Lavorare Insieme 1998 /1999
 
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"Dio Padre di tutti"
Tema diocesano per l'anno pastorale 1998-99

Il cammino della Diocesi, in vista del Giubileo, segue le tracce indicate da Giovanni Paolo II nella sua Lettera apostolica Tertio millennio adveniente1, che indica per l'anno 1999 il tema Dio Padre. Tra le varie sottolineature per l'ultimo anno pregiubilare Giovanni Paolo II evidenzia anche l'importanza, nel "cammino verso il Padre", della riscoperta del sacramento della Riconciliazione, dell'opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati, del confronto con il secolarismo e del dialogo con le grandi religioni. Alla luce di queste indicazioni l'Arcivescovo ha precisato per la Diocesi di Milano il tema per il nuovo anno pastorale: Dio Padre di tutti, ovvero l'annuncio della Paternità universale di Dio in una società secolarizzata e multireligiosa.

Il tema dovrà essere recepito unitamente alle indicazioni pastorali del documento Cammino di conversione e sacramento della Riconciliazione (predisposto dal Comitato delle Diocesi lombarde per il Giubileo del 2000). Inoltre, all'argomento del Ministero della Riconciliazione il Vicariato per la Formazione Permanente del Clero destinerà gli incontri zonali dell'anno e una Tre giorni per chi opera nelle Chiese penitenziali.

L'annuncio della Paternità universale di Dio, per risuonare con slancio missionario di fronte alle nuove sfide della società, richiede che gli operatori pastorali e tutta la comunità ecclesiale facciano propria la convinzione, che l'Arcivescovo C.M. Martini ha espresso nella Lettera pastorale dello scorso anno2, riguardo alla presenza e all'azione dello Spirito Santo che ci precede e ci sorprende.

Il messaggio incentrato su Dio Padre di tutti potrà essere messo a fuoco con intelligenza spirituale e fecondità pastorale se sarà coerente espressione della consapevolezza che questo annuncio passa attraverso la testimonianza nella vita quotidiana privata e pubblica dei cristiani.

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L'itinerario pastorale
secondo l'anno liturgico

Il tema dell'anno pastorale, autorevolmente prospettato e illustrato dalla Lettera pastorale dell'Arcivescovo, deve illuminare e orientare il cammino delle comunità lungo lo svolgimento dell'anno 1998-99. Questo itinerario pastorale, incentrato sul tema dell'anno, non può e non deve essere esaustivo, né richiamare tutte le istanze pastorali o elencare le attività di ogni settore. Esso si limita a offrire la traccia di un cammino, perché il messaggio della Lettera pastorale e la tematica connessa possano essere messi a fuoco durante l'anno in connessione con i diversi tempi liturgici e perché diano vita ad alcune specifiche iniziative.

Le comunità locali continueranno nel perseguimento degli obiettivi della pastorale ordinaria e del progetto pastorale parrocchiale. In particolare proseguiranno il cammino di catechesi degli adulti utilizzando la terza parte del nuovo Catechismo La verità vi farà liberi intitolata A Te Dio Padre onnipotente. Sarà disponibile in autunno un sussidio predisposto dall'Ufficio Catechistico Nazionale. I gruppi di ascolto, dove si promuove una lettura popolare della Parola, saranno sostenuti da un sussidio in otto schede sul tema della Paternità di Dio.

Le tappe dell'anno liturgico costituiscono da sempre l'itinerario fondamentale nella pedagogia della Chiesa come comunità orante ed eucaristica. Ne adottiamo lo schema anche per l'itinerario pastorale dell'anno 1998-99, cercando di coniugare le specificità di ciascuno dei tempi forti della liturgia con i principali messaggi e obiettivi pastorali del tema dell'anno. L'attenzione è posta sul ciclo Avvento-Natale e sui tempi della Quaresima e della Pasqua. Si sottolinea che il centro della vita pastorale della comunità è espresso dall'evento pasquale e dalla sua celebrazione nel sacro Triduo.

Prima dell'inizio del nuovo anno liturgico 1998-99 la programmazione dell'attività pastorale avrà, tra metà settembre e metà novembre, come suoi punti focali la presentazione e l'approfondimento della Lettera pastorale dell'Arcivescovo e la Veglia missionaria Figli del Padre celeste.

In questo strumento sono indicati suggerimenti per la programmazione pastorale dell'itinerario nei tempi forti dell'anno liturgico.

Nel periodo dopo l'estate (settembre 1999) si svolgeranno un pellegrinaggio diocesano per l'anno pregiubilare nelle terre delle radici della nostra fede e, in concomitanza, pellegrinaggi ai più antichi luoghi di culto della Diocesi.

Come gesto simbolico che accompagna l'itinerario dell'anno proponiamo l'iniziativa illustrata nella scheda: "Il simbolo del pellegrinaggio nel giorno del Signore" (cfr. p. 17).

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L'itinerario nei tempi forti
Tempo di Avvento e Natale

Tema e messaggio Padre, venga il tuo Regno
L'Evangelo del Regno di Dio
Il ministero di Gesù svela che Dio è nel cuore di ogni persona
Obiettivi pastorali 1. L'annuncio kerigmatico ai "lontani"
2. La catechesi alla comunità dei fedeli
Strumenti e iniziative 1. La consegna del Padre nostro in ogni casa
2. Il sussidio Padre, venga il tuo Regno
3. La preghiera di Taizé: i giovani d'Europa a Milano

Tempo di Quaresima

Tema e messaggio Padre, perdona i nostri peccati
Camminare insieme con tutti
Lasciatevi riconciliare con Dio Padre dei giusti e degli ingiusti
Obiettivi pastorali 1. La Confessione plasmata dal messaggio della Parola di Dio
2. La Quaresima come itinerario penitenziale di Riconciliazione
Strumenti e iniziative 1. La catechesi quaresimale dell'Arcivescovo
3. La formula dell'atto di contrizione nella Confessione
4. L'iniziativa per il debito pubblico internazionale

Il sacro Triduo pasquale

Tema e messaggio Padre, siano con me quelli che mi hai dato
La riconciliazione con Dio Padre di tutti
Nel Crocifisso Risorto tutti siamo resi figli di Dio

Tempo di Pasqua

Tema e messaggio Padre, sia glorificato il tuo nome
Annuncio e dialogo nel ministero ecclesiale
Il discernimento dell'universale opera dello Spirito di Dio
Obiettivi pastorali 1. La preparazione dei fedeli al dialogo e all'annuncio
2. La preghiera per le vocazioni e la cura di suscitarle
3. Il senso del pellegrinare nelle terre delle radici della fede
Strumenti e iniziative 1. Esempi qualificati di dialogo e discernimento in alcune città
2. Pentecoste: le Chiese di fronte alle Genti
3. La preparazione della Diocesi al pellegrinaggio pregiubilare

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TEMPO DI AVVENTO    
Padre, venga il tuo Regno

Messaggio
L'Evangelo del Regno di Dio
Il ministero di Gesù svela che Dio è nel cuore di ogni persona

Gesù non parla astrattamente della Paternità di Dio, ma predica l'Evangelo del Regno. Per Gesù annunciare il Regno di Dio, ovvero la Signoria del Padre sia nella vita sua e di ciascuno, sia nella storia dell'intera umanità, significa svelare l'esserci di Dio nella sua persona e nell'intimo del cuore di chi si lascia incontrare da Dio.

Infatti il Dio, che Gesù Cristo rivela, non è il Dio settario che la religiosità umana da sempre si rappresenta: un Dio che sta solo con noi (cfr. Luca 9, 49-50). Da questa idolatrica concezione di Dio ci libera la predicazione di Gesù. San Paolo lo ribadisce con forza: "Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poiché non c'è che un solo Dio..." (Romani, 3, 29-30a). Con questa sua inaudita rivelazione di Dio Gesù desta spesso nei suoi interlocutori lo stupore per l'imprevista scoperta di avere la fede. "La tua fede ti ha salvato... I tuoi peccati ti sono rimessi..." è l'annuncio che risuona ripetutamente sulle sue labbra come Evangelo. La fede è dono di Dio, espressione della vita di Dio che misteriosamente opera nell'intimo dei cuori.

L'universalità della Paternità di Dio non è affermata in base a ragionamenti su Dio. Essa risulta come conseguenza del fatto che Gesù proclama questo suo Evangelo al peccatore, al pagano, all'escluso: nessuno è lasciato nella maledizione di essere senza Dio.

Obiettivi pastorali

1. L'annuncio kerigmatico ai "lontani"
Durante questo periodo dell'anno un primo obiettivo dovrebbe essere quello di portare il più possibile, sull'esempio di Gesù, il kerigma dell'Evangelo del Regno alle persone lontane dalla pratica religiosa. Le occasioni possono essere le più diverse, spesso non programmabili. Dal punto di vista pastorale è bene valorizzare la visita alle famiglie per la benedizione natalizia come eventuale occasione per avviare la possibilità d'incontro con quelle persone a cui l'Evangelo del Regno non è ancora risuonato come notizia gioiosa che Dio Padre ci ama e ci ha inviato suo Figlio, o non è giunto come sconvolgente scoperta che lo Spirito di Dio vive nell'intimo del proprio cuore.

È realistico prevedere che percentualmente non poche saranno le visite alle famiglie nelle quali mancherà il tempo per un minimo di colloquio o la possibilità concreta d'incontrare le persone, proprio quelle che sarebbe stato più opportuno accostare. Per ovviare il più possibile a questo limite diventa sempre più urgente coinvolgere in questo servizio laici/e e consacrati/e come figure ministeriali preparate a tale scopo. È comunque da considerare risultato pastoralmente positivo se la visita alle famiglie, almeno in un certo numero di casi, offre almeno l'avvio di un rapporto che possa essere successivamente coltivato.

La notte di Natale è uno dei momenti pastoralmente opportuni per il kerigma evangelico rivolto a tutti e in particolare a quelli che partecipano raramente all'Eucaristia3.

2. La catechesi alla comunità dei fedeli
Tutto questo esige, da parte della comunità cristiana, cammini di maturazione e di conversione della mentalità e dei comportamenti verso chi non le appartiene o non la frequenta.

L'obiettivo di questi cammini è duplice:

a) l'apertura della comunità cristiana praticante agli orizzonti universali della rivelazione (la missione alle genti e il pellegrinaggio dei popoli verso il Regno, a cui rimanda il giubileo);

b) la sensibilizzazione dei cristiani adulti perché possano divenire attivi testimoni dell'Evangelo del Regno di Dio e collaborare nel ministero dell'annuncio kerigmatico.

Al perseguimento di questo secondo obiettivo, con il contributo di un apposito sussidio (Padre, venga il tuo Regno), mireranno la predicazione e la celebrazione liturgica nelle assemblee festive dalla Regalità di Cristo al ciclo delle domeniche d'Avvento.

La predicazione domenicale e il linguaggio simbolico della liturgia potranno offrire (di domenica in domenica, come attraverso un percorso a tappe) il senso della storia letta come un pellegrinaggio di tutti i popoli verso il Regno di Dio Padre. Alla guida del cammino è venuto a porsi il Signore Gesù. In mezzo alla grande fiumana di umanità in cammino, la sollecitudine evangelica della Chiesa è perché nessuno si perda d'animo e tutti scoprano la forza dello Spirito per giungere alla meta.

Strumenti e iniziative

1. La consegna del Padre nostro in ogni casa
La tradizionale visita alle famiglie della parrocchia, qualunque siano le modalità in cui viene programmata, sarà strumento pastoralmente significativo in riferimento al tema dell'anno Dio Padre di tutti, se verrà caratterizzata dalla consegna in ogni casa del Padre nostro. Verrà pubblicato un opuscolo da portare nelle case contenente:

- una raffigurazione che rappresenti il pellegrinaggio dell'umanità guidata dal Signore

verso il Padre che è nei cieli;

- la lettera dell'Arcivescovo;

- il testo dell'orazione del Signore con un'introduzione e la dossologia finale;

- brevi benedizioni del Nome di Dio Padre di tutti perché in ogni casa non manchi chi

le pronuncia presiedendo alla preghiera in famiglia (ai pasti, la sera, in alcune circo-

stanze...) o pregando nel segreto del proprio cuore.

Il Parroco presenti l'iniziativa ai ministri della Parrocchia coinvolti nella visita alle famiglie.

2. Il sussidio Padre, venga il tuo Regno
Il sussidio Padre, venga il tuo Regno, composto da due opuscoli, sarà uno strumento per la preghiera personale quotidiana e per i cammini di maturazione della comunità attraverso la predicazione domenicale. Il primo opuscolo conterrà una meditazione sul Padre Nostro attraverso i seguenti temi: il Regno universale di Dio, sua attesa e realizzazione; l'agire secondo i valori evangelici del Regno; la comunità cristiana alternativa quale anticipazione profetica del Regno.

Il secondo opuscolo offrirà suggerimenti semplici, ma essenziali per la predicazione festiva e per la formazione dei fedeli all'incontro con famiglie e persone "lontane".

Nella comunità parrocchiale o decanale è importante individuare persone di sapienza e maturità spirituale, serene e accoglienti, capaci di ascolto delle persone e di visioni lungimiranti per un dialogo nella carità.

3. La preghiera di Taizé: i giovani d'Europa a Milano
Dal 28 dicembre '98 al 1° gennaio '99 a Milano (in parrocchie della Diocesi e presso la Fiera) si svolgeranno le giornate europee di preghiera organizzate per i giovani dalla Comunità ecumenica di Taizé.

L'evento, di grande significato ecclesiale, coinvolgerà molte comunità parrocchiali nell'accoglienza e nella partecipazione dei giovani a un'esperienza spirituale molto intensa. Infatti è nell'interiorità della preghiera che il Regno di Dio può apparire come lo descrive Gesù alla samaritana: "Chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più sete, anzi l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna" (Giovanni 4,14).

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TEMPO DI QUARESIMA
Padre, perdona i nostri peccati

Messaggio
Camminare insieme con tutti
Lasciatevi riconciliare con Dio Padre dei giusti e degli ingiusti

Dio Padre e il suo Regno sono la meta cui è chiamato il cammino personale e universale della nostra esistenza terrena. Noi però non sempre abbiamo saputo camminare insieme con gli altri e spesso ci siamo scordati di avere tutti ricevuto da Dio la stessa vita, il suo soffio vitale (ruah).

La Quaresima è un itinerario penitenziale guidato dallo Spirito per accogliere l'appello evangelico alla conversione. Siamo chiamati a vivere con autenticità la vocazione battesimale e a lasciarci riconciliare con Dio.

Quest'anno l'itinerario riconciliativo metterà a fuoco soprattutto che la riconciliazione esige di riprendere il cammino insieme a tutti, perché in Cristo ogni uomo e ogni donna sono nostro fratello e nostra sorella. Dio infatti fa piovere e splendere il sole sui giusti e sugli ingiusti, sui vicini e sui lontani, sui buoni e sui malvagi: egli è Padre di tutti, al di là delle nostre differenze etiche e religiose, sociali e culturali.

Obiettivi pastorali

1. La Confessione plasmata dal messaggio della Parola di Dio

A un livello il più popolare possibile è urgente proporre ai fedeli un modo di accostarsi alla Confessione o Riconciliazione sacramentale che nasca dall'ascolto della Parola di Dio e che celebri nella potenza dello Spirito la misericordia di Dio Padre testimoniata dall'Evangelo di Gesù Cristo.

A questo scopo è opportuno suggerire, sia nella predicazione che nella confessione, che i fedeli si accostino alla Riconciliazione avendo in mente un evento della storia della salvezza o almeno una frase dell'Evangelo (o dei comandamenti o di un altro testo biblico) alla cui luce si sono interrogati e si confessano (confessio laudis, confessio vitae, confessio misericordiae) come peccatori che, certi dell'amore di Dio Padre, ne invocano la misericordia. Qualora questo non avvenga (come è nella maggior parte dei casi) il ministro legga un breve brano biblico oppure faccia esplicito riferimento a testi della liturgia domenicale più recente, o a passi che esprimano il messaggio del tema dell'anno pastorale in corso (l'appello del Signore a camminare insieme a tutti verso l'unico Padre), o a espressioni bibliche pertinenti rispetto alla situazione spirituale del penitente. Da quel testo il ministro tragga lo spunto per le sue parole di esortazione alla vita cristiana. Alla lettura personale e meditata di quel testo sia esplicitamente rimandato il fedele per la sua soddisfazione della penitenza. Per l'atto di contrizione si favorisca la diffusione di una preghiera biblica (cfr. La formula dell'atto di contrizione nella Confessione, p. 12).

Il tema di questo anno pastorale favorisce l'opportunità di attualizzare il kerigma dell'Evangelo del Regno (vedi Tempo di Avvento e Natale) nella celebrazione individuale del sacramento della Riconciliazione. Infatti per ogni fedele la celebrazione di questo sacramento deve poter essere l'esperienza dell'irrompere nella propria vita del kerigma evangelico del Signore, che, per la forza dello Spirito, gli annuncia: "Va', la tua fede ti ha salvato, i tuoi peccati ti sono rimessi".

Allo scopo di far riscoprire questo senso dell'incontro sacramentale con il Signore, sarebbe pastoralmente opportuno che, nelle parole rivolte dal ministro al penitente, si fosse essenziali nei richiami ai principi morali già noti e si desse più spazio a far vivere la solennità della Riconciliazione. Troppo spesso l'assoluzione rischia di essere una specie di formula di congedo: il rischio è che la confessione sia avvertita come colloquio tra due persone e non emerga che protagonista è il Signore. Un sacramento invece è sempre actio Christi. La solennità nel gesto dell'assoluzione sia espressa dal ministro soprattutto attraverso un intenso senso di raccoglimento interiore nel pronunciare la formula e nell'imporre le mani, o almeno la destra, sul capo del penitente.

2. La Quaresima come itinerario penitenziale di Riconciliazione

La dimensione di itinerario nella prassi pastorale e celebrativa non è facile da attuare. Riuscire ad avere e a dare il senso del percorso a tappe e della gradualità proporzionata alla reale e personale situazione del soggetto è un obiettivo non ovvio, ma essenziale.

La Quaresima è un tempo di sei settimane lungo le quali è possibile dispiegare atti e momenti funzionali a un'autentica celebrazione di penitenza e riconciliazione. Esse infatti non sono adeguatamente comprese e vissute quando vengono ridotte a un'unica celebrazione. La proposta pastorale, per recuperare il senso dell'itinerario, dovrà essere diversificata e discreta per evitare forzature e artificiosità. Abbiamo a disposizione le proposte de Il Rito della Penitenza. In forme più generiche per il complesso della comunità oppure in forme più caratterizzate per gruppi e singoli già un po' preparati, è opportuno cercare di proporre alcune tappe di un cammino.

Il rito di imposizione delle ceneri (preferibilmente nel primo lunedì di Quaresima oppure nel pomeriggio della prima domenica) può essere valorizzato come ingresso nel percorso quaresimale. Si tratta di elencare nella celebrazione, con discreta sapienza pastorale, gli impegni e gli appuntamenti a cui la comunità è invitata per le tappe di quella Quaresima.

L'ascolto della catechesi tenuta dall'Arcivescovo il martedì sera e la partecipazione alle celebrazioni dei venerdì in parrocchia sostanziano in modo significativo la proposta di impegno rivolta a tutti. Tuttavia i gruppi potrebbero anche ascoltare insieme la catechesi del martedì e poi, alla luce di essa, verificare la propria vita. A eventuali gruppi più preparati o a quanti cercano un itinerario personalizzato, oltre al suddetto impegno, è possibile proporre che il tempo quaresimale sia vissuto come itinerario riconciliativo a tappe:

a) l'ascolto e l'approfondimento personale e comunitario del messaggio biblico (lectio divina) a proposito della Paternità universale di Dio;

b) la definizione di gesti penitenziali personali e comunitari da compiersi nell'arco del tempo quaresimale per esprimere l'esigenza del camminare insieme a tutti;

c) il colloquio con il ministro del sacramento per una verifica della propria vita e un orientamento delle proprie scelte;

d) la conclusione, nei primi tre giorni della settimana santa, con una liturgia della Parola e la celebrazione della Riconciliazione secondo Il Rito della Penitenza. I partecipanti al cammino quaresimale del gruppo potrebbero recarsi processionalmente all'altare (come si esce per la comunione) e formulare sottovoce al ministro in forma essenziale l'accusa dei peccati, ricevere solennemente l'assoluzione sacramentale individuale e un fraterno segno della pace del Signore. Questa proposta è del tutto opzionale e serve solo a esemplificare in quale direzione potrebbe evolversi la pastorale quando intendesse offrire itinerari specifici e mirati.

Strumenti e iniziative

1. La catechesi quaresimale dell'Arcivescovo

In considerazione del risultato positivo dell'esperienza della Quaresima 1998, continuerà l'iniziativa quaresimale dei martedì con la predicazione dell'Arcivescovo via radio e televisione.

2. I sussidi Padre, liberaci dal male e Celebriamo la Quaresima

Per la meditazione e la preghiera personale sarà pubblicato il sussidio Padre, liberaci dal male. L'ultima invocazione del Padre Nostro apre alla consapevolezza della misericordia di Dio e del male nel vivere personale e sociale, alla scoperta di gesti di liberazione dal male e alla proposta del sacramento della Riconciliazione.

La celebrazione della Parola nei venerdì di Quaresima può avere valenza sia penitenziale, sia meditativa riguardo alla narrazione evangelica della Passione del Signore. Si possono utilizzare gli Schemi per Liturgie penitenziali della Parola, pubblicati in Celebriamo la Quaresima, a cura del Servizio per la Pastorale liturgica (Centro Ambrosiano, 1998). I presbiteri offrano ai fedeli la possibilità di accostarsi al sacramento della Penitenza e Riconciliazione o di volta in volta o in una celebrazione comunitaria conclusiva.

3. La formula dell'atto di contrizione nella Confessione

Nel territorio della Diocesi ambrosiana è prevalentemente diffusa l'usanza di recitare, da parte dei penitenti, l'atto di contrizione "O Gesù d'amore acceso..." al posto del tradizionale atto di dolore, che non è di facile memorizzazione. È noto che il nuovo Rito della Penitenza prevede nove formule per la contrizione del penitente, tra le quali non compare la suddetta formula "O Gesù d'amore acceso...". Essa non è biblica (vedi l'indicazione del Comitato delle Diocesi Lombarde per il Giubileo del 2000, espresse nel documento Cammino di Conversione e Sacramento della Riconciliazione: "Si usino le formule previste dal Rituale e si eliminino possibilmente quelle puerili e teologicamente povere"). Tuttavia la prassi di ricorrere a qualcuna delle formule proposte dal nuovo rituale è pochissimo diffusa. Le ragioni sono probabilmente diverse: tra queste il fatto di non aver proposto la diffusione a livello popolare di almeno una formula, possibilmente biblica e breve.

Per questo si propone di diffondere l'uso della formula n. 9 del Rituale che è duplice. Il testo più esteso corrisponde a quello proposto dal Catechismo dei fanciulli, che dovrà quindi essere imparato a memoria dai candidati alla prima Confessione. Il testo più breve risulterà di facile memorizzazione per tutti. Resta comunque la libertà al penitente di scegliere dal Rituale la formula che preferisce.

L'iniziativa pastorale, da realizzare pertanto a partire dalla Quaresima '99, è di diffondere in Diocesi, in modo il più possibile capillare, le due dizioni della formula 9:

La dizione B, anche se è la più breve tra quelle proposte dal nuovo Rito della Penitenza, è di grande significato spirituale. Riecheggia la preghiera del pubblicano al tempio, che diversamente dall'uomo religioso certo della sua giustizia, esce perdonato dall'incontro con Dio. Essendo rivolta al Signore Gesù ha il vantaggio di favorire il perseguimento del primo obiettivo pastorale (vedi sopra): dare il senso che, nel sacramento, la confessione è presentata al Signore e che da lui viene l'annuncio della salvezza. Questa formula infatti costituisce la preghiera del cuore, che una delle più antiche tradizioni spirituali suggerisce ai battezzati di ripetere frequentemente al ritmo del proprio respiro per rispondere, almeno in parte, al comando del Signore di pregare incessantemente. In ogni caso la continuità tra invocazione ripetuta (anche solo qualche rara volta) nella propria vita quotidiana e atto di contrizione espresso nella celebrazione del sacramento non è priva di effetti positivi per il rapporto tra liturgia e vita. La proposta agli adulti sia accompagnata dalla spiegazione di queste motivazioni.

È necessario presentare le due possibilità della formula 9 a tutti i livelli della catechesi, particolarmente tra coloro che si preparano ai sacramenti dell'iniziazione cristiana. Si annunci l'iniziativa nella predicazione domenicale prima e durante la Quaresima. La pratica della confessione individuale sarà poi ulteriore sede di informazione e spiegazione. A livello diocesano si provvederà al sostegno dell'iniziativa con servizi sui settimanali e con la pubblicazione di appositi cartoncini per i confessionali.

4. Le iniziative per il debito pubblico internazionale

La Quaresima sarà anche l'occasione per favorire la realizzazione dell'impegno concreto proposto da Giovanni Paolo II nella Tertio millennio adveniente: "nello spirito del Libro del Levitico (25,8-28), i cristiani dovranno farsi voce di tutti i poveri del mondo, proponendo il Giubileo come un tempo opportuno per pensare, tra l'altro, a una consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte nazioni" (51). Affinché "non avvenga che si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia" è innanzitutto necessario coscientizzare, attraverso una campagna di sensibilizzazione popolare, la questione della remissione del debito pubblico. Lo scopo è triplice: spiegare a tutti, anche ai non esperti, quale peso non sopportabile dai popoli poveri implichi il debito internazionale, far emergere proposte concretamente attuabili dalle comunità delle nazioni e proporre un gesto di impegno personale e delle comunità cristiane.

L'iniziativa nel tempo quaresimale, pertanto, assume il significato di un gesto concreto per camminare insieme ai poveri, agli esclusi, agli emarginati, condizione per essere riconciliati con Dio Padre di tutti. I programmi dell'iniziativa saranno annunciati e illustrati già nella Veglia missionaria 1998.

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IL SACRO TRIDUO PASQUALE
Padre, siano con me quelli che mi hai dato

Messaggio
La riconciliazione con Dio Padre di tutti
Nel Crocifisso Risorto tutti siamo resi figli di Dio

L'itinerario ha nella celebrazione del Triduo pasquale il suo fulcro. È importante riuscire a presentare tutto il cammino come tensione verso questo culmen e come promanazione da questa fons. L'itinerario non deve prevedere nulla per le giornate del Triduo se non il fatto di viverle e celebrarle con la massima intensità spirituale.

In questi giorni i fedeli siano orientati a contemplare del mistero pasquale proprio l'aspetto espresso dal tema e dal messaggio che fonda l'itinerario: nel Figlio crocifisso e risorto tutti sono resi figlie e figli di Dio. È infatti nella Pasqua di Cristo che siamo riconciliati con Dio Padre: "Se, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita" (Romani 5,10). Questa vita, come la fede che salva, è dono di Dio, è il dono pasquale dello Spirito di Cristo.

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TEMPO DI PASQUA
Padre, sia glorificato il tuo nome

Messaggio
Annuncio e dialogo nel ministero ecclesiale
Il discernimento dell'universale opera dello Spirito di Dio

L'evento pasquale, celebrato nel sacro Triduo, suscita la testimonianza evangelica del Risorto attraverso il ministero ecclesiale tra i popoli della terra. La Chiesa è nel mondo testimone del suo Signore svolgendo un ministero di dialogo e annuncio. Quando questo ministero è esercitato come discernimento dello Spirito, dialogo e annuncio non risultano alternativi o contrapposti, ma inseparabili. La Chiesa infatti è costitutivamente missionaria e nella sua missione si lascia guidare dall'intelligenza dello Spirito.

Nell'anno pastorale incentrato sulla Paternità universale di Dio l'attenzione si concentra sull'esigenza di un discernimento che riconosca, tra le opacità umane, i segni dell'opera dello Spirito nel mondo. La sua divina missione infatti è quella di suscitare nei cuori la ricerca del volto di Dio e di manifestare l'universale fecondità della Pasqua di Gesù Cristo.

La convinzione che guida la comunità ecclesiale nel suo approccio con ogni persona per l'annuncio e il dialogo è la stessa convinzione espressa dall'Arcivescovo in Tre racconti dello Spirito e già richiamata (nell'iniziale presentazione del tema per l'anno pastorale): "Lo Spirito c'è e sta operando, arriva prima di noi... arriva anche là dove mai avremmo immaginato".

Obiettivi pastorali

1. La preparazione dei fedeli al dialogo e all'annuncio

Nella comunità cristiana convivono atteggiamenti e visioni abbastanza diverse riguardo alle grandi questioni poste dall'attuale società secolarizzata e multireligiosa. I nuovi problemi colgono sempre un po' tutti impreparati.

Nella sua vita quotidiana, al lavoro o a scuola, per strada o nel tempo libero, il cristiano incontra sempre più persone la cui identità culturale e religiosa interpella la sua. Quanti cristiani sanno rendere ragione della speranza che è in loro? Si fa dunque impellente l'esigenza di una formazione al dialogo e all'annuncio in termini che non vanifichino identità e specificità del cristianesimo e che, nello stesso tempo, sappiano esprimerle come capacità di riconoscere l'universale opera di Dio nel mondo. "La consapevolezza della novità della fede cristiana - afferma infatti il 47° Sinodo diocesano - è indispensabile per una vera apertura al dialogo. Il cristiano non assolutizzi mai la propria personale esperienza di fede e non la confonda con la pienezza della verità rivelata in Gesù Cristo. Questa consapevolezza e questo atteggiamento permettono al cristiano di accostare con fraternità ogni persona: da tutti sa di poter imparare per testimoniare il dono della fede" (cost. 317 §1).

L'obiettivo pastorale che ci si propone è dunque quello di contribuire alla formazione dei fedeli offrendo, a livello zonale, esempi qualificati di autentici approcci del cristiano nei confronti di chi, nella società secolarizzata e multireligiosa, non ha la sua fede.

2. La preghiera per le vocazioni e la cura di suscitarle

"Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2, 49): quello che Gesù dodicenne afferma dinanzi ai suoi genitori e ai dottori del Tempio è la manifestazione di un mistero che deve continuare ad abitare nel cuore della Chiesa.

"Il passaggio di millennio richiede un soprassalto di fiducia nel Signore che dice ancora oggi a molti giovani: mi ami tu più di costoro? Quale occasione più bella di quella di una preghiera per le vocazioni, che vuole aprire l'animo di una Chiesa alla fiducia che lo Spirito sta operando, chiamando per nome, invitando e incoraggiando molte persone a un dono totale di sé per il Regno di Dio. La ripresa di coscienza dei ministri sacri, dei genitori e dei catechisti e di tutti i fedeli del legame sostanziale tra amore personale a Gesù e vocazione al ministero è salvezza di una Chiesa, garanzia del futuro, certezza di essere fondati sulla roccia che non crolla". Sono espressioni forti che l'Arcivescovo ha usato nella veglia diocesana di preghiera per le vocazioni il 28 novembre 1997.

L'obiettivo pastorale che ci si propone è che ogni parrocchia assuma in proprio questo stato di preghiera e questo coraggio di proposta, facendone esplicito riferimento nelle occasioni più opportune di questo tempo liturgico.

3. Il senso del pellegrinare nelle terre delle radici della fede

La fede si rafforza nella misura in cui cresce la memoria degli eventi che l'hanno suscitata e delle radici che l'hanno alimentata. Il Giubileo è occasione provvidenziale per una riscoperta delle radici della propria fede.

Il pellegrinaggio, segno eloquente del nostro pellegrinare nella storia in attesa del Giorno del Signore, assume il suo senso più forte quando si svolge nei luoghi connessi con la storia della rivelazione di Dio al suo popolo e con la venuta del Signore di cui attendiamo il ritorno. Per questo è significativo che il pellegrinaggio nell'anno pregiubilare, con simbolica rappresentanza delle diverse realtà ecclesiali, si svolga nelle terre delle radici della fede, la fede di Abramo e di Mosè, di Davide e di Gesù, della comunità apostolica e della prima comunità chiamata cristiana.

L'obiettivo pastorale è quello di una grande preparazione di tutta la Chiesa ambrosiana e di ogni comunità parrocchiale al pellegrinaggio diocesano e al senso più vasto del pellegrinare. Questa preparazione è pertanto finalizzata a educare i fedeli al senso del pellegrinaggio giubilare

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