa della città o della diocesi. Potrebbe essere
valutata anche lipotesi che pure il tempo di Avvento
conosca una prassi simile a questa; facendo in modo, ad esempio,
che nelle ore serali dei venerdì ci sia una liturgia penitenziale,
sostitutiva eventualmente della celebrazione eucaristica vespertina.
Nel prossimo anno pastorale, lArcivescovo presiederà
in Duomo lingresso nel tempo di Quaresima la sera del
primo lunedì con i membri dei Consigli pastorali delle parrocchie.
"Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno"
(Luca 23,42)
Lo splendido testo evangelico
che racconta il dialogo del buon ladrone con Gesù, appesi in
croce per una drammatica comunanza di destino, rimanda a quello
sguardo al crocefisso in cui si compendia lesperienza
spirituale di chi, peccatore, si affida a un Altro, innocente
e buono, perché lo salvi.
La narrazione di Luca ci orienta a incrementare lattenzione
perché si possa realizzare, nel cuore degli uomini e delle donne
di oggi, quel cammino di purificazione del cuore e della vita
che conferisce verità al percorso che conduce un battezzato
peccatore al sacramento della Riconciliazione. Anche a questo
proposito, non sono mancati auspici e richiami che danno volto
ora a qualche elemento di conclusione; solo in parte - lo si
può comprendere facilmente - essi potranno esprimere adeguatamente
ciò che vorremmo realizzare, ma aiutano comunque a evidenziare
come anche questa sia una effettiva priorità.
1. Trovino spazio e attenzione
quelle proposte di formazione che educano gli atteggiamenti
spirituali e umani in chi è chiamato ad accompagnare altri
nel cammino della fede e della vita secondo lo Spirito (va
in questo senso, ad esempio, la "scuola pratica di accompagnamento
spirituale" che sè attivata da due anni in diocesi
e che continuerà il suo cammino anche nel prossimo anno).
2. Rimane di grande attualità
e urgenza la pratica di un discernimento comune nel presbiterio,
che orienti a far crescere un consenso adeguato sui criteri
che presiedono alle valutazioni e orientamenti circa la vita
morale dei credenti oggi, in ascolto attento delle indicazioni
magisteriali e del vissuto delle persone.
3. Nei decanati o città potrebbe
rivelarsi opportuna e concretamente praticabile lattivazione
di uno o più luoghi di ascolto per la Riconciliazione e la
direzione spirituale in cui ci siano delle buone condizioni
per il silenzio e la preghiera; la disponibilità del presbiterio
del decanato e della città ne garantisca lattuazione.
4. Leducazione alla
pratica degli esercizi spirituali ogni anno - almeno di quelli
proposti dalla propria parrocchia - costituisce un passo importante
e che lesperienza di questi anni va rivelando come significativo
nella formazione a una coscienza della necessità di una incessante
purificazione della propria vita.
5. La visita delle famiglie
per il Natale del Giubileo potrebbe essere loccasione
per lannuncio della buona notizia della Riconciliazione:
"E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è
vicino" (Mt 10,7).
"Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città
si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli
di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava
e li cospargeva di olio profumato" (Luca 7,37-38)
Un incontro cercato, realizzato
tra la sorpresa e limbarazzo dei presenti, quello della
donna peccatrice con il Maestro. Il racconto evangelico non
è privo di particolari, capaci comunque di esprimere lintensità
del rapporto che questa donna stabilisce con il Signore: un
avvicinarsi, un toccare i suoi piedi, baciandoli e profumandoli,
dopo averli irrorati di lacrime sincere.
Il sacramento è personale esperienza di incontro con Cristo;
è questo il senso e la forza del rito in cui esso si dà e si
realizza. Attorno allazione rituale in quanto tale, si
è andato coagulando parecchio delle nostre riflessioni e attese;
sono emerse proposte perché lattenzione torni a essere
più vigile e lazione celebrativa dica meglio la forza
di ciò che la grazia sta compiendo in un penitente e in una
comunità intera.
1. In qualunque forma la celebrazione
avvenga, emergano con evidenza almeno questi aspetti: laccoglienza,
con il saluto trinitario che è memoria del battesimo, con
il quale un fratello o una sorella vengono accolti nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; la proclamazione
della Parola, che non solo crea un clima e prepara le condizioni
per lincontro, ma è dono che rende possibile dire il
peccato come atto di fede; dire il peccato, stando possibilmente
davanti al crocifisso (penitente e ministro), perché solo
guardando a Lui è possibile rendere grazie (confessio laudis),
confessare le colpe (confessio vitae), rimotivarsi
per una vita rinnovata nella luce del lEvangelo (confessio
fidei); invocare lo Spirito che rinnova il cuore e la
mente nel gesto epicletico dellimposizione delle mani,
toccare il capo del penitente come Gesù toccava il povero
e il peccatore che gli si accostavano; con il congedo, che
è annuncio della riammissione alla festa, ha inizio il pellegrinaggio
della gratitudine che si snoda nel vivere dogni giorno
(sapendo anche orientare alcune opportune modalità di vivere
la "penitenza").
2. La cura delle modalità
celebrative e del luogo per la celebrazione siano orientate
a rendere il più possibile praticabili questi gesti e segni;
le condizioni di spazio e di tempo sono importanti perché
il rito riveli tutta la sua forza.