Home     Introduzione    Trinità     Anno liturgico    Tempi forti     Giubileo   Verifica    Conclusioni   Sussidi    Segno
 
Programma pastorale per l'anno 1999 / 2000 : Giubileo Arcidiocesi di Milano: vicariato per l'evangelizzazione
Pagine a cura della Diocesi di Milano www.diocesi.milano.it
 
Lavorare Insieme 1999 / 2000
 

6 - Linee di conclusione su «La riconciliazione nella vita della comunità cristiana»

Q uesto testo, presentato negli incontri conclusivi di ogni zona pastorale, è stato costruito dal nostro presbiterio; riflette le istanze, i problemi, le attese, la volontà di determinarsi attorno ad alcune priorità nell’esercizio del servizio pastorale sul tema della riconciliazione. Ora viene affidato a ciascun decanato in particolare; perché in esso trovi una realizzazione più puntuale, con passi realisti e scelte condivise insieme.

Premessa

1. Il testo di Osea 11,1-11 ci ridice con straordinaria intensità la determinazione di Dio a rimanere comunque padre per ciascuno dei suoi figli, per il popolo nel suo insieme. La riconciliazione con Lui appare "la" chiamata rivolta all’uomo, alla Chiesa. L’appello accorato di Paolo in 2 Cor 5,20 ne costituisce un autorevole rilancio che il clima spirituale della Pasqua contribuisce a illuminare ulteriormente, svelandone centralità e importanza.

2. L’ampio confronto che ha visto coinvolti moltissimi preti negli incontri per zone pastorali e decanati può consentire un guadagno apprezzabile per l’azione pastorale nel suo insieme.

In continuità con l’orientamento già delineato nel Sinodo diocesano, vediamo la possibilità concreta di consolidare, con maggiore determinazione, dei punti già acquisiti almeno in parte e di evidenziarne altri, che lo sviluppo del cammino della nostra Chiesa ora manifesta come opportuni o necessari.

3. L’intento è quello di favorire la possibilità che l’immagine reale di Chiesa, espressa dalle nostre comunità, dica nitidamente anche la cura per gli itinerari di riconciliazione e il desiderio di far risuonare oggi in pienezza la buona notizia della riconciliazione offertaci dalla Pasqua di Gesù.
L’esercizio ecclesiale del perdono nella vita cristiana, praticato da ogni credente nella specificità della sua vocazione, contribuisce a creare le condizioni spirituali e pastorali che consentano alla comunità cristiana d’essere segno della riconciliazione. Una Chiesa che stia di fronte al Crocifisso e impari ogni giorno da Lui la magnanimità di Dio e il desiderio di fare ritorno al Padre di tutti.

4. In questa luce, e dopo un ampio dibattito a diversi livelli negli incontri tra preti, si possono delineare degli elementi comuni di conclusione; per sollecitare l’impegno di tutti e per favorire le condizioni che rendono più qualificato il servizio della riconciliazione nell’azione pastorale delle nostre comunità.
Nell’anno di grazia del Giubileo del Duemila, queste determinazioni esprimono anche il desiderio di custodire il clima primariamente spirituale di questo imminente passaggio di millennio.

"Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo" (2 Corinzi 5,20)

Abbiamo compiuto questo cammino insieme, come presbiterio della diocesi. Non è un aspetto irrilevante; significa una condivisione di responsabilità, una volontà di comunione, un prendersi cura tutti insieme del dono fattoci dal Signore. In questa direzione raccogliamo una prima serie di puntualizzazioni conclusive, legate all’intento di promuovere un’azione coordinata sul territorio nel servizio della riconciliazione.

1. Il presbiterio (di decanato, città, aree omogenee, unità pastorali) nel suo insieme, e ogni presbitero, si rendono normalmente disponibili per la celebrazione della Riconciliazione in un quadro di tempi e di luoghi concordato in comunione.

2. La disponibilità e la valorizzazione di tutti i presbiteri - compresi gli anziani residenti - per il servizio della Riconciliazione nelle "chiese penitenziali" del decanato e per le chiese particolarmente frequentate a questo scopo in giorni o momenti specifici. Una condivisione di tutti in proposito contribuirebbe in modo determinante a qualificare il servizio pastorale e a coniugare armonicamente con la pastorale ordinaria delle parrocchie il servizio offerto nelle chiese penitenziali (e in quelle giubilari nel prossimo anno pastorale).

Potrebbe essere questo, tra l’altro, anche un modo per facilitare l’accesso dei preti stessi al sacramento della Riconciliazione in un clima di accoglienza e preghiera. Si tratta di scelte che direbbero bene una comunanza di sensibilità circa quell’autocoscienza del ministero di cui parla il testo paolino prima citato: "Affidando a noi la parola della riconciliazione… noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro" (2 Cor 5,20).

"Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello" (Matteo 18,15)

Il testo evangelico relativo alla correzione fraterna - da prolungare sino al v. 20, con il richiamo alla preghiera in comune fra i fratelli - evidenzia la necessità di adoperarsi in tutti i modi perché il riconciliarsi diventi valore amato e perseguito e possa trovare realizzazione nel nostro vissuto di comunità. Leggiamo in queste parole di Gesù la sollecitazione a sostenere e incrementare, nel concreto esercizio del lavoro pastorale, la possibilità che la riconciliazione divenga realmente una scelta del cuore, un passo accessibile a tutti, un’opportunità di fraternità e di grazia offerta a uomini e donne invitati ad accogliere l’Evangelo della misericordia. Nel nostro lavoro di confronto, questa istanza ha trovato espressione in diverse maniere.

1. Ogni comunità parrocchiale scelga e notifichi i tempi e i luoghi certi per la Riconciliazione nel ritmo settimanale e dell’anno liturgico; tutto ciò costituisce, tra l’altro, parte integrante della propria immagine di comunità cristiana e situa il servizio della riconciliazione tra le sue priorità. Nel delineare questo quadro stabile si abbia cura di favorire il più possibile a tutte le persone l’accesso alla celebrazione sacramentale.

2. L’introduzione al sacramento della Riconciliazione dei ragazzi conosca una cura particolare; garantisca sempre un buon equilibrio tra la normalità di accostamento al sacramento (in connessione con la catechesi nel gruppo, ad esempio) e l’educazione alla libera scelta di accedervi.

3. Sarebbe di grande aiuto una buona sussidiazione. Accanto a quella che provvidenzialmente già nasce nei singoli contesti di comunità, ne auspichiamo anche una preparata dagli uffici competenti. In particolare, si sente la necessità di un sostegno a questi livelli: schemi di preparazione per gli adulti che favoriscano una buona esperienza del sacramento, anche in connessione con i tempi dell’anno liturgico; proposte per un itinerario penitenziale nei venerdì di Quaresima (è valutata positivamente l’iniziativa di quest’anno); buoni strumenti di preparazione per gli "occasionali": adulti che accedono alla Cresima, fidanzati alla vigilia del matrimonio, genitori in riferimento alle tappe dell’iniziazione cristiana dei figli, in occasione di funerali, ecc.

"Il ventiquattro dello stesso mese, gli Israeliti si radunarono per un digiuno, vestiti di sacco e coperti di polvere" (Neemia 9,1)

La convocazione autorevole per una liturgia penitenziale dell’intera comunità fa da centro del libro di Neemia. L’opera del profeta non è solo la promulgazione della legge, la ricostruzione della città, la consacrazione delle sue mura. Ci vuole anche la scelta di concentrarsi sull’esame della propria vita, sul riconoscimento delle colpe commesse, sull’implorazione di perdono da elevare a Dio. Il cap. 9 ne è una eco suggestiva e intensa; riannunciato alla Chiesa oggi, è testo che richiama a lasciarsi convocare da Dio in un clima di umiltà e penitenza, nella sincera ricerca del suo perdono.

1. Una comunità deve sentirsi convocata a riconciliarsi con il Signore; questa parola autorevole fa parte della sua storia, del suo cammino, garantisce la bontà della sua direzione di marcia. Abbiamo espresso qualche attesa in proposito; da inserire tra le conclusioni importanti che ora ci interessano. Una convocazione della comunità per la celebrazione penitenziale sia prassi consueta nel ritmo di una parrocchia; in connessione con le tappe dell’anno liturgico e con i momenti significativi della propria storia. Anche per una città o decanato o unità pastorale sono opportuni momenti di convocazione di tutta la comunità come segni forti d’una Chiesa che si mette in stato di conversione: in occasione, ad esempio, con l’ingresso nel tempo di Quaresima, dentro lo svolgersi delle missioni al popolo, per introdurre a pellegrinaggi, a settimane di esercizi o di deserto, ecc.

2. Potrebbe essere significativo - soprattutto nel prossimo anno giubilare - che nei venerdì della Quaresima tutte le comunità siano convocate nelle rispettive chiese per una liturgia penitenziale nelle ore serali; e che l’Arcivescovo stesso la presieda, qualche volta almeno, in una chiesa della città o della diocesi. Potrebbe essere valutata anche l’ipotesi che pure il tempo di Avvento conosca una prassi simile a questa; facendo in modo, ad esempio, che nelle ore serali dei venerdì ci sia una liturgia penitenziale, sostitutiva eventualmente della celebrazione eucaristica vespertina.

Nel prossimo anno pastorale, l’Arcivescovo presiederà in Duomo l’ingresso nel tempo di Quaresima la sera del primo lunedì con i membri dei Consigli pastorali delle parrocchie.

"Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno" (Luca 23,42)

Lo splendido testo evangelico che racconta il dialogo del buon ladrone con Gesù, appesi in croce per una drammatica comunanza di destino, rimanda a quello sguardo al crocefisso in cui si compendia l’esperienza spirituale di chi, peccatore, si affida a un Altro, innocente e buono, perché lo salvi.

La narrazione di Luca ci orienta a incrementare l’attenzione perché si possa realizzare, nel cuore degli uomini e delle donne di oggi, quel cammino di purificazione del cuore e della vita che conferisce verità al percorso che conduce un battezzato peccatore al sacramento della Riconciliazione. Anche a questo proposito, non sono mancati auspici e richiami che danno volto ora a qualche elemento di conclusione; solo in parte - lo si può comprendere facilmente - essi potranno esprimere adeguatamente ciò che vorremmo realizzare, ma aiutano comunque a evidenziare come anche questa sia una effettiva priorità.

1. Trovino spazio e attenzione quelle proposte di formazione che educano gli atteggiamenti spirituali e umani in chi è chiamato ad accompagnare altri nel cammino della fede e della vita secondo lo Spirito (va in questo senso, ad esempio, la "scuola pratica di accompagnamento spirituale" che s’è attivata da due anni in diocesi e che continuerà il suo cammino anche nel prossimo anno).

2. Rimane di grande attualità e urgenza la pratica di un discernimento comune nel presbiterio, che orienti a far crescere un consenso adeguato sui criteri che presiedono alle valutazioni e orientamenti circa la vita morale dei credenti oggi, in ascolto attento delle indicazioni magisteriali e del vissuto delle persone.

3. Nei decanati o città potrebbe rivelarsi opportuna e concretamente praticabile l’attivazione di uno o più luoghi di ascolto per la Riconciliazione e la direzione spirituale in cui ci siano delle buone condizioni per il silenzio e la preghiera; la disponibilità del presbiterio del decanato e della città ne garantisca l’attuazione.

4. L’educazione alla pratica degli esercizi spirituali ogni anno - almeno di quelli proposti dalla propria parrocchia - costituisce un passo importante e che l’esperienza di questi anni va rivelando come significativo nella formazione a una coscienza della necessità di una incessante purificazione della propria vita.

5. La visita delle famiglie per il Natale del Giubileo potrebbe essere l’occasione per l’annuncio della buona notizia della Riconciliazione: "E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino" (Mt 10,7).

"Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città… si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato" (Luca 7,37-38)

Un incontro cercato, realizzato tra la sorpresa e l’imbarazzo dei presenti, quello della donna peccatrice con il Maestro. Il racconto evangelico non è privo di particolari, capaci comunque di esprimere l’intensità del rapporto che questa donna stabilisce con il Signore: un avvicinarsi, un toccare i suoi piedi, baciandoli e profumandoli, dopo averli irrorati di lacrime sincere.

Il sacramento è personale esperienza di incontro con Cristo; è questo il senso e la forza del rito in cui esso si dà e si realizza. Attorno all’azione rituale in quanto tale, si è andato coagulando parecchio delle nostre riflessioni e attese; sono emerse proposte perché l’attenzione torni a essere più vigile e l’azione celebrativa dica meglio la forza di ciò che la grazia sta compiendo in un penitente e in una comunità intera.

1. In qualunque forma la celebrazione avvenga, emergano con evidenza almeno questi aspetti: l’accoglienza, con il saluto trinitario che è memoria del battesimo, con il quale un fratello o una sorella vengono accolti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; la proclamazione della Parola, che non solo crea un clima e prepara le condizioni per l’incontro, ma è dono che rende possibile dire il peccato come atto di fede; dire il peccato, stando possibilmente davanti al crocifisso (penitente e ministro), perché solo guardando a Lui è possibile rendere grazie (confessio laudis), confessare le colpe (confessio vitae), rimotivarsi per una vita rinnovata nella luce del l’Evangelo (confessio fidei); invocare lo Spirito che rinnova il cuore e la mente nel gesto epicletico dell’imposizione delle mani, toccare il capo del penitente come Gesù toccava il povero e il peccatore che gli si accostavano; con il congedo, che è annuncio della riammissione alla festa, ha inizio il pellegrinaggio della gratitudine che si snoda nel vivere d’ogni giorno (sapendo anche orientare alcune opportune modalità di vivere la "penitenza").

2. La cura delle modalità celebrative e del luogo per la celebrazione siano orientate a rendere il più possibile praticabili questi gesti e segni; le condizioni di spazio e di tempo sono importanti perché il rito riveli tutta la sua forza.

Segue

 
 Indice
Indice
 
 
 Diocesi di Milano
 
Non aspettare! Facci visita
   

 Ricerche
Ricerche
  Cerca il testo
Inizia la ricerca delle parole che desideri
 
 Download
Scarica il file con tutto il testo
  
 
Diocesi di Milano